Forlì: l' "Occidente nel labirinto" apre nel segno di Kafka

Forlì: l' "Occidente nel labirinto" apre nel segno di Kafka

Forlì: l' "Occidente nel labirinto" apre nel segno di Kafka

FORLI' - Sabato 19 settembre alle 21 al Teatro comunale "Diego Fabbri" si tiene "Gente di Praga", il concerto di inaugurazione del "Fattore Kafka", con la nona edizione del festival ‘L'Occidente nel labirinto'. Sarà di scena l'Euco (European Community Chamber Orchestra), uno dei nuovi, prestigiosi partner della nona edizione della manifestazione. Il concerto sarà su musiche di Haydn e Mozart e altri.

A questa orchestra - costituitasi nel 1981 e riconosciuta ormai come una delle più raffinate formazioni musicale del vecchio continente - è affidato il concerto inaugurale del Fattore Kafka, dall'evocativo titolo "Gente di Praga".

Il nome di Kafka, infatti, è inscindibile da Praga. Ma quando si parla di Praga, si parla anche di musicisti che hanno unito in modo inscindibile il loro nome e la loro arte alla capitale boema: Wolfgang Amadeus Mozart, prima di tutto, vero e proprio praghese di elezione, e poi Joseph Haydn. Di questi due sommi numi della musica saranno eseguiti rispettivamente il Divertimento in fa maggiore K.138 e  la Sinfonia n. 49 in fa minore "La Passione".

Dopo Haydn e Mozart, il programma prevede lo splendido Concerto per clarinetto in mi bemolle del compositore boemo Leopold Kozeluh (1747-1818), con Claudio Mansutti al clarinetto e, in prima esecuzione assoluta, Volo. Dedicato a Franz Kafka, di Raffaele Bellafronte, uno dei più apprezzati compositori italiani all'estero. La partitura di Bellafronte simboleggia il tormentoso e multiforme "volo" del pensiero che, attraverso un continuo dialogo tra il melos e gli elementi ritmici degli archi, rimbalza tenacemente dentro le pareti della nostra coscienza.

 

E l'alternarsi di momenti estatici a momenti di grande concitazione ritmica creano l'ambiente dentro cui si muovono i tre temi centrali della composizione, i quali , passando tra le diverse sezioni degli archi generano un sistematica mutazione del colore. Bellafronte manifesta in questo modo lo stato d'animo e l'inquietudine dello scrittore a cui è dedicata l'opera e i tre melos ricordano la sua città a tre colori perché composta di tre diverse etnìe: la cèca, l'ebraica, la tedesca.

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