Forlì, nuova udienza del caso Divanopoli: tocca alle parti civili

Forlì, nuova udienza del caso Divanopoli: tocca alle parti civili

Forlì, nuova udienza del caso Divanopoli: tocca alle parti civili

FORLI' - Nuova udienza al tribunale di Forlì per la vicenda di Divanopoli, il processo a carico di diversi imprenditori del settore del mobile imbottito accusati di "concorrenza sleale" rivolgendosi a sub-appaltatori cinesi che sono stati riscontrati non in regola con diverse normative relative al lavoro. La seconda udienza, davanti al gip Giovanni Trerè, non ha portato ad alcun rinvio a giudizio: se ne riparlerà la prossima udienza.

 

In particolare è stato il turno delle parti civili, che hanno sottolineato come con la concorrenza sleale a rimetterci è il territorio e la collettività. Il caso scoppiato nel 2007 e che vede imputati dieci cinesi e cinque imprenditori italiani del settore dell'imbottito. La Provincia di Forlì-Cesena, i Comuni di Forlì, Castrocaro, Bertinoro, la Camera di Commercio e le due imprenditrici che sollevarono il caso, Maria Elena Ciocca e Manuela Amadori, hanno chiesto al giudice Giovanni Trerè (pm Fabio Di Vizio) di costituirsi parte civile.

 

Per le ipotesi accusatorie diverse aziende del settore del mobile imbottito (taglio della stoffa o pelle, cucito e divani) risultavano far capo a cinesi, in stretto rapporto funzionale di produzione con importanti imprese del medesimo settore gestite da italiani. Le imprese gestite da italiani, secondo l'accusa, avevano favorito lo sviluppo delle aziende cinesi attraverso la concessione in uso di stabili, di macchinari per la produzione e formazione tecnico-professionale necessaria con la presenza di personale qualificato di fiducia.

Commenti (4)

  • Avatar anonimo di samigidi2
    samigidi2

    A 3 km. in linea d'aria dal tribunale questa notte, come tutte le notti, i laboratori gestiti al di fuori della legge da "imprenditori" cinesi e che realizzano lavoro per conto di "imprenditori" italiani lavoreranno.Molti di questi, gli uni e gli altri, sono addirittura gli stessi che sono sotto processo. E così domani notte e sabato e domenica, per € 5/8 all'ora.Sono noti i personaggi e gli indirizzi, le località sono la zona industriale di Coriano, Vecchiazzano, i Romiti, La panighina,Carpena, un grosso laboratorio a Gatteo ed altri a Savignano. Ne è al corrente l'amministrazione comunale, il prefetto, le forze dell'ordine, le parti politiche, le associazioni di categoria, i sindacati ecc. ecc..Cosi come sono al corrente degli enormi danni provocati da questa situazione al tessuto produttivo, al manifatturiero in generale,e degli enormi vantaggi che ne ha la criminalità organizzata cinese e gli imprenditori disonesti che distruggono il mercato. La domanda è, a cosa serve questo processo? Se lo domanda qualcuno che si è impegnato in prima persona, con le scelte ed esponendosi per denuciare. Se lo domanda qualcuno che paga le spese di questa situazione tutti i giorni e che ogni giorno lotta per rimanere aperto e continuare a dare lo stipendio ai suoi operai. Non c'è veramente più fine alla vergogna.

  • Avatar anonimo di Gim
    Gim

    Non capisco come mai questo tipo di "concorrenza sleale" trova terreno fertile nella "triade" emilia-romagna, toscana e marche....MAH!!!!

  • Avatar anonimo di FrancoSe
    FrancoSe

    Quoto ed aggiungo: non solo della confindustia regionale, ma anche di quella nazionale (non pervenuta). Per non parlare della politica... beh non che mi aspettassi molto.

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    Non conosco i fatti nel dettaglio, ovviamente, ma azzardo una scommessa sul finale: i cinesi tendenzialmente tutti condannati, gli italiani tendenzialmente assolti. Un sino-italiano impianta una impresa in nero in meno di una settimana. Per condannarlo impieghiamo, col vento a favore, 4 anni. Il collasso del sistema produttivo ormai è nella matematica, non nella politica. Un caro augurio comunque alle due imprenditrici: hanno più attributi loro del resto della confindustria della regione.

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