Forlì, il Pd a fianco della Cgil allo sciopero generale: "Lavoro, giovani ed equità"

Forlì, il Pd a fianco della Cgil allo sciopero generale: "Lavoro, giovani ed equità"

«Lavoro, equità, giovani: sono le tre parole chiave di cui ci si dovrebbe occupare in questo momento di grande crisi economica che invece vengono sistematicamente ignorate da chi governa il paese. Per questo anche il Partito Democratico forlivese sarà venerdì  25 giugno assieme alla Cgil». Con queste parole il segretario territoriale del Partito Democratico forlivese Marco Di Maio annuncia il sostegno del Pd locale alla manifestazione indetta dalla Cgil. 

 

«Nei momenti di grande difficoltà - dichiara Di Maio - è necessario fare sacrifici, che vanno distribuito in modo equo sulle fasce sociali e che devono vedere ciascuno rispondere all' emergenza in base alle proprie possibilità. La manovra su cui sta lavorando il governo - prosegue - va invece nella direzione opposta: chiede sacrifici a chi già ne ha compiuti in grande quantità e ‘premia' chi invece in questi anni ha evaso, non ha rispettato i contratti, ha esportato capitali in nero all'estero e li ha potuti riportare in Italia con una tassazione persino più bassa della decenza».

 

Così il Pd si presenta alla manifestazione della Cgil: «Con le proposte - afferma Marco Di Maio - che abbiamo lanciato sabato scorso nella grande manifestazione di Roma: investimenti sulla qualità del lavoro, detassazione dei salari per dare più soldi in busta paga i lavoratori e lasciare più risorse alle aziende. Tassando la rendita finanziaria per i redditi più alti e incentivando, invece, l'economia reale, quella basata sul lavoro e sulla creazione di valore. Mettendo soldi liquidi a disposizione dei giovani che investono su loro stessi, sulle proprie imprese, sulla propria formazione, sul proprio lavoro, sul proprio futuro».

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di seltsam
    seltsam

    La sinistra ha messo l'aliquota del 12,5% nel lontano governo Prodi-D'alema; tassa le varie forme di risparmio: obbligazioni, titoli di stato, azioni, fondi. La sinistra di Bersani (che a quel tempo era ministro assieme all'amico Visco) gongolò anche allora dicendo di far pagare i ricchi. Risultato? Gli Agnelli, i De Benedetti e le famiglie miliardarie si sono trasferite in Svizzera. E non pagano nulla. I piccoli risparmiatori italiani non potendo fare altro sono rimasti a pagare il conto. E oggi ci risiamo, solo che adesso i nostri bravi sinistroidi vogliono semplicemente tassare al 20% pittosto che al 12,5%.

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