Forlì, intervista a Bissoni: "Maxi-deficit Ausl, due anni fa era abbordabile"

Forlì, intervista a Bissoni: "Maxi-deficit Ausl, due anni fa era abbordabile"

L'assessore regionale Giovanni Bissoni-2

FORLI' - La Regione farà la sua parte sul buco di 55 milioni di euro di deficit dell'Ausl. I soldi per ripianare non mancano, dato che nel bilancio della sanità "c'è una quota di riserve per far fronte ad inconvenienti che possono succedere, non è la prima volta che un'Ausl sfori": lo dice l'assessore regionale alla Sanità Giovanni Bissoni. Ma, per Bissoni, "ciò che è diverso a Forlì è che negli altri casi i disavanzi erano chiari e trasparenti, questo qui no".

 

Dice Bissoni: "E' la prima volta che troviamo un bilancio fatto così, ma lo abbiamo trovato con i nostri controlli, che ci sono". Perché si è arrivati a questo punto? Dove si taglierà? Bissoni, a margine del convegno della Cgil di venerdì mattina, alla Camera di commercio, dà le sue risposte.

 

Si è detto: Mazzoni taroccava i bilanci, ma per dare servizi. L'idea che spesso corre per Forlì è che non poteva fare altrimenti coi soldi che aveva. La Regione dà pochi soldi a Forlì?

"Dalle nostre verifiche non sono emerse appropriazioni o distrazione di fondi, è la prima cosa che abbiamo detto. Questo non toglie nulla al fatto che il bilancio non era la corretta rappresentazione della spesa dell'Ausl di Forlì. Evidentemente i soldi sono stati spesi nei servizi, ma il problema è se si è dato dei livelli superiori di assistenza - e a tutti piacerebbe ma i fondi sono commisurati a livelli essenziali di assistenza - oppure ci sono delle aree di spesa che non necessariamente rappresentano un servizio reale per i cittadini".

 

Per esempio?

"A Forlì c'è una spesa farmaceutica elevata rispetto alla media regionale: i cittadini di Reggio Emilia, che spendono molto meno, non sono in carenza di medicine. A Forlì non è servizio in più, ma c'è un consumo inappropriato di farmaci. Lo stesso per le visite e gli esami specialisti: il consumo è consistente, eppure ci sono delle liste di attesa. Noi l'abbiamo scoperto da tempo che non basta aumentare l'offerta per ridurre le liste di attesa, perché arriva il calmiere, ma dopo qualche mese ritorna la lista di attesa, perché se le prescrizioni sono inappropriate diventa un pozzo senza fondo".

 

Altre aree di intervento?

"Qui c'è una rete più abbondante di servizi. Nell'ambito dei servizi di integrazione sociale sanitaria la spesa di Forlì è molto elevata, noi dobbiamo affrontarla col fondo sanitario, il fondo della non autosufficienza e l'intervento dei Comuni, e non solo, come avviene, con quello della sanità"

 

Spesso si dice che è colpa dell'Irst di Meldola.

"La scelta di Meldola è una scelta di alta qualità per il territorio ma l'impatto sul bilancio dell'Ausl non è sicuramente positivo. Non possiamo però affrontare questo tema in termini solamente finanziari, bisogna trovare l'equilibrio che consenta a Meldola di svilupparsi e a Forlì di avere un impatto più mitigato sui bilanci, da questo punto di vista i trasferimenti per un 1,3 milioni all'anno della Regione aiutano".

 

La Regione vuole la fusione tra Forlì e Cesena?

"L'area vasta, e in particolare l'integrazione con Cesena è un bisogno per dare efficienza alla spesa. Nessuno immagina una nuova azienda comune, personalmente la ritengo un errore fondamentale. Altra cosa è ragionare un sviluppo comune di alcuni servizi".

  

La regione farà la sua parte sul maxi-deficit?

"Siamo disponibili ad accompagnare Forlì nell'elaborazione del piano di rientro e sostenerla finanziariamente. A questo punto la direzione, i professionisti le istituzioni sono in grado di elaborare questo piano, che anche altrove non necessariamente è partito dal taglio dei servizi. E se la preoccupazione va all'ospedale, sarebbe un suicidio pensare che occorre ridimensionare, è un punto di alta qualità sanitaria e va salvaguardato".

 

Se non era il primo buco di un'Ausl e gli altri non hanno dato particolare scandalo, perché c'era la necessità di nasconderlo?

"La mia impressione è che quel disavanzo di bilancio è andato gradualmente aumentando al punto tale che la direzione ha ritenuto fosse complicato gestirlo e questo ha portato a quel che è successo: da un disavanzo tutto sommato abbordabile come quello del 2007, nel 2008 è aumentato, nel 2009 ancora di più. Cosa sarebbe successo se fosse stato segnalato?  La Regione avrebbe chiesto all'azienda di fare le verifiche che chiediamo oggi. Perché si è preferita un'altra strada non lo so. Ormai da questo punto di vista è secondario capirlo, la magistratura ha preso copia della relazione e vedrà, noi prediamo atto dei dati veri e ripartiamo da lì".

 

Fabio Campanella

Commenti (10)

  • Avatar anonimo di corso.rossi
    corso.rossi

    si perchè sara bello un pubblico che deruba al cittadino 60 milioni di euro in 2 anni ,pensate a quante cose si sarebbero potute fare con quei soldi !

  • Avatar anonimo di luca.p
    luca.p

    ......sì sì...infatti in emilia romagna le strutture private amiche non ce ne sono...a forlì poi... ...iniziate a riflettere sul fatto che forse, e dico forse, la splenenza sanitaria della nostra regione era tutto un abbaglio...mi spiego...non contesto i medici o le strutture che sono sicuramente all'altezza...ma per pagare tutto ciò forse, e dico forse, si è fatto il passettino più lungo della gamba...welfare sostenibile vi dice niente...questo lo definirei welfare a caso...le cure e gli esami non si devono negare a nessuno...ma costruire campagne elettorali su frodi, perchè di questo si parla mi sembra leggermente scorretto...o no?

  • Avatar anonimo di pirpa
    pirpa

    @ benpensante Complimenti per la lungimiranza.....così con un bel centrodestra al potere non verrà affossata solo la sanità forlivese...bensì quella pubblica emiliano romagnola in toto a favore di quella privata.....e di esempi in italia ce ne sono!!!

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    @renzo397 Lo so che è un tasto difficile, ma penso che vada comunque affrontato. Come ? Davvero non lo so. Contraddittorio ? Non credo, tutto sta nella misura. Quando accompagnavo mia nonna al cimitero o in altri luoghi ameni, e si fermava a parlare con le sue amiche (non si tratta dunque di casi isolati) parlavano come sempre dei loro acciacchi e dei problemi, ma anche che si facevano esami del sangue, tipo, ogni 15-20 giorni, ogni settimana dal medico di base e ogni visita era una prescrizione. Poi più raramente, tipo con cadenza mensile, esami di altro tipo, in genre specialistici. Hai ragione tu, come si fa a dire di no ? L'anziano lamenta problemi, in parte reali, in parte amplificati, in parte inventati. Quando va dal medico non vuole andare via a mani vuote (che razza di medico è quello che non ti dà niente ?). Il medico di base da parte sua non si sente di offendere l'anziano (sinceramente, anche io non me la sentirei) e prescrive. Quello che capita. Lastra ? Risonanza magnetica (queste le più gettonate) ? Analisi sangue ? Analisi urine ? Di tutto. E tanto fa. Come si fa a dire di no ? Grazie al cielo, non sono un politico, perché questo dovrebbe essere proprio il lavoro di un politico serio, far capire quando è il momento di dire sì e no, operando con i medici. Ho sempre pensato che se magari la mia vicina di casa (ai tempi particolarmente attiva) avesse saputo che costava al SSN una cosa come tipo 15.000 - 20.000 euro all'anno, forse si sarebbe calmata. D'altronde era un brava persona e forse davvero non aveva idea del costo che scaricava sulla collettività. 2-3 risonanze all'anno, forse, le sarebbero bastate. @corso.rossi Posso essere d'accordo con te ... ma a condizione che non sia un alibi. Il PD governa in tutte le realtà romagnole, e quello di Forlì non può comportarsi come se fosse all'opposizione. Come faceva Di Pietro nel governo prodi. Quello è il partito, quelle le persone, quello il potere concesso della legge. Non ci sono davvero alibi.

  • Avatar anonimo di corso.rossi
    corso.rossi

    Pd ,a forli è estremamente debole rispetto alle altre città romagnole,di fatto è inesistente politicamente Regione: doveva controllare e non l'ha fatto :perchè'ditemelo voi ! Area VAsta: è gestita da chi vuole affossare forli e prova ne sia pievesistina e le cosiddette mobilità che a forli non vengono pagate dalle altre aziende come dovrebbe essere

  • Avatar anonimo di renzo397
    renzo397

    j.Dorian@- la tua analisi a prima vista è ben fatta ma è contraddittoria con le campagne che riguardano la prevenzione.Come notariamente saprai il primo passo alla prevenzione sono proprio le analisi.Quale medico rifiuterebbe un'esame alla "nonnina" e se poi viene fuori che un'esame gli avrebbe allungato la vita?Consideriamo l'incidenza del cancro nella nostra zona ben più alta rispetto al resto del paese,solo un'accurato Screening ci permette un'aspettativa di vita normale. Si parla di tagli e naturalmente devono passare sulla nostra pelle,tralasciando ..mi sembra di capire le singole responsabilità e sarebbe interessante capire quali sono le voci che maggiormente hanno innescato questo deficit.Forse non lo sapremo mai,o forse ci diranno quello che gli fa comodo dire considerato i vari falsi in bilancio. Personalmente penso che qualcuno in concorso con altri abbia manipolato per interese personale ma tan'è.......

  • Avatar anonimo di pm
    pm

    @corso.rossi Le generalità che hai fornito non mi sembrano sufficienti a spiegare quanto successo, infatti nelle altre AUSL di area vasta non esistono questi problemi.

  • Avatar anonimo di corso.rossi
    corso.rossi

    il nome ed il cognome sono chiari a tutti: Pd Regione Emila Romagna Area Vasta fate voi signori ! se continuare o democraticizzare il sistema con l'alternanza al governo della regione..fate voi,ma poi non lamentatevi !

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    Credo che a questo punto sia necessaria una mappatura dei dati e una efficiente opera di comunicazione. Se è vero quello che dice Bissoni, e ci sono così tante differenze fra Forlì e Reggio Emilia, bisogna cercare di capire il perché. D'altronde le realtà non sembrano così lontane. Credo che l'opera più importante da fare sia quella sui medici di famiglia, che sono la prima barriera di filtro dei costi. Quanto prescrivono ? che tipo di esami ordinano a partità di clientela assistita. Si tratta di un alvoro molto delicato, perché se svolto con il machete si tradurrebbe in un rifiuto alle analisi di quelle tante nonnine (anche la mia era un po' così;) che quando non sapevano che fare andavano dal medico un po' per parlare e un po' per farsi dare qualcosa. E' un fattore culturale che, si spera, vada scemando. Ad ogni modo credo che sia possibile avere una idea di massima su quali siano i punti di costo più forti, e intervenire su quelli. Del resto, il progressivo invecchiamento della popolazione poterà indubbiamente a una dilatazione della spesa sanitaria, per questo come continuo a dire la comunicazione dei dati e l'informazione ai cittadini è importante. Sarebbe anche utile che ogni cittadino sapesse quanto è costato alla fine dell'anno. Tipo una mail che al 31/12 dica, "caro Mario rossi, le visite che ti sei fatto fare quest anno sono costate agli altri contribuenti come te � 3000". Forse non servirebbe a niente per alcuni, ma altri potrebbero avere un'idea di quanto incidono sulle casse comuni, In questo modo, un successivo incremento dei contributi, sarebbe meno osteggiato, o magari lo sarebbe lo stesso, ma da persone in mala fede. Ciò detto, torno alla questione he formulo da giorni ormai: ci volete dire chi l'ha fatta fuori dal vaso ? Nome, cognome, ruolo e data in cui, si pera, è stato licenziato dal servizio publico.

  • Avatar anonimo di benpensante
    benpensante

    Ma chi sarà ilprossimo assessore alla salute della regione ? Forse Bissoni: dicono di no..ed allora queste parole sono di un assessore che tra un mese sarà dimissionario,chi verrà come la penserà e cosa farà di forli ?La sanità forlivese ha una speranza sola per sopravvivere. che le prossime elezioni ci sia un ribaltone e vinca il centro destra !

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