Forlì: il 15% dei negozi nei corsi principali è chiuso, allarme dei commercianti

Forlì: il 15% dei negozi nei corsi principali è chiuso, allarme dei commercianti

Forlì: il 15% dei negozi nei corsi principali è chiuso, allarme dei commercianti

FORLI' - Il 15% dei negozi nei corsi e nelle piazze del centro di maggior pregio commerciale (vale a dire circa 90 su 600 negozi monitorati sono inesorabilmente chiusi. Non per ferie, ma per cessata attività. E' il campanello d'allarme, aggiornato alla settimana scorsa, che viene dell'Ascom-Confcommercio per indicare come la crisi economica stia colpendo il settore del commercio, che si aggiunge al declino del centro degli ultimi anni.

 

Si tratta di negozi non più attivi, vetrine serrate che interrompono la sequenza dello shopping. "E' un dato molto preoccupante, la tendenza delle cessazioni è in crescita ed uno dei pericoli è che le attività non solo vengano chiuse, ma in numero maggiore trasferite dal centro alla periferia", è il commento di Luciano Santarelli, direttore della Confcommercio di Forlì. "Tra quelli aperti, ci sono tantissimi negozi che sono sotto la linea di galleggiamento, che hanno grandissime difficoltà di reddito", aggiunge Giancarlo Corzani, direttore della Confesercenti forlivese.

 

Insomma, è una situazione per niente rosea, quella che i commercianti e gli artigiani avrebbero chiesto al Comune di affrontare di petto, a partire da settembre. Uno dei progetti presentati in municipio dalle associazioni di categoria è in particolare quello di individuare una "vocazione" forte del centro storico e puntare tutta sulla nuova immagine, senza interventi dispersivi.

 

Ma quale vocazione? Fare di Forlì una città dei bambini e dei ragazzi, con iniziative specifiche e numerose, tanto da dare al centro una forte connotazione, un volto riconoscibile. Ma non c'è solo questo: i commercianti chiedono anche che il centro venga "ricucito": a giudizio delle associazioni di categoria del commercio e dell'artigianato il centro è troppo sfilacciato e non favorisce il passeggio. Le iniziative di intrattenimento dovrebbero essere rivolte anche a riempire questi "vuoti" e a far tornare le famiglie in piazza Saffi.

 

Come dire: coniugare rilancio del commercio e stili di vita sani. "Aspettiamo di rivederci all'inizio di settembre", aggiunge Santarelli. Mentre per Corzani c'è anche l'aspetto ‘morale' da non sottovalutare: "I bar e gli esercizi pubblici potrebbero rilanciarsi tentando di ampliare il mercato verso i più giovani, ma noi non vogliamo che diventino i luoghi di abuso di alcol per rispondere alla crisi", precisa Corzani. Il pacchetto di proposte è ora sul tavolo del sindaco, che già dal prossimo mese dovrà fronteggiare l'emergenza, dopo aver verificato quanti soldi ci sono in cassa per le iniziative in centro.

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di Pinhead
    Pinhead

    Su un articolo da 100 euro che un commerciante vende al cliente, 20 sono IVA che deve versare, e 40 circa sono tasse che deve pagare. Il nemico del commerciante non è il cinese, non è l'abusivo, non è l'affitto. Il nemico del commerciante è lo Stato.

  • Avatar anonimo di Luigi Filippo
    Luigi Filippo

    sono sempre a piangere questi commercianti... quando andava bene piangevano... quando va male piangono... ma non li ha mica obbligati nessuno ad investire nel centro storico....

  • Avatar anonimo di livio76
    livio76

    E sarà sempre peggio! Con la marmaglia che gira in centro e dintorni dalle 8 di sera in avanti, con gli affitti richiesti dai proprietari dei negozi, con la spietata concorrenza cinese che ormai si può considerare su ogni tipo di merce,l'insicurezza del futuro e la mancanza di ricambio fra anziani negozianti giunti alla soglia dekka pensione e le nuove forze inesistenti, come e chi può valorizzare il centro storico e soprattutto Piazza Saffi? Senz'altro ci penserà il nuovo Signor Sindaco con la Sua rispettabile Giunta coadiuvato da tante pattuglie di Vigili Urbani. Quindi Signor Corzani............

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