Forlì, mobile imbottito. Alessandrini (Pd): "Potenziare i controlli"

Forlì, mobile imbottito. Alessandrini (Pd): "Potenziare i controlli"

Caro direttore,

vedo che ritorna il problema del mobile imbottito, con il video e con l'iniziativa di Confartigianato, non per risolvere le difficoltà ma per rinfocolare polemiche spesso strumentali e demagogiche e con accuse a tutto ed a tutti.

 

In verità negli ultimi 6-7 mesi invece sono accadute cose importanti: la consapevolezza che l'illegalità bisogna combatterla fino in fondo non solo a parole ma coi fatti.

 

E ciò ha determinato maggiore dinamismo delle forze preposte al rispetto della legalità: si stanno facendo finalmente più controlli.

 

Sono stati sottoscritti protocolli, sotto l'attenta regia della Prefettura atti a:

  1. darsi maggiore coordinamento nell'attività di controllo fra istituzioni elettive ed Enti dello Stato nel territorio come: Direzione prov.le del Lavoro, INPS, INAIL, Carabinieri, Polizia, Finanza.

2.  far si che le Associazioni di Categoria, quando venisse acclarato che un loro associato si     comporta in modo non etico, espellano l'associato stesso (spero non accada mai perché significherebbe avere un imprenditore in più che agisce senza rispettare le regole in modo indisturbato).

 

Queste due cose mi paiono importanti perché 6-7 mesi fa non avvenivano o avvenivano in misura molto minore.

 

Quanto alle accuse alle Istituzioni Locali, alle Associazioni di Categoria, ai Sindacati è fiato sprecato.

 

Le prime perché non hanno poteri, se non quello di fare azione di sensibilità in termini generali sul tema della legalità e della mediazione culturale.

 

Da questo punto di vista l'Amministrazione Comunale di Forlì sta tenendo un comportamento esemplare.

 

Anche i Sindacati stanno spessissimo ribadendo la necessità del rispetto delle regole e della sicurezza sul lavoro. Incattivirsi sulle accuse ad essi è veramente fuori luogo anche perché sempre più spesso non riescono a radicarsi nelle aziende italiane, figurarsi se sarà facile guadagnare il consenso dei lavoratori cinesi.

 

Le Associazioni di Categoria, in particolare quella che ho conosciuto meglio perché vi ho operato tantissimi anni, in modo coerente ai suoi principi e valori, ha agito con serietà fin dal nascere del fenomeno "Cinesi".

 

La Magistratura, che invece si è svegliata solo nel 2007 ed il tribunale, se non erro, non sono ancora pervenuti ad alcuna conclusione di condanna od assoluzione degli imprenditori committenti italiani, ma solo a forme di patteggiamento con quelli Cinesi.

 

Inoltre, aggiungo, visto che nessuno capisce perché girino tanti soldi in mano ai Cinesi (solo alcuni Cinesi!), non sarebbe il caso che la Magistratura e gli altri Organi dello Stato provassero a capire il perché? La provenienza? E' tutto regolare? Non è questo forse un problema importante, anzi ben più importante di quanto accade nel mobile imbottito?

 

Anche in questo caso gli allarmi che vengono lanciati sono generici, o debbono essere circostanziati? Perché se così fosse cosa ci stanno a fare i giudici? Dobbiamo forse essere noi a sostituirci a loro?

 

Il sottoscritto ha iniziato a denunciare pubblicamente, attraverso la convocazione di assemblee con gli operatori del mobile imbottito, alla presenza degli Enti come la Direzione prov.le del Lavoro, l'INPS, L'INAIL, oltre alle interviste sui giornali locali, il fenomeno delle distorsioni che si andavano affermando nel settore per via della illegalità nei comportamenti di aziende dirette da "Cinesi" ben quattro anni prima della trasmissione di Report e due anni prima dell'indagine della Magistratura. Era, per l'esattezza, la primavera del 2005!!

 

Adesso la teoria è: chi sapeva è complice. Come dire: oltre a denunciare il fenomeno doveva debellarlo. E come? Con quali strumenti? Adesso si dice che bisognava cacciare i "Cinesi". Vero, così sarebbero stati più liberi di agire indisturbati, creando se possibile anche più danni. Non si vuole capire che almeno chi fa parte di una Associazione è più informato ed incoraggiato ad agire correttamente. E se un imprenditore dichiara che i dipendenti fanno 4 ore non ci sono strumenti per dire il contrario, se non attraverso le verifiche effettuate dagli organi preposti!!

 

Ma ammettiamo che nessun "Cinese" fosse associato, sarebbe cambiato qualcosa per i nostri sub fornitori? No, assolutamente nulla, anzi si, avrebbero a che fare con un fenomeno più grave, con Cinesi, ripeto, più liberi di agire indisturbati nell'illegalità.

 

Allora, cosa ci stanno a fare gli organi preposti, gli Enti dello Stato a partire dalla Direzione provinciale del Lavoro, dell'INPS, dell'INAIL e delle Forze di Polizia, se tutto deve essere risolto dalle Associazioni di categoria?

 

Dopodichè, purtroppo il problema non è di facile soluzione. A mio parere occorre un mix di comportamenti di soggetti diversi, ma coordinati:

 

  1. maggior comportamento etico dei committenti, che hanno il dovere di informarsi quali sono le condizioni della sub fornitura
  2. maggior numero di controlli delle forze preposte per scoraggiare e debellare il fenomeno

 

Ma questi due elementi da soli non sono sufficienti. In particolare perchè se si vuole un comportamento più etico bisogna cercare di incoraggiarlo. Come? Bisogna adeguare le leggi finalizzandole a questo obiettivo. Quindi bisogna parlare con il legislatore, non con il Comune!! A questo proposito, segnalo che è l'attuale Governo che ha reso più difficili i controlli: a) eliminando l'obbligo dell'impresa di comunicare a priori alla Direzione provinciale del Lavoro le fasce orarie di svolgimento delle prestazioni dei lavoratori a part time (introdotto dal Governo Prodi), rendendo, di fatto, più difficili i controlli; b) sono state dimezzate le sanzioni per il mancato rispetto delle normative sulla sicurezza del lavoro.

 

Soprattutto, per uscire dalla fase di stallo e non precipitare verso la scomparsa del settore, bisogna elevare di molto la qualità dei nostri prodotti, riempendo i nostri divani e le nostre poltrone di Valore Aggiunto dato da:

 

* Innovazione e ricerca

* Marketing

* Rete propria di commercializzazione

* Pubblicità Design sempre più aggiornato

* Materiali innovativi (fusti, pelli, stoffe) ed ecologici

 

Insomma, bisogna contare su un prodotto che dia maggiore forza alle imprese di competere di più e meglio nel mercato globale, raggiungendo mercati di nicchia, con consumatori disposti a riconoscere il livello qualitativo del prodotto.

 

In questo modo il committente ed i sub fornitori devono essere di grande qualità e, forse, i "Cinesi" che non si adeguano alle regole ed alla qualità, verranno esclusi naturalmente. Faccio riferimento solo a questi perché non voglio neppure pensare che il problema sia determinato dal colore della pelle.

 

Se non si imbocca questa strada avremo sempre delle difficoltà perché l'azienda "Cinese" della Cava, si sposterà di 2 Km ed aprirà la sede dell'impresa nel comune di Faenza (come già sta avvenendo) ed ecco che le tensioni (controlli) che ci sono a Forlì si disperderebbero in un batter d'occhi.

 

Infine, la crisi ed il calo delle commesse, hanno portato alcune aziende(soprattutto quelle più qualitative), a reinternalizzare determinate funzioni, anche produttive. In questo caso i conto terzisti non possono pensare solo di chiudere i battenti. Possono rilanciare, provando a giocare in proprio, magari attraverso la collaborazione con altre imprese, magari in rete, per conquistare direttamente fette di mercato in Italia ed all'estero.

 

Tiziano Alessandrini
Consigliere regionale Pd 

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