Forlì, mobile imbottito. Montebello (Idv): "Colpa anche degli imprenditori"

Forlì, mobile imbottito. Montebello (Idv): "Colpa anche degli imprenditori"

FORLI' - "Basta ipocrisie, se il settore del mobile imbottito oggi è in ginocchio la colpa è sopratutto di quegli imprenditori senza scrupoli a cui poco importa se i propri terzisti sono schiavisti o rispettano la legge. Le regole esistono per tutelare tutti creando condizioni di libera concorrenza, dove viene premiato il più bravo e non il più disonesto come accade ora. Non sono bastate le denunce di numerosi operatori del settore come Elena Ciocca e Manuela Amadori, poco importa se tanti laboratori onesti stanno chiudendo, agli imprenditori senza scrupoli interessa solo il margine tra il prezzo d'acquisto e quello di vendita".

 

Sul mobile imbottito interviene anche Tommaso Montebello, capogruppo dell'Italia dei Valori in consiglio comunale a Forlì, che sostiene come "le istituzioni, Comune in primis, devono aumentare fortemente i controlli che, allo stato attuale, sono del tutto insufficienti".

 

"Solo questo però non basta - continua l'esponente dell'IDV - infatti se non sono le aziende stesse a comportarsi eticamente, ripudiando chi sfrutta il lavoro clandestino e verificando chi lo esegue per loro, la situazione non si risolverà mai. Per ogni laboratorio chiuso a seguito di accertamenti se ne riaprirà un altro senza alcun problema fintanto che ci saranno imprenditori disposti, per avidità, ad acquistare da loro piuttosto che da chi onestamente rispetta le regole".

"Deve finire questa vergognosa situazione in cui chi perde è sempre l'onesto! La politica deve trovare dei metodi efficaci per mettere di fronte queste imprese alle loro responsabilità. Non possono continuare ad avvalersi impunemente di questi moderni schiavifici, laboratori sicuramente regolari sulla carta, dove però i dipendenti vengono sfruttati come accadeva all'inizio del 900" conclude Montebello.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di ATTILA
    ATTILA

    Montebello a ragione.. La situazione è molto ipocrita.. le istituzioni devono fare e svolgere il loro compito... ma basterebbe che le associazioni di categoria facessero il loro compito. gli imprenditori associati che acquistato e operano con questi laboratori sono conosciuti soprattutto da chi segue la categoria. I locali usati da questi neo operatori cinesi sono affittati, e chi sono i proprietari di tali capannoni.. probabilmente gli stessi imprenditori. Questo è il solito gioco che la colpa è dell'altro.. ma si chiuderà la porta quando i buoi sono usciti. Proposta. Elenco degli operatori presso camera di commercio. Sopralluogo con organi di vigilanza per controllo attività.. guardia di finanza che verifica la fatturazione in arrivo .. successiva verifica dei laboratori di provenienza delle fatture in entrata .Congruità tra quantità in entrata e uscita ( salotti ecc). Collaborazione con Agenzia delle entrate per verifica dei contratti di affitto in essere dei capannoni artigianali e industriali, con la verifica degli intestatari dei contratti (prestanome??) Per quanto riguarda il comune, anzichè fare il numero verde.. dovrebbe predisporre un nucleo di vigili urbani che con un piano di controllo verifica a tappetto tutti i locali con sopralluoghi delle varie zone industrali o artigianali.realizzando una mappa. il numero verde non serve a niente è solo un pagliativo.. ma l'assessore alle attività economiche non ea per caso un dipendente di una associazione di categoria direttamente interessata ? Nulla di irregolare.., ma come diceva qualcuno a pensar male molte volte si indovina la verità..

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