Forlì: l'Ebe di Canova dice addio alla Pinacoteca e parte per il San Domenico

Forlì: l'Ebe di Canova dice addio alla Pinacoteca e parte per il San Domenico

Forlì: l'Ebe di Canova dice addio alla Pinacoteca e parte per il San Domenico

FORLI' - Si può definire un momento emblematico per la città di Forlì: giovedì 8 gennaio 2009 l'Ebe di Antonio Canova lascia definitivamente la Pinacoteca di corso Della Repubblica per essere trasferita nella nuova sede, presso i Musei San Domenico. Un delicatissimo trasporto, curato da Arterìa, come quello di molte delle altre statue che arricchiranno la mostra "Canova. L'ideale classico tra scultura e pittura", in programma dal 25 gennaio ai Musei San Domenico.

 

Un lavoro minuzioso, studiato nei minimi particolari, ma soprattutto "un evento storico - sottolinea il presidente della Fondazione Carisp Forlì, Piergiuseppe Dolcini - perchè questa città conserva il tesoro della bellezza, l'ideale classico della bellezza assoluta nell'Ebe. La mostra su Canova dovrebbe portare il San Domenico a raggiungere il punto più alto del nostro fare mostre".

 

La statua alta 166 cm, realizzata dallo scultore di Possagno, tra il 1816 ed il 1817, è stata ricavata in marmo statuario e rappresenta la coppiera degli dei, figlia di Zeus ed Era. Il basamento originale, in legno di rovere scolpito, è in restauro ed attenderà l'Ebe al San Domenico.

 

Lavorano 7 uomini per questo trasferimento dell'opera dal valore assicurativo di 6 milioni di euro. "La scultura viene sollevata leggermente per inserire alcune stecche che ne facilitino lo scivolamento all'interno della cassa interna - racconta Marie Andree Mondini, rappresentante di Arterìa - viene poi fissata nei punti meno sensibili e collocata all'interno di una seconda cassa, sempre in legno, dotata di speciali misure che proteggono da vibrazioni, urti e sbalzi di temperatura. L'Ebe sarà protetta anche da un sacco di polietene. Attraverso un ponteggio esce dalla sala e viene posizionata all'interno del camion che la porta al San Domenico. Qui verrà collocata al primo piano tramite una gru, attraverso la finestra".

 

"Si tratta di un evento eccezionale nel cuore della mostra - aggiunge il coordinatore generale, Gianfranco Brunelli - la più grande mai realizzata su Canova per numero di opere, saranno 196".

 

Un po' di malinconia per questo trasferimento c'è: "E' qui da 87 anni - spiega l'assessore comunale alla cultura, Gianfranco Marzocchi - ed oggi è la donna più corteggiata. Ma questo momento simboleggia un cambiamento epocale per la città di Forlì, che ha scoperto una nuova identità con i Musei san Domenico". "Per me che sono qui dal 1972 - aggiunge Luciana Prati, dirigente del Servizio Pinacoteca e Musei del Comune di Forlì - è come una figlia che se ne va", e racconta la storia dei viaggi di Ebe.

 

Ebe fu commissionata da Veronica Zauli Naldi vedova Guarini intorno al 1816. La statua, completata già nel 1817, venne tuttavia consegnata nel 1818 a Firenze, dal momento che nel frattempo Veronica aveva sposato in seconde nozze il conte Ferdinando Guicciardini, Maggiordomo Maggiore e Primo Gentiluomo di Corte di Maria Luisa di Borbone, Duchessa di Lucca, che lì aveva la sua residenza in palazzo già Bardi al Lungarno.

 

Qui la statua rimase fino al 1840, quando Pietro Guarini, figlio di Veronica, dopo la morte di lei (1837) ottenne la statua, il cui valore (quattromila scudi romani) venne detratto dalla quota di eredità di sua spettanza. Si rileva una discrepanza fra i documenti conservati presso l'archivio Guicciardini e la Cronaca del Calletti, che indica il 1841 come data di arrivo a Forlì. In Palazzo Guarini, in una nicchia nella Sala di Cerere, l'opera rimase fino al 1875, quando alla morte di Pietro Guarini, essa fu destinata per disposizione testamentaria al di lui figlio primogenito Giovanni.

 

L'Ebe fu trasportata nella residenza del nuovo proprietario, Palazzo Guarini Matteucci di corso Garibaldi, in una saletta ovale affacciata su via Caterina Sforza. Giovanni Guarini ne propose successivamente al Comune di Forlì l'acquisto, che venne deliberato nel Consiglio Comunale del 29 novembre 1887, al prezzo di £ 60.000. Per finanziarlo il Comune contrasse un mutuo con la Banca Popolare Forlivese.

 

Fra la fine di febbraio e gli inizi di marzo del 1888 l'opera fu esposta nella sede della Pinacoteca al piano nobile del Palazzo della Missione, attuale sede della Provincia, dove rimase fino al 1922, quando i Musei vennero trasferiti in Palazzo del Merenda.

 

Durante la guerra l'Ebe viene "sfollata" a Villa Sisa. Da lì non senza danni, cioè il sollevamento della testa, dovuto forse più all'umidità del luogo in cui fu rinchiusa che non alla violenza dell'esplosione (la Sisella fu minata), la statua tornò in Pinacoteca. Da allora si è allontanata solo nel 1992, per la mostra di Venezia dedicata a Canova, e nel 2000 per la mostra Lo spazio il tempo le opere presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna.

 

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Chiara Fabbri


Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Ambrogetti renata
    Ambrogetti renata

    ho trovato questo bell'articolo sull'Ebe del canova col "palazzo guarini forli" perchè ho appreso che qui stava la statua prima di passare alla pinacoteca . Ero incuriosita perchè mia mamma (ancora vivente 94 anni ) ha vissuto dai 14 anni ai 29 nel palazzo Manzoni essendo la dama di compagnia (così si diceva allora ) della signora Cornelia Manzoni In Portolani. Lei ha sempre raccontato che spolverava il basamento di legno tutte le mattine perchè era in quella casa il basamento dell'ebe del Canova . Era così presente nella nostra vita questo racconto che l'ho vissuto come un grande zio. La cosa è plausibile perchè il casato che fini nel 1944 quando morì anche l'ingegner Portolani tutto il palazzo andò in eredità a dei lontani parenti Guarini di Firenze a cui noi abbiamo pagato l'affitto fino al 1963 del modesto appartamentino che mia madre si fece dare nel 1944 quando si sposò, in via Morattini ,prospicente detto palazzo Manzoni e che si affacciava nel cortile interno col pozzo ed annesso giardino con montagnola che ha il suo confine con la piazzetta della s. s. Trinità. Ambrogetti Renata

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