Forlì, notte dei ricercatori. La sinistra: "Lo sfruttamento al buio"

Forlì, notte dei ricercatori. La sinistra: "Lo sfruttamento al buio"

FORLI' - Siamo al fianco dei ricercatori nel dire no al decreto Gelmini e a bloccare le attività del Polo di Forlì. I ricercatori, stando al loro contratto e al Regolamento, non dovrebbero svolgere attività didattica, eppure il Rettore dell'Università di Bologna ha minacciato sospensioni e ritorsioni.


I ricercatori, fino ad oggi, sono stati di fatto costretti a sostituire i docenti che hanno l'obbligo di stare in aula. Risulta quindi immotivato e incomprensibile l'atteggiamento apertamente punitivo, assunto dal Rettore dell'Università di Bologna, nei riguardi dei ricercatori universitari che hanno sempre consentito di mantenere ed elevare la qualità della didattica e che aspirano legittimamente a progredire nella carriera accademica.


Colpire i ricercatori infatti significa anche colpire la libertà di ricerca e un sistema di istruzione in grado di portare al paese capacità critica, conoscenza e cultura. Le nostre università pullulano di fondazioni, consorzi e imprese private che si pongono l'obiettivo di commercializzare i frutti della ricerca universitaria. Molto spesso i vertici di tali enti sono proprio docenti universitari e altrettanto spesso, le Fondazioni come l'Alma Mater, sono generatrici di spese e non di entrate.
In questa logica anche il Polo di Forlì ha esternalizzato servizi come la mensa ed ha, invece, incorporato manifestazioni da sempre gestite dalle associazioni universitarie a costo zero, un esempio per tutti, Almafest.


La riforma Gelmini non fa altro che trasformare in norma quello che oggi è una prassi, ossia quello di esternalizzare e precarizzare la ricerca delle nostre Università.  Non è un caso che già oggi molti contratti di ricerca siano stipulati con fondi di aziende private su progetti di durata biennale o triennale.


In questo scenario i ricercatori di ruolo rappresenterebbero semplicemente un costo. Meglio precari, intercambiabili e soprattutto ricattabili.


Tutti i ricercatori che intendono bloccare la didattica in tutti gli atenei italiani sono stati oggetto di pressioni notevoli!


Auspichiamo perciò che il Senato Accademico e gli Organi accademici del Polo di Forlì, invece che continuare la loro cieca politica di casta, dovrebbero impegnarsi al più presto a deliberare un pacchetto di iniziative e di momenti pubblici di mobilitazione, con un duplice obiettivo: rafforzare l'unità e la coesione delle diverse componenti degli atenei contro i provvedimenti penalizzanti e iniqui del DDL Gelmini e  aggregare istituzioni e cittadini nella condivisione delle ragioni dell'agitazione, a salvaguardia del ruolo strategico dell'università pubblica nello sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese.


Non si può e non si deve lottare solo per la carriera di chi è già di ruolo lasciando i precari al loro destino!


I ricercatori vanno assunti perchè  il paese ha necessità di ricerca libera e di sviluppo sano!
L'università  deve rimanere libera dagli interessi di "profitto" e rispettare la dignità dei lavoratori, dai ricercatori al personale tecnico amministrativo.

 


Federazione della sinistra di Forlì

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