Forlì, mobile imbottito. Pirini (DestinAzione): "siamo tutti responsabili"

Forlì, mobile imbottito. Pirini (DestinAzione): "siamo tutti responsabili"

Forlì, mobile imbottito. Pirini (DestinAzione): "siamo tutti responsabili"

"Siamo tutti responsabili. Ora lo sappiamo. Siamo consapevoli e quindi non possiamo più dire che non siamo responsabili". Raffaella Pirini, consigliere comunale di DestinAzione Forlì interviene sul dibattito apertosi sulla situazione del mobile imbottito a Forlì dopo la clamorosa puntata della trasmissione "Report" andata in onda domenica sera su Rai 3. Una vicenda - ricorda Pirini - che aveva già trovato spazio sulle cronache locali nel 2007".

 

Rifacendosi alle indagini della Procura della Repubblica di Forlì e all'inchiesta giornalistica di Report firmata da Sabrina Giannini, per Pirini stanno emergendo "i tratti di un sistema malato e spesso al di fuori o al limite della legalità. In esso le ditte committenti italiane, per poter praticare bassi prezzi, si rivolgono direttamente a terzisti cinesi o a imprese artigiane italiane che poi, a loro volta, subappaltano a manodopera cinese per poter produrre il mobile ai prezzi richiesti dai committenti".

 

"Tale sistema è ormai diventato così radicato e vorace da mettere in concorrenza fra loro le stesse ditte cinesi e la loro manodopera, in una folle corsa dove il limite della dignità e del rispetto dell'uomo si allontanano sempre più - osserva Pirini -. Appare evidente, infatti, che certi ribassi nei prezzi dei mobili, in alcuni casi inferiori a quelli di dieci anni prima per prodotti analoghi, non possono essere ottenuti se non con lo sfruttamento della manodopera che li produce in termini di diritti, di orario e di sicurezza".

 

Secondo la leader di DestinAzione Forlì "è indispensabile mantenere una visione d'insieme, di sistema, che vada ad abbracciare tutta la filiera e tutto il percorso produttivo. Dai grandi marchi ai committenti, dalle imprese artigiane alla manodopera finale, tutti, in un sistema così strutturato, corrono verso una riduzione continua dei costi. Non importa se alla fine questo favorisce il lavoro nero, turni lavorativi più lunghi di quelli consentiti dalla legge e lavoratori abbondantemente sottopagati. L'importante è garantire prezzi bassi, senza che questo intacchi il margine di profitto, a noi e a chi ci precede nella filiera produttiva".

 

Per Raffaella Pirini "le indagini del PM Di Vizio e le denunce delle imprenditrici Manuela Amadori e Elena Ciocca hanno un valore enorme e servono da esempio per tutti. Un esempio per chi mira a cambiare questo sistema produttivo malato e cinico e a rendere ognuno responsabile degli effetti dei propri comportamenti all'interno della filiera".

 

"Senza dimenticare, poi, che alla fine di questa filiera ci siamo noi, gli utilizzatori finali - ricorda Pirini -, coloro che acquistano il prodotto finito. Quando acquistiamo un prodotto ad una cifra talmente bassa da sapere che nessun lavoratore può averlo realizzato in maniera legale e senza essere stato sfruttato, stiamo anche noi facendo la nostra parte per il mantenimento e la prosecuzione del sistema".

 

"Tendenzialmente tutti siamo contenti di pagare la somma più bassa possibile quando andiamo ad acquistare un prodotto e ci lamenteremmo se qualcuno ci togliesse questa opportunità - osserva ancora l'ex candidato sindaco -. Però ora sappiamo che gli stessi meccanismi che permettono questi vantaggi portano anche alla svalutazione del lavoro e dei suoi prodotti e consentono lo sfruttamento, anche se in maniera diversa, dei lavoratori italiani e cinesi".

 

"Dire che siamo tutti responsabili non significa che ognuno è colpevole in egual misura o, peggio ancora , che nessuno è colpevole - mette in guardia Pirini -. Significa che dobbiamo essere consapevoli che questo sistema è strettamente interconnesso, che ognuno, al suo interno, ha un proprio ruolo, sia che si tratti di lavoratori, di imprenditori, di associazioni, di sindacati o di partiti e che può recitarlo in maniera molto più libera e meno determinata di quello che siamo abitualmente portati a credere". 

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