Forlì, la Traviata chiude la "Camera della Musica"

Forlì, la Traviata chiude la "Camera della Musica"

Forlì, la Traviata chiude la "Camera della Musica"

FORLI' - "La Camera della Musica", la rassegna sinfonica promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con l'associazione Bruno Maderna (e il patrocinio del Comune di Forlì - Assessorato alla Cultura), presenta l'appuntamento conclusivo della XII edizione. Il 27 aprile 2010 presso il Teatro Diego Fabbri verrà allestita l'Opera "Traviata" di G. Verdi in coproduzione con il Teatro Consorziale di Budrio e l'Associazione Amici della Musica di Cuneo.

 

Sul palco Roberto Servile nel ruolo di Germont e Fermanda Costa nel ruolo di Violetta, assieme ad un cast di giovani promettenti cantanti vincitori di premi nazionali ed internazionali. L'Orchestra Bruno Maderna di Forlì sarà diretta dal M° Aldo Salvagno. Le scene e i costumi sono un allestimento del Teatro Consorziale di Budrio e la Regia è affidata a Edoardo Siravo.

 

Giuseppe Verdi

La Traviata

 

Orchestra Maderna

 

Direttore Aldo Salvagno

 

Regia Edoardo Siravo

Violetta Fernanda Costa

Alfredo Gian Luca Pasolini

Germont Roberto Servile

Flora Sara Cervasio

Annina Sun Hyung Cho

Dottore Luca Gallo

Barone Antonio Marani

Gastone Alessandro Fantoni

Marchese Alessandro Righi

Coro Vincenzo Bellini Direttore Roberto Bonato

Corpo di Ballo Società di danza di Bologna

 

 

La traviata è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas (figlio) La signora delle camelie; viene considerata l'opera più significativa e romantica di Verdi e fa parte della "trilogia popolare" assieme a Il trovatore e a Rigoletto.

La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853 ma, a causa soprattutto d'interpreti non all'altezza e della scabrosità dell'argomento, si rivelò un sonoro fiasco; ripresa l'anno successivo con l'interpretazione di un cast più valido e retrodatando l'azione di due secoli, riscosse finalmente il meritato successo.

Nel tempo La traviata non ha mai smesso d'appassionare, entrando a far parte del cosiddetto "repertorio". Il ruolo principale, quello di Violetta, richiedendo una voce da soprano di coloratura, specie nell'atto primo, e lirica e drammatica in modo da restituire appieno la tinta verdiana, ha avuto interpreti di altissimo livello.

Fra i passaggi più popolari dell'opera sono da segnalare l'invocazione di Violetta "Amami, Alfredo", il famoso brindisi "Libiamo ne' lieti calici", la cabaletta "Sempre libera degg'io", il concertato finale del secondo atto, l'aria "Addio, del passato" e il duetto "Parigi, o cara".

 

Siamo nella Parigi di metà Ottocento e tutto ha inizio in casa della bella e giovane Violetta Valéry, famosa cortigiana. C'è una festa: Violetta sa di essere gravemente malata e vuole dimenticare la sua condizione tra danze e vino. Il suo amico Gastone le presenta Alfredo Germont, un giovane incantato dall'incredibile fascino di lei, che le dedica un brindisi. I due ballano insieme, cosa che non sfugge all'amante abituale della donna, il barone Douphol. Improvvisamente Violetta, allontanatasi dagli altri invitati, si sente male. Viene raggiunta da Alfredo che le dichiara il suo amore. Violetta dice di non credere ai sentimenti, ma alla fine gli regala un fiore. È una camelia: quando sarà appassita Alfredo potrà rivederla. Il giovane se ne va pieno di speranza e Violetta, a festa finita, accarezza un'idea spregiudicata: lei, una cortigiana, per la prima volta si potrebbe innamorare sul serio. Ma subito fugge al pensiero e canta con gioia alla sua vita di piaceri.

 

Salto temporale. Violetta ha ceduto all'amore di Alfredo e ora i due vivono felici in una villa di campagna, lontani da Parigi. Versano in cattive condizioni economiche, e Violetta decide di vendere i suoi gioielli e i suoi averi per pagare i debiti di lui e poter continuare la convivenza. Alfredo non riesce ad accettare la cosa: parte per Parigi alla ricerca di soldi. In sua assenza arriva il padre, Giorgio Germont. Prima aggredisce Violetta accusandola di voler rovinare il figlio e poi, quando scopre che in realtà le spese sono tutte sostenute da lei, le chiede l'impossibile: lasciare Alfredo, liberandolo così da un'unione scandalosa che lo macchia d'infamia e che impedisce alla sorella di lui di trovare marito. Violetta all'inizio rifiuta recisamente - Alfredo è tutto ciò che ama, la sua unica ragione di vita - ma poi accetta per il bene del suo amante. Mentre gli sta scrivendo una lettera d'addio, di cui ometterà il vero motivo, Alfredo torna. Disperata ed emozionata, Violetta gli chiede ancora una volta di dichiararle il suo amore. Poi fugge. Una volta letta la lettera Alfredo piomba nello sconforto e viene consolato dal padre, tornato indietro con incredibile tempismo. Trova un biglietto d'invito per una festa a casa di Flora: forse quella sera Violetta si recherà lì.

La festa è vivace e movimentata: balli, travestimenti zingareschi, vino. Alfredo vede entrare Violetta accompagnata nientemeno che dal barone Douphol. Subito lo sfida al gioco vincendo molti soldi. Poi, in un colloquio a quattrocchi con Violetta, le chiede spiegazioni, avendo come risposta che lei è innamorata di Douphol. Alfredo, rabbioso, le getta ai piedi la sua vincita come ricompensa per le loro notti d'amore. Violetta sviene e Douphol sfida Alfredo a duello.

 

La salute di Violetta peggiora. Il medico comunica alla sua cameriera, Annina, che non le restano che poche ore di vita. Ma ecco che giunge una lettera: è di Germont. Alfredo è dovuto fuggire all'estero per aver ferito Douphol in duello. Germont gli ha detto la verità su Violetta e il giovane non vede l'ora di tornare da lei. Una volta arrivato in casa di Violetta, però, Alfredo si rende conto delle gravissime condizioni della donna. A lei sembra di stare meglio, sembra che la morte possa allontanarsi. Anche Alfredo spera di poter tornare a vivere con lei. Ma è solo un'illusione. Dopo aver regalato ad Alfredo una miniatura con il suo ritratto, Violetta muore tra le braccia dell'unica persona che abbia mai amato.

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