Forlì, indice di Qualità della Vita dei distretti produttivi: bene il mobile imbottito

Forlì, indice di Qualità della Vita dei distretti produttivi: bene il mobile imbottito

Forlì, indice di Qualità della Vita dei distretti produttivi: bene il mobile imbottito

FORLI' - Gli imprenditori lanciano la ricetta per superare la crisi. Maggiore liquidità economica, grazie a un nuovo patto banca-impresa, più attenzione alla cultura d'impresa, personale qualificato e una migliore tutela contro la concorrenza sleale, sono gli strumenti per riportare l'impresa italiana ai vertici della competitività. È quanto emerge dall'indagine condotta da Confartigianato per valutare la qualità della vita nei distretti produttivi italiani. Positivo l'andamento del mobile imbottito forlivese.

 

La classifica distrettuale premia la provincia, ponendo all'undicesimo posto, per le condizioni del "fare impresa" il distretto del mobile imbottito di Forlì e il calzaturiero di San Mauro Pascoli.


Lo studio evidenzia che il modello dei distretti, basato sulla tripla A, "adattivo, affidabile, alternativo", consente di captare i possibili mutamenti della domanda e degli orientamenti del mercato e proporre innovazioni di prodotto e di processo, operando attraverso reti sempre più leggere di cooperazione a livello locale.

Dai dati raccolti appaiano luci e ombre; nel 2010 il 34,3% delle imprese ha registrato un incremento del fatturato rispetto al 2009 (era il 4% l'anno precedente), mentre quelle che hanno registrato un calo di fatturato sono state il 19,3%. Per il 2011 il 24% delle imprese prevede un incremento del fatturato, il 69% indica una tenuta dei livelli raggiunti nel 2010 e soltanto il 7% una diminuzione. Meno rosea la situazione occupazionale: se nel 2010 il 12% delle aziende dichiara di avere aumentato il numero di occupati a fronte del 28% che, invece, ha registrato una sensibile diminuzione, per il 2011 soltanto il 5,8% prevede un incremento degli occupati contro un 13,4% che dichiara l'intenzione di diminuire sensibilmente i suoi occupati.

Nei primi nove mesi del 2010 le esportazioni sono cresciute del 10,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, in particolare il settore della meccanica torna a spingere, con un incremento del 14,9%, seguito dall'abbigliamento-moda, protagonista di un buon recupero, con una crescita del 10,8%. Positivo anche l'andamento per l'arredo-casa e il mobile imbottito (+5,8%), settore in cui si distingue anche il distretto forlivese e quello dei distretti dell'alimentare-vini del 4,7%.

"È interessante notare come la voglia di fare impresa e la determinazione nel cercare di mantenere le quote di mercato siano caratteristiche comuni a tutti gli imprenditori, anche in questa delicata fase congiunturale." Commenta il segretario di Confartigianato Forlì Roberto Faggiotto "oggi diviene più che mai necessario sancire un patto banca-impresa che, con un sistema premiante in termini di valutazione del rischio e assegnazione del rating, favorisca comportamenti virtuosi da parte delle pmi: una diffusa cultura imprenditoriale, maggiore propensione all'internazionalizzazione, più aggregazione. Un patto che non sia calato dall'alto, ma frutto dell'incrocio tra una nuova politica del credito e un'evoluzione dei comportamenti delle piccole aziende."

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di samigidi2
    samigidi2

    Ll'articolo pubblicato (presumo in buona fede) da RO è l'ennesimo proclama del sistema che gestisce l'economia e le produzioni sul nostro territorio per farci credere che le cose vanno bene, nessuno ha letto il grande fratello di Orwell? E chiaro che l'unica ricetta di cui questi signori possono parlare è quella delle tagliatelle alla cantonese, non male no? Colpite chi attinge al lavoro fuori dalle regole e chi lo realizza, avete gli strumenti e sapete benissimo chi sono, premiate chi in questi anni ha sofferto enormemente per mantenere la dignita propria e della nostra terra, tutto il resto è fuffa per non dire peggio. Un monito, attenti, entro i prossimi 6 mesi ci saranno tante aziende del mobile imbottito (fustai, trasformatori di gomma, poltronifici) che chiuderanno perchè si è concesso a tanti di lavorare in questo sistema privando il prodotto e le aziende di qualsiasi valore aggiunto, chi si farà carico di questo? Confartigianato? CNA? I sindacati? Il sindaco e la giunta? Confindustria? L'ausl e l'ispettorato del lavoro? Cerrrto!!

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