Forlì, il fornaio a rischio 'estinzione'

Forlì, il fornaio a rischio 'estinzione'

Forlì, il fornaio a rischio 'estinzione'

FORLI' - Il fornaio è un mestiere a rischio di estinzione? La domanda può sembrare una provocazione, ma è un quesito che i panificatori associati a Confartigianato Forlì si stanno ponendo: una delle professioni artigiane più antiche e di maggiore fascino potrebbe sparire a causa delle difficoltà nel reperire manodopera disposta a panificare di notte, con turni di lavoro fisicamente impegnativi, a cui si aggiunge la mancanza di nuove leve disposte a assumere la guida delle attività

 

Attività che, per motivi anagrafici del titolare, avrebbero necessità di un ricambio generazionale.

 

La diffusione del pane industriale e le mutate abitudini alimentari completano poi il quadro. Spiega Paolo Gabelli responsabile dell'area categorie e mercato di Confartigianato Forlì "il mestiere del panificatore pare non avere un futuro nel lungo termine, le statistiche evidenziano che i giovani rifiutano questa professione, che potrebbe, invece, offrire sbocchi occupazionali interessanti. Basti pensare che, in Italia, delle 1040 assunzioni previste dalle aziende del comparto è stato coperto solo il 39,4% dei posti; a spaventare i giovani è spesso il carico di lavoro gravoso."

 

Il presidente del comparto alimentazione Giancarlo Ceccarelli, del Forno Ceccarelli snc, chiarisce "la panificazione richiede dedizione e impegno, i ritmi di lavoro sono intensi, si panifica di notte per consentire al consumatore di gustare un prodotto appena sfornato. È un mestiere duro, ma ricco di soddisfazione, ogni notte dai nostri laboratori escono numerosi tipi di pane, schiacciatine e dolci gustosi che hanno nella qualità la loro prima virtù."

 

Continua Ceccarelli "la nostra forza è data dalla varietà di prodotti che proponiamo ai clienti. Per essere competitivi diversifichiamo l'offerta con la produzione di specialità da forno, anche se, inevitabilmente, costituiscono un ulteriore onere in termini di tempo e di costi."

 

I cambiamenti negli stili di vita, con la pausa pranzo spesso fuori casa e la diffusione del pane decongelato, in vendita al supermercato, contribuiscono a ridurre il margine di guadagno delle attività di panificazione.

 

"Il rapporto con la grande distribuzione rappresenta un altro dei nodi da regolamentare", spiega il vicepresidente Cesare Laghi del Forno Genovese Sas "occorrono regole chiare sia per salvaguardare la categoria ma soprattutto a tutela dei consumatori. Chiediamo l'emanazione di un regolamento che distingua in etichetta, come avviene già per altri prodotti, il pane fresco da quello conservato. Una distinzione che doveva essere applicata già dal 2007 dopo le liberalizzazioni del decreto Bersani. L'acquirente deve avere l'opportunità di distinguere il pane artigianale da quello industriale, scegliendo con maggiore consapevolezza."

 

Le statistiche evidenziano, inoltre, un calo nei consumi di pane del 5,5% e, sebbene la riduzione interessi anche le vendite dei prodotti industriali, il comparto sta vivendo un'ulteriore erosione dei margini di profitto a cui si aggiungono gli aumenti di tutte le utenze. Come ridare slancio a uno dei settori che più caratterizzano la produzione italiana, caposaldo della nostra tradizione alimentare?  Confartigianato di Forlì punta sull'informazione, sensibilizzando i consumatori sulle virtù del pane artigianale.

 

 

Un sacco di passione

 

A partire da sabato 18 giugno i fornai aderenti a Confartigianato di Forlì Federimprese distribuiranno a tutti gli acquirenti i propri prodotti all'interno di un sacchetto stampato con il seguente messaggio "Attenzione in questo sacchetto non c'è solo pane artigianale di alta qualità. Contiene "passione"... maneggiare con cura!!!" Uno slogan ironico, teso però a ribadire la qualità, l'artigianalità, la cura, l'amore e infine proprio la "passione" con cui viene svolto il lavoro, per rimarcare che nell'impasto del pane ci sono anche i valori che contribuiscono a rendere il prodotto unico e dal gusto inconfondibile.

Lo stesso sacchetto sarà utilizzato per i prodotti distribuiti dai panificatori che animeranno lo stand di Confartigianato allestito nell'ambito della Festa Artusiana di Forlimpopoli in piazza Garibaldi, con l'obiettivo di ricordare al consumatore la differenza tra il prodotto fresco e quello decongelato. Sempre nell'ambito della manifestazione dedicata al grande gastronomo forlimpopolese sarà in distribuzione la guida nutrizionale del pane, per far conoscere meglio l'alimento, troppo spesso bandito dal menù quotidiano perché ritenuto fonte di grassi.

 

 

I panifici artigiani in cifre

 

Numero forni artigiani in Italia: 24.000

Produzione annua: 1.728.000 tonnellate

Addetti: 84.000

Numero medio addetti per impresa: 3,5

Spese per consumo di pane: 5.184 miliardi di euro

Consumo giornaliero di pane: media di 60 grammi pro-capite

Negli ultimi cento anni il consumo di pane in Italia è sceso da 1.000 a 60/80 grammi al giorno pro-capite, con un maggior consumo al Sud.

Forni e rivendite presenti nel forlivese: 86 (di cui 30 associati a Confartigianato di Forlì)

I consumatori e il pane fresco artigianale

56%   acquisto giornaliero

12%   acquisto sporadico

3,6%  panificano in casa

Secondo recenti dati Istat su 22.876.000 famiglie censite in Italia, 12.870.00 acquistano pane fresco tutti i giorni, 2.688.000 acquistano raramente o mai pane fresco, 844.000 fanno il pane a casa.

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Quanto alle occasioni di consumo, prevalgono i due pasti principali: la cena (83% degli italiani) e il pranzo (81%), con minor peso della prima colazione (11%) e della merenda (a metà pomeriggio 10% e a metà mattina 8%). Rilevante il consumo al ristorante/pizzeria (45%), a casa di familiari/amici (41%), durante viaggi/picnic (35%).

Commenti (4)

  • Avatar anonimo di Marafone
    Marafone

    Anche io li manderei in miniera ... Tra l'altro una volta imparato il mestiere si può diventare dei mini imprenditori ... mah ... una volta dicevano che il denaro non puzzava ... Oggi preferiscono fare i precari a 1000 euro al mese ...

  • Avatar anonimo di R_I_C_K_
    R_I_C_K_

    il problema non sono tutti i giovani...ma spesso di chi anche chiede ESPERIENZA per 2 ore di puliazie in uffici al giorno...facciamo il corso di laurea in puliazia domestica allora...

  • Avatar anonimo di russo75
    russo75

    CONCORDO IN PIENO IL TUO PENSIERO !

  • Avatar anonimo di piadina
    piadina

    non c'è speranza per i giovani d'oggi! se ogni lavoro non va mai bene per loro, perchè o si sporcano le mani, o è troppo duro, o c'è da fare il turno di notte! io vi darei dei picconi e vi manderei in miniera!!

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