Forlì, libro-inchiesta: "La mafia preferisce il modello emiliano-romagnolo"

Forlì, libro-inchiesta: "La mafia preferisce il modello emiliano-romagnolo"

Forlì, libro-inchiesta: "La mafia preferisce il modello emiliano-romagnolo"

FORLI' - "Viviamo in una regione che non conosciamo", perché sotto l'economia reale corre un'economia di illegalità e mafia: è la tesi sostenuta da Antonio Amorosi, che assieme a Christian Abbondanza, ha appena concluso un libro dal titolo 'Tra la via Emilia e il clan'. Più un atlante delle inchieste in corso sulla mafia e l'Emilia-Romagna. Un libro zeppo di carte processuali, intercettazioni e nomi eccellenti, che ricostruiscono un reticolo sotterraneo dell'attività di mafia, camorra e 'ndrangheta anche a Forlì.

 

Amorosi, ex assessore della giunta Cofferati a Bologna, venerdì mattina a Forlì per illustrare la serata pubblica in cui sarà presentato il libro, una sua interpretazione del fenomeno ce l'ha e distingue tre rapporti tra mafia e politica: "C'è un 'rito mafioso', quello delle intimidazioni e del sangue, c'è un 'rito ambrosiano', concentrato sulla Lombardia, fatto di mazzette, con imprenditori e politici che sono soggetti separati e quindi lo scambio del favore diventa uno scambio di denaro, c'è infine un 'rito emiliano', dove il mondo imprenditoriale, economico, politico è dello stesso ceppo".

 

In sostanza, Amorosi, leader dei Verdi bolognesi, punta il dito sulla contiguità tra cooperative, istituzioni, partiti, che in sé non rappresentano un 'sistema mafioso'. "Ma dal 1973 questo sistema va in crisi di liquidità e inizia la penetrazione di capitali mafiosi nel sistema", spiega Amorosi. Le spie sono, per l'ex assessore, la forte presenza di "cooperative emiliane che a un certo punto sono entrate con lavori imponenti in zone del Sud Italia dove è impensabile la penetrazione economica senza il consenso della malavita", oppure la forte crescita di costruttori meridionali arrivati dal nulla, "e presenti anche nella città di Forlì", continua.

 

"A differenza del 'modello ambrosiano' in Emilia-Romagna non hanno bisogno di incontrarsi per scambiarsi le mazzette, perché i meccanismi sono tutti interni: è un modello monopolistico e chiuso", sempre Amorosi. Che definisce il sistema nientemeno che una "cupola". Ma l'infiltrazione della malavita nell'intreccio di interessi economico-politici dell'Emilia-Romagna riguarda isolate "mele marce"? Per Amoroso la risposta è 'no': "Non sono solo mele marce e non sono causalità".

 

Il mondo politico e anche lo stesso presidente della Regione Vasco Errani, "sanno che è un sistema diffuso, ma non fanno nulla per contrastarlo". Mentre i cittadini dell'Emilia-Romagna vivrebbero "in una regione che in realtà non conosciamo". L'incontro per la presentazione del libro si tiene mercoledì 9 giugno alle 20,45 al centro culturale 'San Francesco' di Forlì di via Marcolini.

 

La conferenza è organizzata da Clandestino, Wwf, Punto Zero, Isde, Il passatore. Per gli organizzatori parlano Michela Nanni e Patrizia Gentilini: "Il tema del malaffare tocca anche quello della tutela della salute (quello di cui si occupano le associazioni organizzatrici, ndr): la mappa della malavita spesso coincide con la mappa della malattia".

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