Forlì, kebab. Biserna (Idv): "Come stiamo cadendo in basso"

Forlì, kebab. Biserna (Idv): "Come stiamo cadendo in basso"

FORLI' - "Dio mio, come stiamo cadendo in basso": è l'esclamazione di Giancarlo Biserna, responsabile locale dell'Italia dei Valori, a proposito della polemica sul divieto di aprire ristoranti etnici a Forlì. "La polemica tra AN e Lega su chi copia l' altro per chiedere la chiusura dei "Kebab" a Forlì - afferma Biserna - non può essere lasciata in sospeso. Se si è responsabili in questa nostra città bisogna dissociarsi da tali modi di vedere, che turbano non solo la democrazia e con essa la Costituzione, ma anche la nostra coscienza nel fare politica".


"La politica i problemi li deve risolvere nell' interesse del bene comune, anche degli immigrati, nel rispetto dei diritti e dei doveri di tutti - è l'opinione di Biserna -. I kebab ci possono stare nel centro storico, ma occorrono  non solo decoro, cucina e locali in regola con le norme in un quadro pianificato e controllato dal Comune per le libere attività".

 

"Ci vuole soprattutto un passaggio a priori ed è qui che Lega e An devono intervenire, facile gridare sperando in un pò d pubblicità - è la posizione dell'esponente dell'Idv -. Qual' è il passaggio a priori? La responsabilità dei gestori (mica solo dei kebab, anche degli ambulanti, dei cinesi artigiani, dei dipendenti, ecc) alla quale vanno tenuti per svolgere le loro attività, altrimenti non si da la licenza e non si da lavoro. Qual' è la responsabilità che gli immigrati, ovviamente regolari, devono assumersi?".


"Vivere e lavorare rispettando le nostre leggi - esorta il dipietrista -. Per esempio: se l'extracomunitario  non conosce i fondamentali della nostra Costituzione (e glieli dobbiamo fare conoscere), se l'extracomunitario tiene la sua donna chiusa in casa impedendole di partecipare alla vita collettiva e di istruirsi, se, sempre lui, vive in stato di poligamia, se non rispetta, come si scopre ogni tanto nel giro "cinese," che lavora e fa lavorare in drammatiche condizioni, se non dichiara di essere contro al terrorismo ed alla pena di morte, ecc.ecc.."

 

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"Se non si impegna a rispettare i nostri luoghi pubblici, anche i sacri - conclude Biserna -. Se infine si rifiuta in tempi ragionevoli d conoscere l' italiano. Ebbene, se agisce come testè descritto,  non potrà aprire i kebab e tutto il resto. Come fare per fargli accettare questi impegni? Qualche strumeno c' è. Per esempio la nota "Carta dei Valori" da farsi sottoscrivere dalle Associazioni di riferimento, ma anche dai singoli lavoratori sulla base di un patto che il Comune realizzi  (insieme ai datori di lavoro per i dipendenti) ed ai sindacati per costruire clausole ad hoc nei contratti di lavoro o nelle licenze che li riguardano. La responsabilità loro e anche nostra comincia da qui".

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di d_a_v_i_d_e
    d_a_v_i_d_e

    Sig. Ronchi, purtroppo sono le cronache di tutti i giorni ad associare lo straniero al delinquente. Non si dice che tutti sono delinquenti, una significativa percentuale di quelli che arrivano da noi però sì, ce la fate a fare due conti di matematica? Va bene il discorso che se pagano hanno diritti come gli altri, ma i politici dovrebbero avere a mio parere vedute un tantino più lontane. Sarebbero loro con il loro potere a dover indirizzare flussi in una precisa direzione, se l'avessero in mente. Per la miseria, non possono distribuirsi in tutte le zone della città in modo da integrarsi senza snaturare interi quartieri?

  • Avatar anonimo di Sam
    Sam

    soffiare sul fuoco della paura dello straniero ha pagato alle ultime elezioni e probabilmente pagherà ancora... peccato che fra qualche anno questa folle politica basata sulla paura dell'altro ci presenterà il conto: una società ultra-atomizzata dove lo scontro tra etnie e religioni diverse sarà la regola.

  • Avatar anonimo di Alessandro Ronchi
    Alessandro Ronchi

    Chi commette un reato va punito. Non si capisce perché si vuole associare per forza lo straniero al delinquente. Se apre una attività commerciale deve sottostare a tutte le regole dei suoi concorrenti italiani, punto. Le lezioni di italiano, i giudizi morali sulla vita sessuale che non comportano reato, sono un'altra cosa. Mescolare la grammatica ai maltrattamenti è secondo me privo di senso, ci sono tanti italiani che non parlano italiano e tanti italiani che maltrattano le donne. Chi maltratta le donne deve essere punito indipendentemente dalla cittadinanza.

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