Forlì, l'antico Egitto mai visto sbarca ai Musei San Domenico

Forlì, l'antico Egitto mai visto sbarca ai Musei San Domenico

Frammento di sarcofago di Assiut

Una novità assoluta che emerge dal deserto. Per la prima volta verranno esposti 400 straordinari reperti datati intorno al 2000 a.C., scoperti dal grande egittologo Ernesto Schiaparelli, nei primi anni del ‘900, nelle necropoli di Assiut e Gebelein e premurosamente conservati per un secolo nei depositi del Museo Egizio di Torino. Si inaugura il prossimo 11 settembre a Forlì la mostra "Egitto mai visto. Le dimore eterne di Assiut e Gebelein" ospitata nelle sale del Complesso di San Domenico.

 

Oggi, a distanza di quasi 100 anni, dopo un accurato lavoro di studio e di restauro, è finalmente possibile per tutti rivivere l'esperienza e le emozioni di quelle straordinarie scoperte, effettuate fra il 1908 e il 1920 dalla Missione Archeologica Italiana. Per iniziativa della Fondazione Cassa dei Risparmio di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì e con Civita Servizi, nella prossima stagione autunnale i Musei San Domenico ospiteranno la nuova grande mostra dedicata alla civiltà egizia, inaugurando un secondo programma espositivo, aperto alle più varie espressioni della cultura artistica antica e moderna. Egitto mai visto, presenterà allestiti nelle sale a piano terra del San Domenico, grazie alla generosa concessione della Soprintendenza Archeologica del Piemonte e delle Antichità Egizie e alla collaborazione della società Start.

 

Nella mostra sono finalmente esposti al pubblico quei materiali archeologici rimasti per molti anni nei depositi del Museo Egizio. Anche con l'ausilio di fotografie originali, possiamo tornare virtualmente nei due capoluoghi di provincia nell'Antico Egitto dove il deserto ha custodito per 4mila anni i segreti della vita quotidiana e della vita nell'aldilà.

 

L'esposizione ruota intorno ad uno straordinario nucleo di dodici sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d'offerta e rituali funerari magico-religiosi. In molti casi, grazie alla lettura dei geroglifici, è possibile svelare i nomi di questi uomini e donne appartenuti alla classe media, amministratori e piccoli proprietari terrieri, vissuti nel Medio Egitto intorno al 2000 a.C.

 

I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali oggi possiamo ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie.

 

Il progetto scientifico e la curatela della mostra è dovuta ad Elvira D'Amicone e Massimiliana Pozzi Battaglia, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie e della Società Cooperativa Archeologica. Il suggestivo allestimento è progettato da Costantin Charalabopoulos.

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