Forlì: la Fondazione lancia la mostra sul ventennio. Dolcini: "Ma ognuno faccia la sua parte"

Forlì: la Fondazione lancia la mostra sul ventennio. Dolcini: "Ma ognuno faccia la sua parte"

Forlì: la Fondazione lancia la mostra sul ventennio. Dolcini: "Ma ognuno faccia la sua parte"

FORLI' - La mostra del Canova, in corso al museo San Domenico, chiuderà in estate con un afflusso di 120mila visitatori: un numero mai visto prima nella città di Saffi e che proietta Forlì tra le città ormai più importanti delle mostre d'arte. Insomma, è finita la "gavetta", ma le incognite non mancano: "Col Canova finisce un ciclo - spiega il presidente della Fondazione Carisp Piergiuseppe Dolcini -: ora ci dobbiamo chiedere: cosa facciamo in futuro?".

 

Il messaggio che viene dal Monte di Pietà, la sede della Fondazione bancaria che ha organizzato le quattro grandi mostre degli ultimi anni al San Domenico è chiaro: la Fondazione non può più pagare da sola. "Ad oggi col Canova abbiamo avuto 80mila visitatori e chiuderemo con circa 120mila, oltre le previsioni ottimistiche, ma abbiamo speso davvero tanto e su questo si dovrà riflettere", spiega il presidente Piergiuseppe Dolcini.

 

Il risultati per Forlì si vedono, a quanto pare. "La mostra di Canova è conosciuta, ce lo riconoscono tutti i massimi vertici del mondo dell'arte, questo significa che la città di Forlì è conosciuta. Ma non solo: con queste quattro mostre abbiamo individuato uno schema concettuale di fare mostre: quello di  collegarsi al patrimonio artistico locale, un collegamento col territorio che fuori già chiamano ‘modello Forlì'", continua Dolcini. Ma il rischio è che questo modello si afflosci: "Basta un anno senza mostre e si corre il pericolo di essere dimenticati".

 

Continuiamo a fare mostre? E' quanto si chiede Dolcini, che risponde sì, con un ‘ma'. "Le altre mostre precedenti ci sono costate in media 1,8 milioni di euro, questa costerà di più: il rischio, in questa crisi finanziaria, è di azzerare la presenza della Fondazione nell'associazionismo culturale forlivese, sospendere del tutto un'erogazione a pioggia, che in sé non è negativo", continua Dolcini. Il presidente della Fondazione va dritto ai candidati sindaci: "Ci deve essere una sensibilità maggiore delle istituzioni, dei privati, degli imprenditori: ci deve essere un progetto di un futuro sindaco, per essere chiari". Perché, per Dolcini, le mostre entrano a pieno titolo tra le "iniziative che fanno sviluppare la città".

 

Cosa fare per il futuro? Il presidente della Fondazione infrange un tabù: l'arte e l'architettura del Ventennio. "Dobbiamo essere più obiettivi su una realtà che ha aspetti variegati - spiega Dolcini - mi riferisco al Ventennio, che Benedetto Croce considerava una parentesi della storia italiana: non è così e dell'urbanistica e dell'architettura di quel periodo Forlì è una città che ne ha pienamente i segni". Per il futuro, Dolcini pensa ad una "mostra diffusa nella città e non chiusa nelle mura del San Domenico". Ma la domanda che si ripropone è la stessa: "Quanto costerà? E chi ci metterà la sua parte?"

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di bastian contrario
    bastian contrario

    è un problema di foundaraising, come dice il Melandri, fate fare a lui una buona raccolta fondi per sostenere le mostre sul ventennio...

  • Avatar anonimo di #Davide#
    #Davide#

    ci sono anche le poste, l'ex GIL, l'ITI ecc ecc... forse rientrano di più nei concetti di 'architettura' ed 'urbanistica' per come li voleva intendere Dolcini. Quei 20 anni di storia italiana non sono popolati solo da cattivi omini neri...

  • Avatar anonimo di nando
    nando

    ...di quel periodo Forlì è una città che ne ha pienamente i segni...Infatti: I Cimiteri di guerra presenti a Forlì sono 2 e ospitano le tombe di circa 2000 soldati dell'Impero Britannico: inglesi, canadesi, neo-zelandesi, australiani, indiani, pachistani e sud-africani. Sono: 1)Cimitero degli Inglesi in via Borghina in località Vecchiazzano; sono sepolti 738 caduti della Seconda Guerra Mondiale, di cui 4 sono ancora ignoti. Si tratta di soldati inglesi, canadesi, neo-zelandesi, sudafricani, indiani, del "Pioner Corps" dell'Africa del Sud e delle Seychelles che caddero nei combattimenti dell'ottobre-dicembre 1944, nella zona fra Rimini e Ravenna. 2)Cimitero degli Indiani in via Ravegnana; sono sepolti 496 caduti della Seconda Guerra Modiale, di cui 493 dell'esercito indiano della IV, VIII e X Indian Division e tre dell'esercito britannico, 15 sono ancora ignoti.

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -