Forlì, nuova vita per il monastero di Santa Maria della Ripa

Forlì, nuova vita per il monastero di Santa Maria della Ripa

Forlì, nuova vita per il monastero di Santa Maria della Ripa

FORLI' - Il monastero di Santa Maria della Ripa ha forse trovato, sotto il nome di "Borgo del monastero", la sua nuova, ipotetica, identità". Potremmo chiamarla più precisamente "destinazione d'uso", perché è proprio sull'utilizzo dei suoi enormi spazi che la sezione forlivese del Fai, il fondo per l'ambiente, si interroga da circa tre anni. Ora il progetto  per la sua riqualificazione c'è e sembra essere piuttosto ambizioso e poliedrico.

 

L'idea è quella di far convergere all'interno dell'ex-distretto militare un ampio ventaglio di attività commerciali, culturali e sociali che ridiano uno slancio funzionale e culturale al borgo adiacente a corso Garibaldi.

 

E' una storia travagliata quella di Santa Maria della Ripa, che nasce nel 1479 come monastero, diventa un'area militare nel 1798 e oggi, da oltre 14 anni, è un enorme complesso abbandonato.

 

L'articolato progetto di recupero prevede  variegate attività possibili: dall'area adibita al mercato a chilometro zero in cui acquistare prodotti locali ad un piccolo ristorantino in cui consumarli con una vineria per valorizzare le eccellenze delle produzioni locali. Alcuni ambienti potrebbero essere destinati per il recupero delle botteghe artigiane, altri per usi congressuali, uffici, zone per percorsi didattici e di informazione, sale multimediali, ambulatori o esercizi commerciali utili all'intero quartiere. Altri locali invece potrebbero essere utilizzati per aree di riabilitazione motoria per la terza età ma anche per attività sportive non agonistiche rivolte ai giovani.

 

Un intero settore ai piani superiori, quello che un tempo accoglieva le celle delle monache, è stato pensato come residenza per anziani autosufficienti. Per mantenere invece la memoria storica dell'enorme chiostro, il progetto prevede di adibirlo a galleria d'arte moderna per l'esposizione di collezioni private di interesse pubblico. L'ambiente esterno di Santa Maria della Ripa invece sarà caratterizzato da un ampio parco verde all'interno delle mura e di parcheggi intorno al complesso.

 

"Il concetto - spiega Pierfrancesco Padovano, uno degli architetti che hanno collaborato nel progetto per il monastero insieme a Roberto Angelini, Barbara Leuci e Antonio Farina- è quello di mantenere una memoria storica del luogo e rilanciarla creando un borgo vitale, proiettato nel futuro ma che rispetti il passato degli ambienti". Se infatti i militari avevano, ad esempio, adibito la sacrestia del monastero in sala tv e zona bar, il nuovo progetto ha intenzioni un po' più "nobili" che rispettino l'inclinazione storico-culturale del monastero.

 

"Siamo partiti con tre obiettivi principali - illustra Paolo Poponessi, rappresentate del Fai forlivese - dando per assunto che il Fai non si candida a gestire nulla, visto che questa non è la nostra funzione. Il primo è quello di restituire a Santa Maria della Ripa l'immagine di luogo vissuto e fulcro storico di Forlì. Il secondo principio è quello di insediare nel complesso monastico funzioni e attività compatibili con la storia di questi luoghi ed il terzo è che tutto andrà sviluppato con interventi economici pubblici ma soprattutto privati e il complesso dovrà essere economicamente autosufficiente".

 

Su questo ultimo tasto, che come in tutti i grandi progetti è sempre il più dolente, ha speso qualche parola anche l'assessore alla cultura del comune di Forlì, Patrick Leech: "il progetto calza con le intenzioni di fondo dell'amministrazione comunale per il recupero di alcuni spazi storici di rilievo; è un intervento di architettura che non recupera solo un luogo come contenitore ma di importanza sociale e culturale. In quest'ottica l'autosufficienza economica è comunque un elemento chiave". Resta poi un tassello fondamentale, quello della proprietà dell'ex monastero, che viene affrontato da una signora presente in sala durante la presentazione del progetto: "assessore, e a Roma cosa le hanno detto?". La domanda arriva alla fine dell'intervento di Paolo Rava, assessore all'urbanistica del comune di Forlì, che precisa che Santa Maria della Ripa è ancora di proprietà demaniale e rimane sul vago su quale sarà il suo destino, se la cessione al comune o solo la concessione. Nel frattempo il Fondo per la cultura di Forlì ha già promesso di investire parte dei suoi fondi in questo progetto.

 

Il prossimo passo? Per ora un appuntamento, quello dell'ultimo week-end di marzo 2011, quando il monastero sarà riaperto ai cittadini dove potranno trovare la mostra del progetto e dei lavori di progettazione e di ricerca che stanno portando avanti alcune università della regione. Un'occasione per vedere con i propri occhi le ceneri dalle quali risorgerà un nuovo, brulicante borgo forlivese.

 

Isabella Calzolari

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Elena Zaccheroni
    Elena Zaccheroni

    Non sacrificherei nemmeno una parte dello spazio a disposizione per l'ennesimo ristorantino. Io creerei una struttura completamente destinata a soddisfare le esigenze di determinate fasce di popolazione come i giovani o gli anziani. Sarebbe bello dare ai ragazzi un luogo di ritrovo dove fare musica, esperienze teatrali o delle esposizioni, insomma uno spazio per sfogare in modo sano la propria creatività. Magari lo si potrebbe chiedere ai giovani stessi di cosa sentono la mancanza in città e parimenti, si potrebbe rivolgere la stessa richiesta agli anziani. Non so, pensare genericamente a uffici o attività commerciali mi suona come una ripetizione mentre l'occasione del recupero di un complesso così bello mi arrebbe ghiotta per venire sprecata.

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