Forlì, la comunità romena scrive al sindaco: ''Vogliamo una chiesa per noi''

Forlì, la comunità romena scrive al sindaco: ''Vogliamo una chiesa per noi''

FORLI' – “Vorremmo un luogo di culto dove celebrare l’Eucaristia e somministrare i sacramenti”. Forti della loro consistenza numerica, valutata in 900 presenze fra città e dintorni, anche a Forlì comincia a farsi sentire la gente di Romania. Chiedono un luogo di culto che diventi punto di riferimento preciso per la loro comunità, composta per lo più da cristiano ortodossi. Lo fanno con una lettera indirizzata al sindaco Nadia Masini (foto) di monsignor Siluan.


Recentemente ha preso carta e penna, rivolgendosi direttamente al sindaco Nadia Masini, il vescovo ausiliare ortodosso per l’Italia monsignor Siluan. La sede del Vicariato d’Italia della Metropoli ortodossa romena dell’Europa Occidentale e Meridionale ha sede a Milazzo, in Sicilia.


“Ella – scrive l’alto prelato al primo cittadino forlivese – è certamente a conoscenza che nel suo Comune il numero dei fedeli ortodossi, romeni e moldavi, è importante. Riteniamo sia di grande utilità lo svolgimento di un impegno pastorale e sociale nei confronti di questa comunità”. Dopo alcuni anni di funzioni religiose celebrate la domenica pomeriggio nella chiesa parrocchiale della Pianta, in via Tripoli, gentilmente concessa dal sempre accogliente don Amedeo Pasini con il beneplacito dell’allora vescovo monsignor Vincenzo Zarri, da circa tre mesi gli ortodossi si radunano, sempre la domenica, nella magnifica chiesetta seicentesca dedicata a San Giuseppe dei Falegnami, popolarmente conosciuta come di San Giuseppino, in via Albicini. La media di partecipazione alla liturgia eucaristica è di 40 fedeli, ma alla veglia della notte di Pasqua erano almeno il doppio. Il problema è che pure quell’edificio, posto proprio di fronte alla sede diocesana dell’Azione Cattolica, è una soluzione provvisoria. Nel tentativo, finora risultato vano, di un luogo stabile, il vescovo ortodosso arriva a chiedere al sindaco di Forlì nientemeno che Sant’Antonio Vecchio, in corso Diaz.


“A parte il fatto – risponde l’assessore al patrimonio Lodovico Buffadini – che quella chiesa dal 1960 è adibita a Sacrario dei Caduti forlivesi, è bene precisare che il Comune non è in grado di soddisfare una simile richiesta. Il nostro patrimonio immobiliare o è utilizzato o è suscettibile di alienazione”. Buffadini si dichiara convinto che, per arrivare ad una soluzione, occorra valutare la situazione in accordo con la Diocesi. “Se fosse possibile – insiste monsignor Siluan – avremmo bisogno anche di spazi per svolgere corsi di catechismo, incontri con i giovani e tanti altri corsi per migliorare le condizioni di vita e l’integrazione dei nostri immigrati. Il nostro incaricato per queste attività è il reverendo padre Remus Florin Hanis”. Il responsabile dell’Ufficio pastorale diocesano monsignor Pietro Fabbri ammette che la Diocesi di Forlì-Bertinoro è da tempo informata della richiesta e sta valutando alcune ipotesi. La richiesta dei cristianissimi ortodossi non desta certo l’imbarazzo dato dalle concomitanti “avance” della comunità mussulmana forlivese, alla continua ricerca di un luogo pubblico da adibire a moschea. Ma l’impressione è che, anche per i “cugini d’Oriente”, sarà un processo lungo.

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Piero Ghetti


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