Forlì: il benessere animale manda in crisi il comparto uova, arriva il "salvagente"

Forlì: il benessere animale manda in crisi il comparto uova, arriva il "salvagente"

Forlì: il benessere animale manda in crisi il comparto uova, arriva il "salvagente"

FORLI' - Il comparto avicolo della produzione di uova rischia di finire stritolato dalla nuova  regolamentazione europea sul benessere animale delle galline ovaiole, ma una bozza di accordo di programma stilato da Assoavi, l'associazione nazionale Allevatori e Produttori avicunicoli, tenterà di allungare i tempi di adeguamento fino alla fine del 2014. In generale, solo tra i suoi associati,
Assoavi calcola che saranno necessari circa 300 milioni di euro di investimenti, per lavori effettuati su 330 capannoni in tutt'Italia.


L'ente che proporrà l'accordo di programma ai ministeri della Salute e delle Politiche Agricole sarà la Provincia di Forlì-Cesena. "Questo comparto ha un'importanza fondamentale nell'economia del territorio provinciale, siamo il distretto avicolo più importante d'Italia, una sorta di capitale, e grazie al lavoro fatto dai parlamentari locali Gianluca Pini, Laura Bianconi e Sandro Brandolini possiamo restarlo", commenta il presidente della Provincia Massimo Bulbi.

 

L'alternativa - lo dice senza troppi giri di parole Anna Maldini, presidente di Assoavi -  è la chiusura degli allevamenti, con il comparto che "nel 2012 si troverebbe a terra, mentre questo progetto ci salva e salva la produzione italiana di altissima qualità, con un prodotto al top a livello sanitario e ambientale". Tutto deriva, riepiloga Stefano Gagliardi, direttore di Assoavi, da una direttiva del 1999, con cui l'Unione Europea imponeva consistenti modifiche agli impianti, con allevamenti a terra o all'aperto, gabbie arricchite, più spazio per le galline, "perfino un grattino per le unghie, confondendo forse la gallina ovaiola con un canarino", spiega polemico.

 

Nel 2005 tutto il comparto attendeva una procedura di verifica che, tuttavia, solo nel 2008 ha bocciato le proposte degli allevatori. "E' così rimasto pochissimo tempo per una costosa messa a norma degli impianti (entro la fine del 2011, ndr)- spiega Gagliardi-, non vogliamo fare polemica
e non vogliamo i ‘muro contro muro' con gli ambientalisti: è stato un percorso gestito male e non chiediamo la carità, ma solo il tempo per metterci a norma, considerato che di contributi non ne arriveranno".

 

La produzione interna attualmente copre il 106% del fabbisogno italiano, riuscendo a coprire con il ‘Made in Italy' tutti i prodotti alimentari ovo-derivati (pasta, gelati, etc.), che assorbono il 45% della produzione.  Il valore, in termini di produzione agricola, è di 900 milioni di euro, che diventano 1,6 miliardi di euro se si prende anche la lavorazione industriale. Il rischio è che esca dal mercato
tutta la produzione italiana, che rappresenta la quota del 12% della produzione europea, con conseguente importazione di ovo-derivati di bassa qualità da fuori Europa.

 

A metterci una pezza, dal punto di vista tecnico, è stato l'assessore provinciale all'Agricoltura Gianluca Bagnara, che ha elaborato con Assoavi una bozza di accordo di programma "salvagente", reso possibile da un emendamento alla legge comunitaria di Gianluca Pini, deputato forlivese della Lega Nord. Cosa impegna l'accordo già discusso informalmente coi due ministeri coinvolti? "Non si poteva chiudere una proroga perché l'Unione Europa non l'avrebbe concessa", premette Bagnara. L'accordo, invece, punta su piani di ristrutturazione 2010-2015, accettabili dalle banche perché
pluriennali, che permettano di rifornirsi della tecnologia richiesta e di adeguare capannoni e logistica.

 

"Se, in sostanza, si parte coi lavori di adeguamento nel 2010, si avrà tempo fino all'inizio del 2015
per completarli, viceversa se si parte dopo, la messa a norma dovrà essere completata entro la fine del 2011", sempre Bagnara. Di fatto le aziende avicole avranno tre anni in più per le ristrutturazioni. "Si chiede inoltre all'Europa di riconoscere un principio di reciprocità, tutelando gli investimenti con barriere all'ingresso di prodotti extra-europei che non rispettano la direttiva sul benessere animale", continua l'assessore all'agricoltura, che parla di "trasformazione del problema in un'opportunità di riqualificazione del settore".

 

La proposta di accordo di programma è già stata deliberata dalla Provincia di Forlì-Cesena. D'altra parte, spiegano da Assoavi, non ci dovrebbero essere dinieghi né a Roma, né a Bruxelles, in quanto la bozza accoglierebbe in pieno gli indirizzi del Parlamento europeo. L'anello debole del sistema, invece, saranno i consumatori: "Questi costi aggiuntivi si scaricheranno inevitabilmente su di loro- ammette Gagliardi- e non sarà un costo minimale, come si dice in giro". Gagliardi non rinuncia ad un frecciata: "Non ci saranno differenze di qualità del prodotto dal punto di vista organolettico, questo va detto, l'unica differenza sarà nel benessere dell'animale e nell'etica del consumo, ma tutto questo c'era già sul mercato, dove già oggi si possono trovare uova biologiche e uova di allevamento a terra".

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Sam
    Sam

    bisognerebbe chiudere pini in una gabbia del suo amico gagliardi... così magari ripensa a qualche suo civilissimo emendamento...

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