Forlì, Movimento per la vita: "Prendersi cura della persona fino all’ultimo istante di vita"

Forlì, Movimento per la vita: "Prendersi cura della persona fino all’ultimo istante di vita"

FORLI' - L'incontro pubblico "Educati a rispettare la vita", tenutosi lo scorso 25 febbraio nella Sala Santa Caterina per iniziativa del Movimento per la Vita, del Centro di Aiuto alla Vita, dell'Associazione Medici Cattolici e dell'Associazione Medicina e Persona, ha riservato gli spunti migliori nella fase finale. Moderato dal presidente del Movimento per la Vita e coordinatore della Consulta delle Associazioni e dei Movimenti Laicali della Diocesi di Forlì-Bertinoro, Andrea Taddeo, si è dapprima dipanato sugli interventi programmati di Lucio Romano e Paolo Marchionni. Il professor Romano, ginecologo, docente all'Università "Federico II" di Napoli nonché copresidente del Comitato nazionale Associazione "Scienza e Vita", ha nettamente distinto il concetto di terapia da quello di cura.

 

"Non tutte le malattie sono guaribili, ma tutte le persone sono curabili". Il paziente, anche se gravemente ammalato e senza speranze, rimane fino alla fine persona con cui instaurare e mantenere un relazione. Ecco dunque che "la cura di un malato non si riduce ad un rapporto tecnico-amministrativo, ad una prestazione con tanto di somministrazione di farmaci, ma diventa un'arte morale". Il medico si fa carico di un'altra persona e l'assiste, instaurando una relazione e rimanendo al suo fianco per l'intero percorso terapeutico. "Badate bene - insiste Romano - che non sto tirando in ballo concetti dogmatici, ma principi deontologici, intrinseci nel ruolo del medico sin dall'antichità".

 

Paolo Marchionni, medico legale e vice presidente del Comitato etico Area Vasta Romagna, s'innesta subito sulle conclusioni di Romano: "Già il giuramento di Ippocrate imponeva che non si procurasse in alcun modo la morte ad alcuno". Duemila anni dopo lo scenario non è cambiato: l'ultima stesura del Codice deontologico italiano, risalente al 16 dicembre 2006, attesta infatti che "il medico cura l'uomo". Molti medici si sono ridotti a fornire una prestazione: occorre invece recuperare il concetto solidaristico, instaurando quella relazione benefica con il malato per condividerne cura ed effetti".

 

Dopo le testimonianze di Angela Fabbri e Manuela Maroni, concordi nel sostenere che "educare significa trasmettere ragioni di vita e di speranza", il dibattito finale ha portato la discussione su temi d'attualità, come il testamento biologico. "Secondo voi - chiede Romano ai presenti - fino a che punto un medico deve mettere in atto tutto ciò che il paziente chiede? Personalmente cerco sempre di decidere nell'interesse della persona e nell'ambito di quella relazione curativa che si è instaurata fra noi". Ne discende che una dichiarazione scritta, magari risalente a molti anni prima dell'evento impeditivo della libertà di scelta del paziente, non può essere vincolante per un medico.

 

Per il testamento biologico insorgono problemi anche sul fronte giuridico: "Tradurre il valore della libertà di scelta in una norma giuridica è oltremodo arduo, e la vita non è un bene disponibile, decido io quando farmi staccare la spina". Ricompare un fantasma, quello della povera Eluana Englaro: "Si trattava di una vita inusuale - insiste Romano - ma era vita, la donna respirava autonomamente e andava solo alimentata, e per un medico fedele al suo mandato, alimentare una persona inerte è eticamente doveroso".

 

Piero Ghetti

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