Forlì: Omicidio Di Rosa, gli avvocati di Valpiani presentano ricorso in Cassazione

Forlì: Omicidio Di Rosa, gli avvocati di Valpiani presentano ricorso in Cassazione

Forlì: Omicidio Di Rosa, gli avvocati di Valpiani presentano ricorso in Cassazione

FORLI' - Gli avvocati difensori di Davide Valpiani, Gianluca Alni e Carlo Alberto Zaina, hanno presentato ricorso in Cassazione dopo la conferma dell'ergastolo della Corte d'Assise d'Appello di Bologna in merito alla vicenda dell'omicidio del fratello dell'ex compagna, Vincenzo Di Rosa. Per il forlivese si tratta dell'ultima speranza di vedersi cancellato il carcere a vita che gli è stato inflitto prima dalla Corte d'Assise di Ravenna e poi confermato dai giudici felsinei.

 

Valpiani, si legge nel documento di 54 pagine esteso dalla Corte d'Assise d'Appello di Bologna, era "perfettamente lucido e spregiudicato". "Un manipolatore di deboli, con un ego da superuomo". I giudici hanno ritenuto credibile la testimonianza del trans lituano Linas Lipeika, che ha descritto l'interno dell'auto di Valpiani e soprattutto l'esecuzione dell'omicidio. Forte anche il movente della riscossione delle polizze dell'assicurazione.

 

Hanno scritto i giudici: "appare decisiva la considerazione del fatto che le due polizze non sono state circoscritte ai soli infortuni, ma estesa all'evento morte per cifre assai elevate (...) in difetto di qualsiasi interesse del Di Rosa". Le polizze vennero pagate da Valpiani: questo, sta scritto nelle motivazioni, "dimostrò un interesse personale diretto che andava ben oltre all'intenzione di aiutare l'amico".

 

 Dopo l'omicidio Valpiani ha messo in scena l'alibi che lui stesso, intercettato dalle forze del'ordine, aveva definito "spettacolare" e "prova di bomba". Ma a tradirlo è stato la ‘Pizzeria Bigno' di Rimini, dove si era recato il forlivese, che gli ha impedito di sostenere di esser entrato molto tempo prima dell'1.11. Secondo i giudici tale orario è compatibile con la circostanza di aver lasciato via Ficocle dopo l'omicidio, la cui era stata posta attorno alle 0.30.

 

Così la Corte: "A livello logico tre considerazioni si impongono: è del tutto inverosimile che un individuo conservi per mesi uno scontrino privo di importanza; in secondo luogo è altrettanto anomalo fruire dell'autostrada senza pagare il pedaggio, in terzo luogo non può suscitare stupore che una persona entri in pizzeria e in appena venti minuti sia seduto, abbia consumato una pizza e sia poi uscito (...) facendo ragionevolmente ipotizzare che perlomeno la consumazione del pasto sia stata omessa per ottenere lo scontrino il più velocemente possibile".

 

"Completamente fallace", hanno scritto i giudici, la testi che Di Rosa fosse stato assassinato da protettori di una prostituta di cui si sarebbe invaghito. Per la Corte quello di Valpiani è stato un "piano accuratamente preordinato e freddamente realizzato, con l'adozione di puntuali e precise strategie di autodifesa, concluso con la spietata esecuzione della vittima senza alcuna soluzione di continuità e resipiscenza (...) il tutto con la totale mancanza di pentimento.

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