Forlì, il vice-sindaco Biserna: "A Forlì serve una Regola di San Benedetto"

Forlì, il vice-sindaco Biserna: "A Forlì serve una Regola di San Benedetto"

FORLI' - A Forlì occorre una grande Regola Etica, che rafforzi l' efficacia dei tanti e importanti protocolli sottoscritti e da sottoscrivere in città. La base può essere "La Regola di San Benedetto", per la sua parte profondamente ed esclusivamente laica, e il mezzo può essere la ricerca, a tale percorso, di un forte consenso sociale.

 

La nostra città ha realizzato diversi e buoni Protocolli che stanno sviluppando i loro effetti, quali quello su Lavoro nero e sulla Concorrenza Sleale, quello sulla Sicurezza nei Cantieri Anas. La Giunta Comunale mesi or sono ha sottoscritto il Codice Etico Europeo ed auspichiamo che ciò venga fatto anche dal Consiglio Comunale. Stiamo lavorando ad altri, significativi, in piena collaborazione con la Prefettura e con i più articolati soggetti ed operatori della città.

 

Lo facciamo consapevoli che tanti degli ambiti ai quali sono rivolti, a partire dal mondo delle imprese e della cooperazione, hanno acquisito la certezza che senza legalità ed etica non si va da nessuna parte. Le dimensioni commerciali, quelle economica e di relazioni hanno bisogno di rapportarsi costantemente con la dimensione etica, proprio per sviluppare al massimo le loro potenzialità Questo modo di ragionare si sta diffondendo sempre più e solo la sua espansione potrà aiutare l' Italia a salvarsi dal degrado morale, culturale e politico che l' attanaglia.

 

Ma i protocolli hanno oggettivamente dei limiti. Noi possiamo scrivere in essi le più belle parole del mondo e richiedere i più virtuosi dei comportamenti e ricevervi i più vasti consensi, ma, essendo l' adesione volontaria e/o riferita a specifici ambiti, la loro forza morale fatica a cambiare la società. Anzi è la società così come è adesso che lentamente se li adatta.

 

Come far sì che possano diventare "più forti delle leggi", perchè sentiti veramente con la mente e con il cuore? Del resto oggi con l' imposizione non si va da nessuna parte, bisogna convincere e convincersi e migliorarsi dialogando e crescendo.

 

Alla caduta dell' Impero Romano, nel quinto e sesto secolo, chi contribuì a contrastare la corruzione, il disordine, il caos, il terrore, la caduta dei valori, in modo preponderante? I Monasteri, che funzionavano avendo alla base la Regola di San Benedetto. Non era certo una Regola di sole preghiere e di punizioni. Anzi metteva al suo centro l' uomo, la sua crescita, a tutti i livelli in nome di un concetto di democrazia, diremmo oggi partecipata e di impegno sociale, economico e culturale mai visti prima. Una Regola con una autorevolezza che, più che obbligare i monaci ad aderirvi, li convinceva, perchè era oggettivamente cosa buona verso un progetto, un ideale.

 

I monasteri di allora oggi sono le nostre comunità, a partire dai Comuni, dalle Imprese, dalle Associazioni, sino ad arrivare alle Famiglie. In questi nostri contesti oggi ci troviamo senza più valori di riferimento, ma solo con risultati da ottenere per noi e per il nostro gruppo.

 

Occorrerebbe una Grande Regola Etica, contenitore dei vari protocolli, verso la quale tutti si sentano responsabilizzati ed obbligati moralmente a comportamenti di alto valore in ogni campo in nome di una missione, o meglio una visione, condivisa e ineludibile. Questa che propongo è ancora una volta retorica? E' utopia? E' moralismo?

 

Credo che la prima cosa da fare perchè non sia "queste definizioni" sia quella di provare a pensare che non lo debba essere. E poi, lavorare sulle responsabilità singole e collettive, su decisioni che siano condizionate il meno possibile da retropensieri economici, politici e comunque di circolo di eletti.

 

Anche a Forlì se vogliamo alleggerire i tanti problemi che ci attanagliano bisogna partire dalla costruzione di una Grande Regola Etica verso la quale il cittadino o l' amministratore si senta impegnato a non parcheggiare l' auto sul marciapiede e allo stesso modo a fare le scelte fondamentali responsabilmente, con competenza e in piena libertà di giudizio.

 

E quale potrebbe essere la visione che ci convinca a tale nostro nuovo agire? Possiamo confrontarci seriamente nella nostra città sul come fare a intraprendere questo percorso senza essere tacciati di moralisti e parolai?

Commenti (6)

  • Avatar anonimo di P.Kc.
    P.Kc.

    Non orare, laborare

  • Avatar anonimo di samigidi2
    samigidi2

    @ pernacchio: esattamente!!La sua mi sembra una visione chiara e molto lucida.

  • Avatar anonimo di pernacchio
    pernacchio

    Il vice sindaco Biserna e un brav'uomo, forse è anche un po' (molto?) cattocomunista e quindi pensa ancora ai "fioretti" e alle "regole benedettine" (laiche????) perché i suoi neuroni sono stati "educati" fin da piccoli ai sani principi dei valori etici. Come molti di noi d'altra parte, quindi è inutile cercare di fare capire a lui e a molti di noi che oggi le REGOLE non possono essere "virtuali" e lasciate alla coscienza (?) di ciascuno, ma è indispensabile che chi amministra una città ogni tanto metta da parte il buonismo, smetta di teorizzare e scenda in campo anche ALZANDO LA VOCE e IMPONENDO a TUTTI il RISPETTO delle REGOLE DI CIVILE CONVIVENZA in TUTTI i campi (nei poltronifici ma anche sulla strada ad esempio). Oggi Forlì come tutto resto d'Italia e del mondo è pieno di prepotenti, di arroganti, di evasori fiscali, di pirati della strada, ecc. ecc. che sono ben contenti di avere a che fare con delle "pie donne" che non hanno più neanche il coraggio di intervenire e che sono ben contenti che molti cittadini onesti siano stati educati con sani principi e non abbiano più nemmeno il coraggio di protestare (poveri pataca!!). Il problema è che i politici prima o poi si accorgono che per restare seduti sulle loro comode e proficue poltrone hanno bisogno di tanti voti; e quindi cercando di accontentare tutti, si estraniano dalla realtà e si arrampicano su fumose teorie. Se quello che dice Biserna lo dicesse un prete sull'altare qualcuno potrebbe anche condividerlo. Ma da un amministratore comunale ci si devono aspettare RIGIDITA', TOLLERANZA ZERO e FATTI, non .....

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    samigidi2

    @Sandro, io non solo lo condivido, lo metto anche in pratica. Tanto ho praticato questa regola negli ultimi anni che mi sono ridotto sul lastrico, stroncato dalla concorrenza di chi quella "legola" non la rispetta. Allora, o troviamo il sistema di colpire duramente chi non rispetta le regole oppure l'esempio per i nostri figli, i miei per primi, sarà quello che chi rispetta le regole soccombe, e così la regola di S. Benedetto fa a farsi benedire. La reazione di un amministratore responsabile di fronte a quello che sta succedendo da anni a Forlì (ed in tutta la regione, ed in tutta Italia) per quanto riguarda concorrenza sleale nel manifatturiero e mafia cinese non può essere la NON reazione messa in atto dal vicesindaco e la giunta tutta con l' aiuto di sindacati, associazioni di categoria, organi di controllo ecc.!!! Prima si reagisce concretamente, mettendo in pratica proprio la regola di S. Benedetto, come amministratori tutelando gli onesti e punendo i lestofanti, e poi si fà il dotto predicozzo. Il resto è fuffa o peggio.

  • Avatar anonimo di Sandro
    Sandro

    Da come io ho letto vi sono dei punti molto importanti, e ve ne uno che supera tutti Etica condivisa, corresponsabilità d'insieme. Non parole vacue ma piene di significati e di valori. Certo a volte il vissuto quotidiano porta ad esprimere malcontento e dissapori, senza tener presente che sono questi valori condivisi a far superare questa realtà che a molti non piace. Ciò che il nostro vice-sindaco ha scritto e detto io lo condivido in pieno.

  • Avatar anonimo di samigidi2
    samigidi2

    Buonasera, d'accordissimo con lei vicesindaco quando dice che oggi con l'imposizione non si arriva a nulla e sinceramente ammirato di fronte alla smisurata cultura storica che le consente di citare con disinvoltura imperi romani e regole di San Benedetto mi domando come si pone lei, dall'alto di cotanta sapienza, di fronte a notizie come quella ripportata da Repubblica, e immediatamente amplificata dai quotidiani locali, riguardo all'evasione fiscale organizzata dalle aziende cinesi operanti in Emilia Romagna (Forlì è in Romagna, lo sapeva?) e alla riduzione in schiavitù di cittadini cinesi sul nostro territorio ad opera di "imprenditori" cinesi del settore manifatturiero. (Manifatturiero significa pe esempio calzature, pelletteria, confezioni e SALOTTI, a Forlì si fanno i SALOTTI,se ne era mai accorto vicesindaco?) Cosa vogliamo fare, parlare ai cinesi della "legola" di San Benedetto? Guardi che non basta sostituire la R con la L o, come nel caso delgli spagnoli, aggiungere una s alla fine per farsi capire.Se ha tempo mi risponda, la prego, e mi spieghi su queste pagine come intendete lei e la sua amministrazione agire (agire, le è chiaro?) per porre rimedio ad una piaga che anche a causa dell'idiozia degli "imprenditori" forlivesi del settore sta mandando a farsi benedire quello che era uno dei nostri pochi momenti di eccellenza. Vorrei da lei una risposta un po diversa da quella che ho visto al salone comunale in occasione della visita di De Magistris dopo l'intervento di un, giustamente, preoccupato imprenditore del settore. Il suo sguardo mi ricordava molto quello della mucca che vede passare il treno oppure quello di una persona pronta, con l'Unità in mano, ad andare al parco a dar da mangiare ai piccioni. In attesa di cortese riscontro rispettosamente porgo i iei saluti.

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