Forlì, il vescovo ufficializza l'addio dei Frati Cappuccini

Forlì, il vescovo ufficializza l'addio dei Frati Cappuccini

Forlì, il vescovo ufficializza l'addio dei Frati Cappuccini

Adesso è certo: dopo 500 anni i Frati Cappuccini lasciano Forlì. La decisione, presa il 27 aprile scorso dal Capitolo ordinario dei Minori Cappuccini dell'Emilia-Romagna, riunitosi a Gaiato di Pavullo nel Frignano (MO), è stata confermata al vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi, direttamente dal superiore regionale dei Cappuccini, padre Matteo Ghisini, giunto appositamente da Bologna martedì scorso. "Ce l'aspettavamo - commenta Davide Marchetti, responsabile del locale Gruppo di Preghiera "Padre Pio"

 

"Tant'è vero - continua - che alla veglia di lunedì c'era meno gente della precedente. Adesso però vogliamo sapere anche le motivazioni di questa assurdità".

 

Nella giornata più triste della storia della presenza francescana a Forlì, persino il gruppo "Non vogliamo che vadano via i Frati da Santa Maria del Fiore", che per oltre un mese ha catalizzato commenti e speranze dei tanti parrocchiani presenti su "Facebook", non ha registrato accessi. "Nessuno - precisa Marchetti - ha avuto la forza di dire qualcosa". Ieri, il più amareggiato dalla conferma della chiusura del convento forlivese, è parso proprio padre Vittorio Ottaviani, parroco di Santa Maria del Fiore dal 1995. All'ultima veglia ha provato a spiegare le ragioni per cui i frati non hanno mai partecipato ai momenti di preghiera tesi a scongiurare la loro partenza. "Il vostro attaccamento ci commuove, ma noi obbediamo, è la nostra Regola". La consegna definitiva della parrocchia alla Diocesi avverrà nel settembre 2012. Ma già questo settembre, padre Maurizio Marini, il più giovane, verrà spostato nel convento della sua Cesena. Intanto è trapelato che il Padre Provinciale dei Francescani ha garantito al vescovo forlivese tutto il suo impegno per la continuità delle principali iniziative intraprese dai Cappuccini. Sul tappeto emergono però due questioni spinosissime, scatenate proprio dalla loro partenza: la prosecuzione dell'attività della Scuola Paritaria "Santa Maria del Fiore" e la sopravvivenza della Mensa dei Poveri.

 

Sull'istituto didattico, condotto sin dal 1945 dalle Ancelle del Sacro Cuore, ordine femminile diffuso in tutto il mondo ma con casa madre a Lugo di Romagna, pesa il fatto che i locali utilizzati per l'insegnamento sono di proprietà dei frati. Le religiose, che svolgono sul territorio un servizio insostituibile, gestendo una scuola elementare e una materna per un totale di 160 alunni, hanno sempre operato in accordo coi Cappuccini. Tutto potrà risolversi con la conferma formale da parte dei frati, che rimarranno proprietari, dell'affidamento dei locali alle "Ancelle". Molto più incerto appare, invece, il futuro della Mensa dei Poveri, fondata nel 1983 dall'indimenticabile padre Lazzaro Corazzi. Qui, a differenza della scuola, sulla cui conduzione i frati non hanno mai messo becco, limitandosi appunto a locare gli ambienti, il coinvolgimento dei Cappuccini è sempre stato totale e diretto. Dal 2008, la gestione del servizio è stata formalmente assunta dall'onlus Sfamp (San Francesco Associazione Mensa dei Poveri), con la distribuzione quotidiana di 60/80 pasti caldi. Il gesto caritativo, sempre garantito, anche finanziariamente, dagli stessi frati con l'aiuto dei volontari della parrocchia, adesso pare veramente in bilico. "E non dimenticate - dichiara Pietro Spada a nome degli operatori - che nel tempo la faccenda si è allargata. Adesso sosteniamo anche intere famiglie in difficoltà economica, con la distribuzione periodica di generi alimentari, vestiti e medicine. Ad oggi i nuclei assistiti ammontano a 75/80, senza distinzione di razza, religione, credo politico o colore della pelle". "Personalmente - conclude Davide Marchetti - sono molto deluso dalla piega che ha preso la vicenda. M'aspettavo maggiore impegno da parte della Diocesi e dal vescovo per trattenere i frati. Senza di loro Santa Maria del Fiore sparirà. E con quella un carico di fede e di carità secolare".

  

Piero Ghetti

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Commenti (6)

  • Avatar anonimo di fausto pardolesi
    fausto pardolesi

    Fausto Pardolesi da piccolo il tempo libero era nel cortile della parrocchia, dai frati a giocare, a pallone, a pallacanstro, dai lupetti, a dottrina, anche a servir messa. chiudono uno dei pochi luoghi dove senti che la chiesa serve a qualcosa a prescindere che si creda o no. io non ho la fortuna di credere ma penso che il lavoro fatto dai "nostri fratelli" Frati nella città e per la città, per la parte più fragile come diseredati e giovani sia insostiutibile. non capisco la scelta operata dalle autorità religiose che si pongono così lontano dal sentire dei cittadini, credenti e no. un caro pensiero ai Fratii Cristoforo, Agostino, Roberto, Quintiliano, Lazzaro, Leone, che ci hanno accompagnato e formato con rispetto nella nostra infanzia. chiudere la mensa per i poveri: un delitto

  • Avatar anonimo di votefromtherooftop
    votefromtherooftop

    Ho la netta sensazione che il Dio Soldo abbia vinto ancora. Il vescovo (mi dicono gli intenditori pro CL) libera il campo per 2 nuovi business, (uno marginale, la mensa dei poveri con le varie sovvenzioni ed uno molto più redditizio, l'asilo) alle sue schiere (CL appunto). Potrei anche sbagliare, ma lasciamo al tempo il suo ruolo da galantuomo. Come si dice: "A pensar male si fa peccato ma il più delle volte ci si prende".

  • Avatar anonimo di d_a_v_i_d_e
    d_a_v_i_d_e

    Da Roma? Purtroppo anche i vescovi sono decisi a Bologna...

  • Avatar anonimo di paolone
    paolone

    Ho seguito marginalmente la vicenda, però mi sembra veramente un'idiozia allontanare da Forlì una delle presenze più autentiche del tessuto cristiano locale. Saranno anche democratici i Cappuccini, ma perché dal pezzo non emergono le motivazioni della decisione? E poi mi fa specie quanto dichiara in ultimo Marchetti: "M'aspettavo maggiore impegno da parte della Diocesi e dal vescovo per trattenere i frati". Sembra proprio che il vescovo si sia limitato ad una presa d'atto. E' da decenni che a Forlì manca un vescovo battagliero. Non è che da Roma ne possono inviare un altro?

  • Avatar anonimo di d_a_v_i_d_e
    d_a_v_i_d_e

    Gravissimo, in un periodo in cui la Fede cristiana è in crisi e dove si parla spesso di apertura di moschee togliere un presidio secolare, per spostare poi i pochi frati negli altri conventi sparsi nella regione (dove i frati sono ben più numerosi) è inaudito. Va bene obbedire, ma ugualmente i superiori dovrebbero a loro volta ubbidire al Papa o a non so chi delle gerarchie cattoliche.

  • Avatar anonimo di Barnaba
    Barnaba

    ?"La mancanza di vocazione e la corruzione di certo clero; lo smarrimento di molti cattolici che non sanno più come essere cattolici; la caduta d'ala di una Chiesa sempre più temporale, sempre più politica e sempre più terrena; i tentativi che varie forze conducono per corromperla e comprometterla, NON SONO SEGNI CHE INDICANO COME SIA ERRATO QUESTO INDIRIZZO MODERNISTA, EVOLUZIONISTA, PROGRESSISTA, fra l'altro identico all'indirizzo politico determinante la politica mondiale? CHE NON SIA UN'ALTRO L'INDIRIZZO GIUSTO? Fu detto: 'Dai loro frutti li conoscerete'. BISOGNA RACCOGLIERNE ANCORA ALTRI PER CAPIRE?". di Rocco Sergi, Del progressismo teilhardiano.

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