Forlì, L'assessore Drei: "Entro un anno gli stati generali del Welfare"

Forlì, L'assessore Drei: "Entro un anno gli stati generali del Welfare"

L'assessore al welfare Davide Drei

FORLI' - I cittadini immigrati passano avanti agli italiani nei servizi sociali? "Una leggenda metropolitana che cercherò di sfatare al massimo: non esistono corsie preferenziali, ma solo condizioni di disagio che hanno tutte necessità di interventi", si presenta così Davide Drei, neo-assessore comunale ai Servizi sociali. Drei ha nel cassetto il progetto di allestire, entro un anno, una sorta di Stati Generali del sociale per disegnare la Forlì sociale del domani.

 

Con l'intervista a Drei comincia l'iniziativa di RomagnaOggi.it per conoscere gli amministratori locali appena nominati. Sono centinaia e centinaia i cittadini che avranno a che fare coi nuovi referenti comunali. Chi sono? Come la pensano? Ecco le risposte di Drei, un assessore uomo per i servizi sociali, da sempre considerato un settore ad appannaggio femminile. Non iscritto a partiti, è vicino al Pd per aver votato, "sempre privatamente e senza clamori" ci tiene a marcare, alle primarie del Partito Democratico.

 

Chi è Davide Drei?

Sono nato nella cooperazione sociale e nel Consorzio di solidarietà sociale, coordinando i primi progetti per l'inserimento degli immigrati. Vent'anni fa entrai nel sociale con l'obiezione di coscienza, poi sono stato tra i fondatori di ‘Spazi Mediani' nel 1996, la prima cooperativa che si è occupata stabilmente di immigrazione. Per anni sono stato presidente regionale della federazione delle coop sociali di Confcooperative, e vice-presidente nazionale di Federsolidarietà".

 

Possibili conflitti di interesse in vista?

Mi sono dimesso da tutti gli incarichi, non sono più socio della cooperativa, non sono più nel Consorzio e rappresentante di Federsolidarietà, per incompatibilità tra gli incarichi. Sono in aspettativa e sarò un assessore a tempo pieno, perché neanche il tempo pieno basterà.

 

Una sua "carta d'identità"?

Ho 44 anni, sono sposato e ho due bambini. Abito nella zona di viale II Giugno, nell'area della parrocchia di Regina Pacis. Non sono un neofita dei servizi sociali, ho contribuito a costruirli negli anni.

 

Balzani vi ha messo, tutti voi assessori, a studiare. Come trova la situazione attuale?

Ci vorranno mesi per avere un quadro approfondito, ma quel che vedo è un sistema solido, che è patrimonio del territorio. E' vero che emergono nuovi bisogni, con gli equilibri demografici che cambiano, e che bisognerà fare i conti con risorse che non sono più quelle di alcuni anni fa. Chiederemo al cittadino di essere responsabile e partecipe dei servizi, non solo un fruitore: lavoreremo sulla consapevolezza del cittadino.

 

Ci saranno cambi dei dirigenti?

Non sono in grado di poterlo dire ora. La dottoressa Ibba sta garantendo un'ottima tenuta complessiva del sistema, e attraverso di lei sto facendo una lettura ampia e approfondita della realtà dei servizi sociali forlivesi.

 

In molti addetti del settore sociale temono che il Comune riporti al suo interno i servizi.

Non si tornerà indietro, sarà un modello pluralista e non ci sarà alcuna internalizzazione ideologica. Staremo però molto attenti alla spesa pubblica, in una logica di qualità competitiva tra i diversi soggetti. Pluralismo e sussidiarietà saranno i due pilastri entro cui ci muoveremo.

 

I suoi valori di fondo per il governo del welfare

Uno è quello che dicevo: Forlì deve diventare un laboratorio del welfare avanzato con la piena applicazione del principio di sussidiarietà, qui abbiamo una storia nobile di partecipazione della cooperazione sociale, e il sistema ha sempre più bisogno che sia anche il cittadino a farsi carico dei servizi.

 

E' un giro di parole che preannuncia nuovi balzelli per i servizi sociali?

No, le risorse vengono dalla fiscalità generale, intendo dire che i cittadini devono essere soggetti attivi come volontari, come professionisti, con la partecipazione nelle cooperative sociali, come associazioni di utenza. Il dialogo sociale è una mia priorità: i servizi sociali non devono essere un posto dove si va a chiedere e basta.

 

Nell'elenco non ha citato le famiglie...

Troppo spesso la parola ‘famiglia' viene usata ideologicamente, guardo di più ai problemi concreti. Certo una famiglia che si fa carico delle nuove generazione deve trovare il massimo sostegno dell'amministrazione comunale, perché sta costruendo la Forlì del domani.

 

Spesso dei servizi sociali c'è paura, si dice che il loro intervento scardina le famiglie, porta via i figli. E' vero?

Lo spirito con cui tutti gli operatori sociali affrontano il tema del disagio è di farlo nel modo più delicato e comprensivo possibile. L'intervento dell'operatore sociale non va visto come un intervento poliziesco, che non spetta a noi. Ma non possiamo, però, dire sempre ‘sì', con quello che ne comporta sugli oneri economici. Non mi risulta comunque che ci siano stereotipi diffusi fuori dalla realtà. Anzi c'è quello che dice che i cittadini immigrati sono facilitati...

 

Un cavallo di battaglia della Lega Nord. Parliamone, è vero?

E' una leggenda metropolitana, sulla cui realtà cercherò di comunicare in tutti i modi: non esistono corsie preferenziali, ma condizioni di disagio che hanno tutte necessità di interventi sociali. C'è una battaglia ideologica della Lega: sulle case popolari, per esempio, la percentuale di assegnazioni è inferiore alla percentuale di residenza, pur avendo questi cittadini più disagio abitativo degli italiani.

Comunque questi problemi non saranno affrontati dividendo tra poveri di serie A e poveri di serie B, anche perché un immigrato fuori dal sistema dell'assistenza diventa comunque un problema sociale per tutta la collettività

 

Come fare allora?

Non credo molto nella logica delle graduatorie, ma nell'offerta variegata di opportunità per risolvere un problema. Quindi, per esempio, non solo case popolari. Servirà il pieno coinvolgimento della creatività dei cittadini.

 

Si è fatto un'idea sul caso del bambino affidato ad un pedofilo?

Non mi esprimo perché c'è un'indagine in corso. Noi però dobbiamo garantire al cento per cento il servizio, specialmente quando c'è un minore

 

Una cosa che farà subito?

Una ricognizione dello stato delle risorse. Mi propongo, entro un anno, di organizzare una sorta di Stati Generali del welfare, chiamiamoli così. Questo per capire come il sistema è percepito dai cittadini e soprattutto come i cittadini vogliono coinvolgersi. E' la partecipazione come la intende la nuova amministrazione del sindaco Balzani: partecipare al sistema dei servizi non nella loro descrizione, ma nella loro realizzazione. Fare una sorta di lettura collettiva: Forlì si dovrà domandare quale sarà il suo futuro sociale, oggi, con un sistema di garanzie acquisite e risorse minori. E' da molti anni che non si faceva.

 

Fabio Campanella

Commenti (4)

  • Avatar anonimo di corso.rossi
    corso.rossi

    l'assessore deve considerare che il welfare è un misto di sociale e sanitario e che uno puo' funzionare meglio se funziona bene l'altro.A Forli il sociale funziona ,da anni ed anni,in modo assolutamente egregio,mentre il sanitario da qualche anno scricchiola assai,ovvero funziona assai meno bene di quello che viene fatto capire.L'assessore deve capire questo emettere assieme le cose.A forli ci sono persone preparate culturalemnte,politicamente,socialmente e sanitariamente delle quali un buon assessssore dovrebbe fare tesoro e non escluderli dal sistema perchè poco simpatici alla "nomenklatura" che è cambiata ma ha sempre la K.Sono quelle persone senza colore politico che fanno della loro vita una missione al servizio della comunità e che non nascondono le loro idee.Impegnate nel mondo sociale e sanitario,persone trasparenti ed apprezzate vicino e lontano da Forli.Con queste e non coi convertiti dell'ultima ora l'assessore dovrebbe costruire qualcosa.

  • Avatar anonimo di innominato
    innominato

    cominciamo bene quello che e sotto gli occhi di tutti viene considerata leggenda metropolitana,ma il problema e risolto faremo gli stati generali e ne riparleremo fra un annetto(forse)

  • Avatar anonimo di Thomas
    Thomas

    "Mi propongo, entro un anno, di organizzare una sorta di Stati Generali del welfare, chiamiamoli così. Questo per capire come il sistema è percepito dai cittadini e soprattutto come i cittadini vogliono coinvolgersi. E' la partecipazione come la intende la nuova amministrazione del sindaco Balzani: partecipare al sistema dei servizi non nella loro descrizione, ma nella loro realizzazione. Fare una sorta di lettura collettiva: Forlì si dovrà domandare quale sarà il suo futuro sociale, oggi, con un sistema di garanzie acquisite e risorse minori. E' da molti anni che non si faceva." l'Ass. Drei conferma la sua lucidità (nota a tutti coloro che nel corso degli anni hanno seguito e apprezzato il suo percorso). Giusto proseguire nel processo di cambiamento razionale e ben ponderato.

  • Avatar anonimo di corso.rossi
    corso.rossi

    che dice l'assessore? Forli ha i migliori servizi sociali d'europa,basta portarli avanti con un filo di gas facendo tesoro di quanti vi hanno lavorato negli ultimi anni.Altro che rinnovamento qui bisogna tenersi stretto chi ci ha lavorato sia funzionari che collaboratori.Con la mania di cambiare si butterà via il bambino assieme all'acqua.

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