Forlì, le luci del Duomo diventano touchscreen

Forlì, le luci del Duomo diventano touchscreen

Forlì, le luci del Duomo diventano touchscreen

Il Duomo si accende con un tocco. "Touchscreen", questo è il nome della "diavoleria" tecnica appena introdotta in Cattedrale, è la nuova modalità adottata dal parroco di Santa Croce per attivare tutti i dispositivi elettrici della chiesa madre diocesana. Oltre ai 70 punti luce e riflettori a basso consumo, la tecnologia ha preso il sopravvento anche sulle otto grandi finestre ellittiche che illuminano la navata centrale, con buona pace dei sacrestani costretti per almeno 150 anni ad azionare lunghe funi tirate dal basso.

 

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I lavori, del costo di 70 mila euro, sono stati finanziati interamente dai canonici del Capitolo della Cattedrale grazie alle offerte dei fedeli, presenti ogni giorno in gran numero. L'idea è venuta un paio di anni fa ad un sacerdote che conosce quella chiesa meglio di chiunque altro, il parroco monsignor Livio Lombardi, classe 1928, in Duomo dal 1969 quando sostituì don Lucio Vignoli trasferito dal vescovo ai Cappuccinini. "Notai quella tecnologia durante un pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto, e ho pensato subito di adattarla anche alla nostra Cattedrale".

 

In un quadro di distribuzione installato nell'atrio d'ingresso alla sacrestia nuova e alla cappella di San Valeriano, compare la sagoma dell'intero complesso ecclesiale con tutti i punti luce previsti. Basta toccare sullo schermo luminoso il congegno che si intende accendere, ed ecco fatto. In alcuni muri reconditi del Duomo, storicamente intitolato alla Santa Croce di Gerusalemme e risalente, nella versione attuale, al 1841 su progetto di Giulio Zambianchi, giovane ma valente architetto che innalzò anche il ponte sul Rabbi di Vecchiazzano e il Palazzo dell'ex Provincia in via delle Torri, resiste ancora qualche pulsante vecchio stile ormai disattivato. A cominciare da quegli antichi interruttori a giro applicati su basi lignee o in ceramica, assolutamente banditi dalle normative continentali.

 

"A parte il presbiterio - dichiara compiaciuto monsignor Lombardi - ripulito di tutti i vecchi impianti durante i recenti lavori di restauro, nella navata centrale sopravvive, anche se non più funzionante, l'apparato a lampadine voluto negli anni Trenta dal vescovo monsignor Giuseppe Rolla. Sarebbe costato troppo toglierlo e l'abbiamo lasciato lì". La prima parte della Cattedrale approdata alla tecnologia è stata la cappella seicentesca della Madonna del Fuoco. Poi è stata collegata l'intera basilica, sino a ricomprendere anche la cappella del Santissimo Sacramento, la più antica del Duomo realizzata nel 1490 da Pace di Maso del Bombace su invito di Caterina Sforza, la stessa che conserva l'affresco quattrocentesco della Vergine della Ferita, così chiamato per un colpo di coltello infertogli da mano barbara quando ancora l'immagine si trovava all'esterno.

 

"Con i lavori di adeguamento - dichiara Fabio Checchi per conto della ditta esecutrice "Impianti Elettrici Checchi Snc" - sono state abbattute le spese di illuminazione di un buon cinquanta per cento". Se la ride, e non poco, anche Edo, il sacrestano volontario, che ora potrà dirigere tutte le operazioni di accensione della grande chiesa con un semplice tocco.

 

Piero Ghetti


Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Barnaba
    Barnaba

    Caro Paolone, le prove di modernità la Chiesa le ha fornite a partire dagli anni '70 (dopo il Concilio) e non passa giorno che la stampa e la TV non ce ne riportino i 'successi'. Pensi a quanto si sono 'modernizzati' tanti preti e vescovi in Olanda, Belgio, Germania, Stati Uniti.... Meglio che rinnoviamo solo gli impianti e lasciamo stare principi e dottrina....

  • Avatar anonimo di paolone
    paolone

    Ottimo, direi, Ma avremmo bisogno anche di altre prove di modernità da parte della chiesa...

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