Forlì, il ricordo di don Libero nel trigesimo della sua scomparsa

Forlì, il ricordo di don Libero nel trigesimo della sua scomparsa

Don Libero Gardelli a Villanova con Claudia Koll

FORLI' - Trenta giorni fa moriva don Libero Gardelli. Per il trigesimo saranno celebrate contemporaneamente a San Cristoforo di Cesena (dov'è sepolto) e a Villanova di Forlì (dove ha concluso il suo mandato da parroco) le Sante Messe di domenica 16 gennaio alle ore 11.15.

 

La signora Mariangela Trentadue lo ha assistito fino alla fine, ed in particolare l'ultimo anno e mezzo lo hanno passato praticamente sempre insieme. Questo il suo ricordo:

 

"Credo proprio che don Libero sia in Paradiso. Erano quindici mesi che stavamo insieme praticamente sempre. Avevamo raggiunto un'intima intesa per cui le sue sofferenze e le sue gioie erano le mie, e viceversa, come tra veri amici in Cristo, e quelle di tutti erano le nostre.

 

Lui era per me dono anche nella sua malattia quanto per lui dovevo esserlo io con la mia salute. Me l'avevano affidato e cercavo di trattarlo come meritava di essere trattato, con le imperfezioni inevitabili alla nostra natura mortale evidentemente; usavo dire: "come un Principe della corte del Gran Re", perché per me tale era, un ministro di Dio cui spettava il massimo onore.

 

Mi diceva che ero "uno spasso", soprattutto quando gli facevo proposte insolite e si lasciava portare da me in qualche nuova avventura, con una condiscendenza che mi ha sempre fatto pensare a qualche sua motivazione più nobile di ogni altra che io potessi percepire.

 

Sfogliando le memorie dei giorni vissuti assieme, in particolare da quando abbiamo cominciato ad uscire col pulmino, mi riaffiorano le risate che riuscivamo a strappare alle intemperie e ai dolori della situazione. Prima della Nissan ci si muoveva con mezzi occasionali, dell'Unitalsi o altro, permettendogli già da febbraio la partecipazione a momenti comunitari esterni. Si è trattato dell'Anno Sacerdotale, con riferimento particolare a San Giovanni Maria Vianney.

 

Ripercorro in breve le tappe dell'infermità di don Libero: a fine agosto 2009, il fatale ictus; settembre in lunga degenza al Padiglione Allende; il 5 ottobre, il congedo dall'ospedale e l'ingresso in seminario; novembre e dicembre al Parco, dov'è avvenuto il passaggio dalla nutrizione tramite Peg alla normale deglutizione; ritorno in seminario e recupero graduale del linguaggio; tentativi di riabilitazione delle capacità motorie residue con effetti di miglioramento soprattutto a livello di motivazioni e stimoli, con conseguente aumento della recettività, della consapevolezza e della memoria: sembrava di assistere ad una rinascita.

 

Ragionando insieme, vedevamo l'opportunità di fare scelte che rimanessero come "segno" per i sani e per gli ammalati; per gli uni, perché si adoperassero in tutti i modi per far sentire una persona disabile viva fino in fondo, per gli altri, perché non perdessero la spinta a vivere.

Questo ci è costato parecchie incomprensioni, soprattutto da parte di una mentalità di puro "assistenzialismo" (medicine, igiene e quanto basta) tipica delle strutture para sanitarie, diversa dalla nostra fondata su una spiritualità della sofferenza che don Libero aveva incamerato bene da Maria Nanni e dal Centro Volontari della Sofferenza, che per tanti anni ha seguito con passione.

 

La dicitura "Volontari della Sofferenza" evidenzia un elemento di attivismo e di dinamicità delle risorse della debolezza, che chi non ha provato come "chiamata" potrebbe considerare velleità e illusione, quando è solenne richiamo di Cristo dalla Croce a cooperare alla sua opera di redenzione, e di fronte al richiamo suo gli altri sono echi lontani, per quanto suonino da pulpiti autorevoli.

 

Comunque i parenti di don Libero in questo ci hanno sempre capito e sostenuto, fino a sovvenzionarci l'allestimento del pulmino per il trasporto della carrozzina. Io gli dicevo che volevo essere per lui un po' quello che lui era stato per Maria Nanni: gambe e braccia a servizio di un'opera di Dio in lui.

 

Il capitolo delle nostre uscite è breve ma intenso. Prima di tutto, siamo riusciti a partecipare alle uscite del seminario con gli altri sacerdoti e le suore; poi non abbiamo tralasciato, ogniqualvolta stava bene, la partecipazione alle celebrazioni in Duomo o in altre chiese e qualche visita al fratello Adelmo a Sant'Alberto di Ravenna, anche lui un pò impedito nel muoversi; e da maggio scorso, anche qualche momento a Villanova, dove lui stesso ha voluto fare il suo trionfale ritorno, non più turbato da niente, a conclusione del mese mariano.

 

Ci eravamo proposti di andare a trovare altri ammalati, in particolare suoi confratelli sacerdoti, e le nostre prime uscite da soli sono state: a Santa Lucia di Predappio da don Pippo, e a trovare Michel, un ragazzo africano, ancora degente al Parco, che era stato compagno di stanza di don Libero. Ne riporto altre, sicura di non essere comunque esauriente ed escludendo i giri per ospedali e servizi vari e tacendo i problemi e gli inconvenienti frammisti.

 

Il 18 marzo abbiamo partecipato all'inaugurazione dei lavori di restauro della chiesa del seminario di Bertinoro. Il 5 aprile siamo andati a Ricò di Meldola per la messa e poi alle vigne di Castelnuovo per il pranzo. Il 10 alla Badia di Bertinoro per l'ufficializzazione del decreto di Madre Serafina Farolfi venerabile.

 

Il primo maggio abbiamo partecipato alla festa di San Pellegrino, il 2 alla Madonna del Lago. Il 5 l'abbiamo messo per la prima volta in piedi con lo standy. Il 14 siamo stati a pranzo a Casa Nazareth da don Piero Boscherini, Il 17 a Forlimpopoli per la festa di San Ruffillo. Il 29 maggio siamo stati a trovare don Italo a Lizzano, e con lui a pranzo a Collinello, passando per la sua Bracciano, dove abbiamo fatto sosta con la macchina.

Il 2 giugno siamo stati a Meldola per la commemorazione della morte di Maria Nanni, e questo evidentemente è stato di grande emozione anche per i presenti. Il 6 giugno abbiamo fatto visita a don Luigi Guardigli alla Selva, mentre i parrocchiani erano in festa nel cortile. Il 18 giugno il don a Villanova è acclamato come "lo sportivo dell'anno", nella serata di premiazione dei tornei di calcetto dell'oratorio.

 

Dal 24 giugno all'8 luglio abbiamo trascorso un po' di ferie tra il mare e le terme di Milano Marittima, ospiti delle suore orsoline, con l'aiuto di un amico volontario: bisognava vedere il desiderio del don d'immergersi in quella piscina calda, dove il suo corpo gli sembrava leggero: sforavamo sempre i tempi di uscita. Un po' meno gusto lo provava al mare, dove c'era da divertirsi per le sue tremarelle nell'immersione in acqua con la sedia job.

 

Dal 18 al 24 luglio siamo stati accolti dalle suore dorotee di Sant'Agata Feltria, sempre aiutati da un nostro amico volontario: lì don Libero ha celebrato la messa ogni giorno, leggendo abbastanza correttamente il messale col microfono, e abbiaamo pregato insieme la Liturgia delle Ore, come abbiamo cominciato a fare già da subito in seminario, insieme alla partecipazione quotidiana alla concelebrazione eucaristica.

 

Dal 2 al 7 agosto siamo andati a provare delle vasche per cura vascolare alle terme di Bagno di Ravenna dove un' amica ci  ha offerto un pernottamento in hotel, col supporto di una ragazza che si è prestata per aiutarci: ogni giorno abbiamo frequentato la chiesa del paese. Il 6, il giorno della trasfigurazione, siamo stati alla Verna.

 

Dal 16 al 18 agosto abbiamo preso parte ad un ritiro di famiglie a Poggio alla Lastra, secondo una consuetudine che ha visto il don dare vita al gruppo e sostenerne l'incontro estivo annuale: sono stati i suoi ragazzi a preoccuparsi dei suoi spostamenti e dei momenti in cui aveva bisogno di supporto. Nemmeno stavolta ha tralasciato di lasciare un messaggio semplice e commuovente a tutti.

 

E' saltato il pellegrinaggio diocesano a Lourdes previsto per la fine di agosto, per via delle tensioni che in breve ci hanno costretto ad un trasferimento a Ravenna.

Il 29 agosto: uscita comunitaria al Corniolo da don Pino  e poi a pranzo da Vanni; il 30 a San Colombano; il 5 settembre a Premilcuore; il 12 a San Gaudenzo presso una casa famiglia.

Il 15 Settembre ha compiuto 75 anni, e li abbiamo festeggiati un po' in seminario, un po' in parrocchia.

Il 16, giornata comunitaria del seminario a Galeata - chiesa del Pantano; il 19 a Predappio Alta per la messa e un incontro di amicizia coi suoi vecchi parrocchiani; il 24 trasferimento all'Opera Santa Teresa del Bambin Gesù.

Da Ravenna ci siamo mossi a Forlì per l'intervento di cataratta che è riuscito a fare all'occhio destro (quello per il sinistro era in programma il giorno del decesso); poi siamo usciti per andare a Sant'Alberto, e a San Cristoforo, dove abbiamo visitato il cimitero per i Defunti, e pranzato coi suoi.

Avrei molto da scrivere, soprattutto frasi di don Libero che venivano fuori inverosimilmente con chiarezza lapidaria da un volto quasi sempre silenzioso; e dei tanti pianti per la commozione facile di fronte a tutto, per la patologia senz'altro, ma credo proprio per una tenerezza profonda che nutriva verso tutti; e poi delle notti in bianco per le sue improvvise aritmie e febbroni, e i tanti dolori, i più, taciuti, che sosteneva con serena pazienza.

 

Non era affatto di disturbo, anzi dava soddisfazione anche come ammalato averlo accanto, e io godevo di mostrarlo a tutti come un frutto singolare della grazia di Dio, dignitoso e signorile nella sua condizione di paralisi, sempre proteso verso gli altri in attento ascolto e osservazione.

 

Aveva quasi sempre un volto disteso e amabile, una gioia a vedersi, e gioiva delle piccole cose innocente come un bambino. Spesso la sera la nostra preghiera era una collezione di motivi di ringraziamento a Dio per i doni ricevuti durante la giornata, e a Santa Teresa abbiamo potuto rafforzarci nella fede con l'Adorazione Eucaristica quotidiana e l'amore fraterno sperimentato, elementi che senza saperlo ci hanno forse predisposto ad affrontare meglio il suo trapasso.

 

Concludo con uno dei momenti di più grande presenza che ricordo abbia avuto, che ho trascritto con particolare enfasi nelle nostre memorie: si tratta del giorno di Pentecoste domenica 23 maggio 2010.

 

Dopo la santa messa in seminario, abbiamo letto insieme le letture dell'Ufficio Divino del giorno. Sostiamo un po' in silenzio per poi fare qualche risonanza, e lui, scoppiando a piangere mi dice: "Voglio avere un cuore puro! Voglio essere puro!"  

 

Sto per dirgli che lo è già, ma gli dico prima che smetta di piangere se no piango anch'io, e lui mi risponde che se non piango gli sono di sostegno, e così ancora una volta trattengo le lacrime. Poi invoca il bisogno di fare la volontà di Dio e di ascoltare Lui mentre sente attorno tanti discorsi inutili. Infine mi colpisce ancora l'espressione: "Noi crediamo di sapere ma siamo immersi in un buio profondo. Abbiamo bisogno della luce di Dio". Abbiamo proseguito ascoltando il Veni Creator Spiritus in tante versioni su You Tube che intanto cercavo".

 

Mariangela Trentadue

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