Forlì, "Meno sale più salute". Oltre 10 mila ipertesi in città

Forlì, "Meno sale più salute". Oltre 10 mila ipertesi in città

Forlì, "Meno sale più salute". Oltre 10 mila ipertesi in città

Per una settimana, a partire da lunedì, niente sale sulla tavola della mensa dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì, per sensibilizzare gli utenti a non aggiungere tale sostanza ai cibi già cucinati e abbassare così il rischio di contrarre malattie croniche invalidanti, come quelle cardiovascolari o il diabete. Anche l'Ausl di Forlì aderisce alla settimana mondiale per la riduzione di sale, in programma dal 21 al 27 marzo 2011; in tale occasione verrà inoltre distribuito agli utenti della mensa materiale informativo.

 

L'iniziativa, sotto lo slogan "Meno sale e più salute contro l'ipertensione e le malattie cardiovascolari", è promossa dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), in collaborazione con il Gruppo di lavoro Intersocietario per la Riduzione del Consumo di Sodio in Italia (GIRCSI), e s'inserisce nella campagna organizzata da World Action on Salt and Health (WASH) per promuovere la riduzione dell'assunzione di sale da cucina nell'alimentazione quotidiana.

 

Nel territorio dell'Ausl di Forlì - sulla base dei dati riferiti al triennio 2007-2009, elaborati dall'U.O. Epidemiologia e Comunicazione del Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Ausl di Forlì e relativi allo studio Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la salute in Italia), effettuato dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, con l'obiettivo di stimare la frequenza e l'evoluzione dei fattori di rischio per la salute, legati ai comportamenti individuali - si registrano circa 24mila persone ipertese fra i 18-69 anni, pari a un quinto della popolazione totale in quella fascia d'età. Oltre 10.000 cittadini forlivesi, poi, assumono farmaci per ridurre i livelli di pressione arteriosa. «Una variazione dello stile di vita e delle norme dietetiche, basata anche sulla diminuzione dell'introduzione di sale nell'alimentazione, porterebbe a una drastica riduzione del numero di coloro che necessitano di terapia farmacologica - illustra il dott. Marcello Galvani, direttore dell'UO di Cardiologia dell'Ausl di Forlì - con ovvi vantaggi in termini di salute delle persone, grazie al calo degli effetti collaterali dei farmaci assunti, e in un notevole risparmio per la comunità». Dunque, sensibilizzare la popolazione sull'importanza di queste problematiche è fondamentale.

 

 

 

«Il nostro organismo necessita di modeste quantità di sale. - spiega il dott. Maurizio Nizzoli, direttore dell'U.O. di Medicina Interna ed Endocrinologia dell'Ausl di Forlì - La dieta dell'uomo preistorico, infatti, basata prevalentemente su prodotti della caccia, di frutta e vegetali freschi, conteneva non più di 0,6 grammi di sale; per questo motivo, durante l'evoluzione, abbiamo sviluppato meccanismi molto efficienti per conservare le modeste quantità di sale ingerito con la dieta». Oggi, l'Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce per l'adulto l'assunzione di non più di 5 grammi al giorno. «Purtroppo, nei paesi industrializzati, il consumo di sale è 2-3 volte superiore al nostro fabbisogno giornaliero - prosegue il dott. Nizzoli - In Italia, il consumo medio di sale è di circa 11 grammi per gli uomini, 9,3 per le donne e 5,7 per i bambini». Queste abitudini alimentari hanno dirette conseguenze sulla nostra salute. «Esiste un rapporto preciso fra sale e ipertensione arteriosa, il più importante e frequente fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, che sono tuttora la prima causa di morte in Occidente - prosegue il dott. Nizzoli - è provato che, se riduciamo l'assunzione di sale otteniamo un calo pressorio pari, nella popolazione ipertesa, a 5,1 mmHg per la pressione sistolica e 2,7 mmHg per la diastolica; nella popolazione sana il calo è minore, rispettivamente 2 mmHg (millimetri di mercurio) e 1 mmHg, ma pur sempre significativo. Inoltre l'effetto del sale sulla pressione arteriosa sembra essere dose dipendente. Molti, però, acquistano consapevolezza soltanto una volta che l'ipertensione si sia già manifestata mentre tanti altri ignorano il legame diretto esistente tra l'eccesso di sale alimentare e il rischio di eventi cardiovascolari disabilitanti e potenzialmente fatali, quali ictus, infarto, scompenso cardiaco, insufficienza renale».

 

Oltre che con le malattie cardiovascolari, il sale ha un rapporto preciso anche col diabete. «Un largo consumo aumenta l'insulino-resistenza - spiega il dott. Nizzoli - vale a dire che l'effetto biologico dell'insulina risulta minore di quello atteso per cui può contribuire al manifestarsi o aggravarsi della malattia diabetica. Per tutti questi motivi, occorre ripensare la nostra dieta, e questo è un discorso che non riguarda solo l'ambito domestico ma anche la ristorazione collettiva e la preparazione industriale del cibo. Nella scelta del sale, poi, è assolutamente da preferire il sale iodato, che, favorendo la produzione degli ormoni tiroidei, permette di contrastare lo sviluppo di malattie della tiroide».

 

Altri consigli vengono dalla dott.ssa Maria Rosaria Gentili, responsabile del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell'Ausl di Forlì. «Bastano alcuni semplici accorgimenti e possiamo limitare il consumo di sale sia in ambito domestico sia nella ristorazione collettiva. Innanzitutto, occorre ridurre la presenza di sale in tavola; quindi, bisogna diminuirne progressivamente l'aggiunta nella preparazione dei cibi, fino ad arrivare ai livelli minimi, che sono comunque in grado di soddisfare il palato: pasta e riso, ad esempio, possono essere cotti in acqua poco salata». Inoltre, si possono «insaporire i cibi, quali bistecche, pesce, pollo, verdure o patate, anche fritte, dando la preferenza a spezie ed erbe aromatiche o usando olio, aceto, limone», limitando così «l'uso di condimenti che contengono sodio, come dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.». Ugualmente è bene «ridurre il consumo di piatti industriali, sughi già pronti o cibi in scatola, poiché diversi alimenti subiscono un trattamento tecnologico di trasformazione o conservazione che li rende più salati», e «privilegiare, nell'uso di prodotti trasformati, quelli a basso contenuto di sale, ad esempio pane "sciapo" ed altri derivati dei cereali senza aggiunta di sale, consumando solo saltuariamente quelli ricchi di sale, ad esempio conserve vegetali, olive, capperi, salumi, patatine, cracker, snack, pizza». Infine, al momento dell'acquisto, si raccomanda di controllare l'etichetta del prodotto. «E' importante sapere che la presenza di sale aggiunto può essere indicata anche con termini diversi, ovvero sodio (Na), cloruro di sodio, benzoato di sodio, citrato di sodio, glutammato di sodio - illustra la dott.ssa Gentili - e che 1 grammo di sodio corrisponde a 2,5 grammi di sale»

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