Forlì, in progetto un impianto di biodigestione a Durazzanino

Forlì, in progetto un impianto di biodigestione a Durazzanino

Foto di archivio-13

FORLI' - Durazzanino, la frazione forlivese che diversi anni fa divenne l'area indicata per un discusso progetto di centrale elettrica a metano, caduto sotto le resistenze dei cittadini, torna ad essere protagonista di un nuova iniziativa, un impianto di biodigestione di prodotti agricoli, finalizzato alla produzione di energia elettrica. Il progetto sarà illustrato martedì sera al circolo Arci di Durazzanino, per meglio capire la struttura e il suo funzionamento.

 

 "Come già accaduto in altre occasioni, i progetti di costruzione di questi impianti vengono depositati presso gli Enti competenti, vengono avviate, poi, le procedure di richiesta di autorizzazioni e i proponenti regolarmente si "dimenticano" di informare e, magari, coinvolgere i cittadini dei territori limitrofi", dice polemicamente Michela Nanni, presidente del ClanDestino.

 

Per questo l'associazione ecologista ClanDestino ha in programma per martedì sera alle 21, al circolo Arci di Durazzanino in via Ravegnana, un'assemblea pubblica per informare la cittadinanza. Sono stati invitati in qualità di ospiti relatori il proponente Roberto Guardigli, accompagnato dal progettista Federico Gavagnin, che illustreranno l'impianto di biodigestione. Interverranno anche il sindaco di Forlì Roberto Balzani e l'assessore all'Ambiente Alberto Bellini.

 

Da parte sua Nanni formula un suo giudizio: "Da anni, il Clan-Destino sostiene che le centrali a biomasse e i biodigestori non rappresentino la salvezza per l'agricoltura e non risolvano il problema energetico, soprattutto se il materiale per alimentarle viene coltivato al solo scopo di produrre energia, anziché derrate alimentari: queste tipologie di impianti possono avere una sostenibilità e una utilità solo qualora utilizzino materiali di scarto da altre lavorazioni situate in loco".

 

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di d_a_v_i_d_e
    d_a_v_i_d_e

    Non si può continuare a pensare che i territori agricoli ancora non urbanizzati (pochi purtroppo) e poco popolati siano il luogo adatto per realizzare qualsiasi "cosa" scomoda, solo per il fatto che si scontentano "pochi". Si realizzino queste "cose" dove il paesaggio è già compromesso (zone industriali), è inaccettabile.

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