Forlì: in piazza Cavour un bassorilievo dedicato all'arzdòra

Forlì: in piazza Cavour un bassorilievo dedicato all'arzdòra

FORLI' - Il 5 giugno del 2006, il Consiglio comunale di Forlì, su proposta del Consigliere Leo Matteucci, approvò un ordine del giorno, affinché il Comune provvedesse alla "realizzazione di un'opera d'arte da dedicare all'emblematica figura della donna romagnola "l'arzdôra" (la reggitrice) nella quale possono identificarsi tutte le donne".


"Tale opera - recita il documento approvato - sarebbe una novità e rappresenterebbe un doveroso riconoscimento al lavoro e ai meriti, spesso disconosciuti, dell'universo femminile". L'opera di cui parla l'assise cittadina, è stata ora realizzata dall'artista forlivese Angelo Ranzi, il quale l'ha ideata sottoforma di bassorilievo in bronzo che farà bella mostra in una delle colonne centrali all'ingresso del mercato ortofrutticolo di Piazza Cavour. La scultura verrà scoperta dal Sindaco di Forlì Nadia Masini, domenica 8 marzo 2009 - Festa della Donna - alle ore 11.00, nel corso di una manifestazione pubblica alla quale interverranno il Consigliere Leo Matteucci, il poeta Mario Vespignani, che reciterà la poesia da lui composta su questa figura femminile e l'architetto Andrea Savorelli, tecnico comunale, il quale illustrerà il progetto di riqualificazione urbana della zona "Mercato delle erbe e Piazza Cavour". Nel corso della manifestazione verrà anche scoperta una targa in bronzo posta nella colonna d'ingresso a fianco, con indicazioni identificative dell'edificio. Questo il testo:


FORO ANNONARIO (1837 - 1840)
Eretto sui resti del convento dei padri francescani dal Comune di Forlì su progetto dell'architetto forlivese Giacomo Santarelli (1786 - 1859). I bassorilievi, posti sulla facciata dell'edificio, che rappresentano i due fiumi, Montone e Ronco, fra i quali siede la città di Forlì, sono opera dello scultore Luigi Righi.

 

 

 

L'ARZDÔRA
di Mario Vespignani

 

La dôna rumagnola l'è l'arzdôra
e tôt e' dé par ca' li la lavôra,
da la maténa prèst a nòta fônda
l'è sémpr' in muvimént cumpâgna a l'ônda.
Dla ca' la j è la sérva e la padrôna,
quéla ch'la râgna e sôbit la pardôna,
parchè se int una ca' u n'gn'è l'arzdôra
tôt la faméja la j andrà in malôra.
Néca se e' rumagnol l'è ad tèsta dura
l'ha vôja ad dì' dal fol, e' cmânda fura,
parchè se j ôman j vô' fér i dur
s'la s'instizéss la ciapa int e' s-ciadur.
Ma e' mônd u s'è cambié mì vecia arzdôra
al zôvni fura ad ca' in cù al lavôra
e cun e' fat d'andér a lavurê'
in ca' a gli a n'spiâna piô gnânch da magné.
Icè t'cì incôra tè, mì vecia arzdôra,
quéla che par la ca' la fa incôra,
néca s't'cì vecia e straca t'a t'cunsul
d'èssar la mâma incôra di tu fiul.
Cun la malincunì de' témp passé
t'a t'guérd atôrna a e'mônd ch'u s'è cambié
e déntr'ad tè t'suspir, ma t'cì cunténta
d'èssar la mâma incôra dla tu zénta
e par e'bé' dla ca' e di tù fiul
t'cì sémpar tè incôra che t'lavur:
de' tu lavôr, ad tôt al tu virtô
j s'n'adarà quânt t'a gni saré piô.

 

 

 

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LA MASSAIA
La donna romagnola è la massaia
e tutto il giorno per casa lei lavora,
dalla mattina presto a notte fonda
è sempre in movimento come l'onda.
Della casa è la serva e la padrona,
quella che litiga e subito perdona,
perché se in una casa non c'è la massaia
tutta la famiglia se ne andrà in malora.
Anche se il romagnolo è di testa dura
ha voglia di dire favole, comanda fuori,
perchè se gli uomini voglion fare i duri
se s'arrabbiano prendono nel matterello.
Ma il mondo è cambiato vecchia massaia
le giovani fuori di casa oggi lavorano
e col fatto che vanno a lavorare
in casa non preparano più da mangiare.
Così sei ancora tu, vecchia massaia,
quella che per la casa fa ancora,
anche se sei vecchia e stanca ti consoli
d'esser la mamma ancora dei tuoi figli.
Con la malinconia del tempo passato
ti guardi attorno al mondo ch'è cambiato
e dentro di te sospiri, ma sei contenta
d'esser la mamma ancora della tua gente
e per il bene della casa e dei tuoi figli
sei sempre tu ancora che lavori:
del tuo lavoro, di tutte le tue virtù
s'accorgeranno quando non ci sarai più.

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