Forlì, Mephisto al Festival "L'Occidente nel labirinto"

Forlì, Mephisto al Festival "L'Occidente nel labirinto"

FORLI' - Un cupo ritratto della germania nazista - Ambientato in Germania negli anni dell'ascesa al potere di Hitler e del nazionalsocialismo, "Mephisto" - appuntamento del Festival L'Occidente nel labirinto - "Orwell: omaggio agli irregolari" in programma Lunedì 15 novembre alle 20,30 al Cinema Saffi d'essai Multisala (v.le dell'Appennino 480, Forlì) - mette in scena la parabola del protagonista Hendrick Höfgen (Brandauer), un ambizioso e dotato attore che, pur di fare carriera nel teatro di regime, si scopre disposto a rinnegare le sue idee di sinistra e a scendere a compromessi con la propria coscienza.

La storia raccontata nel film di Szabó diventa così un'agghiacciante metafora dell'ambiguo rapporto fra arte e potere, narrata con uno stile lucido ma capace al tempo stesso di rappresentare con vivida energia i demoni che si agitano nell'animo del personaggio. E non a caso Höfgen, approdato a Berlino in cerca di fortuna, otterrà finalmente la sua tanto agognata consacrazione proprio grazie al ruolo di Mefistofele nel "Faust" di Goethe, che gli varrà l'ammirazione incondizionata del pubblico tedesco e la stima degli alti esponenti del nazismo. Höfgen, che ogni sera sul palcoscenico indossa la maschera bianca e spettrale di Mephisto.

 

Una assorta riflessione sul tradimento dei chierichi - Pur attenendosi fedelmente alla fonte letteraria, Szabó attenua i toni satirici e grotteschi del bellissimo romanzo di Mann, per accentuare invece l'aspetto più drammatico nel percorso umano di Höfgen / Gründgens. Il film è arricchito anche da un'interessante galleria di personaggi secondari, come la moglie di Höfgen, Barbara Bruckner (Krystyna Janda), la fascinosa attrice Nicoletta von Niebuhr (Ildikó Bánsági), la sua focosa amante nera Juliette Martens (Karin Boyd) ed il generale Tábornagy (Rolf Hoppe), un pezzo grosso del regime nel quale è possibile intravedere la figura di Göering; ma a brillare più di tutti è l'istrionico Klaus Maria Brandauer, vero e proprio animale da palcoscenico, che si immerge con vibrante forza espressiva nella parte dell'attore destinato a vestire i panni del demonio. Impressionante la sequenza conclusiva, con Höfgen che corre in una vasta arena deserta inseguito dalle luci accecanti dei riflettori, consapevole ormai delle tenebre senza fine in cui si è sprofondato.

Presentato al Festival di Cannes del 1981, "Mephisto" è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo pubblicato nel 1936 da Klaus Mann (figlio del celebre scrittore Thomas Mann) ed ispirato alla reale vicenda di suo cognato, l'attore Gustaf Gründgens, noto per aver sfruttato la propria adesione al nazismo a fini professionali.

Diretto dall'apprezzato regista magiaro István Szabó ("Bizalom"), che ne ha anche firmato la sceneggiatura insieme a Péter Dobai, e con il magistrale apporto della fotografia dai toni cupi di Lajos Koltai, "Mephisto" ha ottenuto un grande successo in tutto il mondo ed ha ricevuto moltissimi riconoscimenti, incluso il premio Oscar come miglior film straniero (la prima ed unica vittoria per una produzione ungherese). La pellicola, inoltre, ha contribuito all'affermazione del popolare attore austriaco Klaus Maria Brandauer.

 

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