Forlì: l'ultimo commosso saluto a don Carlo Gatti

Forlì: l'ultimo commosso saluto a don Carlo Gatti

Forlì: l'ultimo commosso saluto a don Carlo Gatti

Chiesa di San Giovanni Apostolo gremita all'inverosimile, ieri pomeriggio per l'estremo saluto a "e pridt ad Cangia", il popolare don Carlo Gatti, morto domenica a 74 anni. Molti dei fedeli accorsi alle esequie sono rimasti sul sagrato di via Angeloni, impossibilitati ad entrare in chiesa. Durante la liturgia funebre, presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi con l'assistenza di almeno 50 sacerdoti, fra cui anche alcuni presbiteri polacchi giunti appositamente dal loro lontano paese - don Gatti ha avuto numerosi cappellani polacchi - i fedeli della comunità parrocchiale da lui fondata nel 1970 hanno fatto corpo unico attorno ai familiari e ai congiunti.

 

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Presenti anche molte persone beneficiate in vita da un prete tanto scomodo e fuori dagli schemi, quanto umile e generoso - sua la prima schiera di extracomunitari africani ospitati in canonica nei primi anni Novanta. Il clima di pacata commozione e mestizia si è quasi surriscaldato, al pensiero degli ultimi mesi di don Carlo, profondamente amareggiato al pensiero di dover lasciare la sua comunità non appena avesse compiuto i 75 anni, l'età indicata dal diritto canonico per rassegnare le dimissioni da parroco. "Sono contenta - si legge in un vibrante foglietto scritto da mano anonima e affisso in bella vista sul sagrato della chiesa - che il cielo abbia voluto premiarla facendola morire nella parrocchia per la quale ha dato tutta la vita".

 

"Don Carlo - ricorda, commosso, lo stesso vescovo - a luglio e agosto, quando ci siamo incontrati per parlare del futuro, mi ha profetizzato ripetutamente che sarebbe morto presto". "Don Gatti - riferisce monsignor Livio Lombardi nel suo necrologio - è stato un prete all'avanguardia in tante situazioni: primo prete forlivese a divenire vice preside di una scuola pubblica, l'Istituto commerciale per ragionieri, pioniere della solidarietà al popolo polacco ancora imprigionato dietro la cortina di ferro - fra i celebranti anche un emissario del vescovo della diocesi di Wroslav, di cui don Carlo era benemerito - "primatista" locale, se non italiano, in fatto di pellegrinaggi guidati in Terra Santa, primo a tradurre in dialetto forlivese alcuni testi evangelici".

 

L'ultimo lavoro nella lingua dei padri, l'anno scorso, sono stati gli "Atti degli Apostoli", dati alle stampe dopo ben 20 anni di studi. Nel corso della liturgia è stato letto anche un messaggio di cordoglio del sindaco di Forlì Roberto Balzani. Ora, i resti mortali dell'indimenticabile "pridt ad Cangia" giacciono nel cimitero parrocchiale della natia Roncadello, nel cuore pulsante di quella Romagna da lui tanto amata.

 

Piero Ghetti


Commenti (1)

  • Avatar anonimo di paolone
    paolone

    Se si è "mosso" anche il laicissimo sindaco Balzani, vuol dire che il buon don Carlo valeva veramente, e tanto. Peccato non se ne siano accorti alcuni suoi confratelli, nè lo stesso vescovo, presi dal vortice del rinnovamento a tutti i costi della geografia parrocchiale. Ma senza preti giovani cosa rinnovate?

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