Forlì, ospedali di comunità: allarme di Bartolini (Pdl)

Forlì, ospedali di comunità: allarme di Bartolini (Pdl)

Forlì, ospedali di comunità: allarme di Bartolini (Pdl)

FORLI' - Ci sarebbe una "forte e sentita preoccupazione" nelle comunità locali dei comuni di montagna di Premilcuore, Modigliana, Tredozio e Mercato Saraceno (FC) sull'ipotesi che, nel piano di rientro dell'Ausl di Forlì dal proprio "mega deficit", vengano ridimensionati o ridefiniti, in maniera ancora poco chiara, i servizi attualmente coperti dagli Ospedali di Comunità di Modigliana e Premilcuore. Lo afferma il consigliere regionale Luca Bartolini (pdl) in un'interrogazione alla Giunta regionale, in cui domanda se questa notizia corrisponda al vero e se non si ritenga opportuno definire con chiarezza le precise funzioni che verranno attribuite a questo Servizio, anche per mantenere fede agli impegni assunti a suo tempo dalla Regione con le popolazioni locali.

 

Tali funzioni, infatti - precisa il consigliere - "non dovranno essere oggetto di una contrattazione basata su di una mera esigenza di risparmio, ma di una ricerca comune che verifichi oggettivamente i reali bisogni del territorio da soddisfare, l'appropriatezza dei ricoveri e l'eventuale riconversione di alcune prestazioni".

 

Gli Ospedali di Comunità o Country Hospital, infatti, - spiega Bartolini - sorsero in Italia per la prima volta proprio in Romagna, come progetto sperimentale di intervento di Assistenza sanitaria residenziale, nella seconda metà degli anni 90, a Premilcuore (1995), poi a Modigliana (1996), in seguito a Copparo (FE) nel 2001, a Savignano sul Rubicone (FC) e a Mercato Saraceno (FC), per "fornire risposte, soprattutto in piccoli e medi centri urbani, coerenti con i bisogni particolari di una popolazione prevalentemente anziana, con una morbilità caratterizzata da patologie croniche riacuttizate o da postacuzie che richiedono un'ulteriore fase riabilitativa in ambiente non necessariamente di secondo livello (ospedale tradizionale), ma che non può essere curata a domicilio".

 

L'Ospedale di Comunità - aggiunge il consigliere - "ha fatto scuola", tanto che oggi se ne contano attivati 57 in undici regioni e la stessa Regione Emilia-Romagna ha inserito questo tipo di struttura "tra le esperienze di Cure primarie da segnalare e valorizzare".

Gli Ospedali di Comunità, attualmente, hanno una dotazione complessiva di circa 700 posti letto, prevedono l'impegno di "almeno 500 medici di medicina generale e di migliaia di infermieri e di addetti alla persona" e coinvolgono quasi 200 Comuni ed un bacino di utenza di due milioni di persone.

 

"A lungo atteso", con il Piano sanitario nazionale 2006-2008" - sottolinea ancora l'esponente del pdl - è giunto anche il "riferimento nazionale". Nel Piano, infatti, si cita l'Ospedale di Comunità come la "struttura dedicata all'attuazione di cure domiciliari in ambiente protetto, ovvero al consolidamento delle condizioni fisiche o alla prosecuzione del processo di recupero in ambiente non ospedaliero di dimessi da unità per acuti o postacuti".

 

Bartolini considera inoltre che l'Ospedale di Comunità sia tornato di "grande attualità alla luce della necessità di moltre Regioni di rientrare dai deficit accumulati nel settore sanitario" e ricorda che i sindaci di Modigliana, Tredozio, Premilcuore, Santa Sofia, Galeata e Civitella avrebbero recentemente elaborato un documento, riferito al Piano di rientro dell'Ausl di Forlì 2010-2013, in cui presentano "come richiesta prioritaria ed irrinunciabile che il Country Hospital esca dalla fase sperimentale, ormai di gran lunga superata, e sia riconosciuto dalla Regione Emilia-Romagna attraverso la forma che riterrà più opportuna, così come avvenuto in altre Regioni".

 

Il consigliere rivolge quindi altre domande alla Giunta regionale: se non ritenga prioritario garantire alla popolazione la permanenza di queste strutture e, possibilmente, incrementare "le eccellenze conquistate", se non consideri opportuno insistere sulla strada del mantenimento di strutture più semplici che coniughino economicità, peculiarità e livelli essenziali, per quale motivo l'Ospedale di Comunità non abbia ancora ottenuto il dovuto riconoscimento normativo della Regione che, per prima, lo ha proposto all'attenzione nazionale, quali siano le ragioni per cui l'Ospedale di Comunità non è mai stato inserito nel PSR e perchè non si sia ancora legiferato in materia, in modo da facilitare l'attivazione di queste strutture "dove ne ricorrano le condizioni" (PSN 2006-2008). 

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di germano pestelli
    germano pestelli

    Nei momenti di crisi,soprattutto economica un sistema intelligente fa scelte intelligenti.Nel senso che spesso la difficoltà gestionale aiuta in quelle scelte qualificanti che i tempi invece di "vacche grasse" non permettono di definire compiutamente.Il futuro della Sanità dovrà essere ,e il mondo sta andando tutto in questa direzione,nelle gestioni Acuto-Post acuto-cronico e relativi percorsi; nella lotta alla cronicità fatta sul territorio,nella Prevenzione basata sugli stili di vita e in una organizzazione che cerchi di far andare la persona(il cittadino che non deve piu' essere un paziente ma una persona) il meno possibile verso l'Ospedale per acuti.Di concerto ,se il cittadino ,accompagnato dal sistema famigliare è per vari motivi dentro al sistema sanitario ,vanno attuati percorsi di cura e presa in carico che definiscono dimissioni pianificate verso il domicilio o verso strutture il piu' vicino possibile al domicilio.Una Sanità quindi che all'eccellenza dell'Acuto unisce la presa in carico dei bisogni del cittadino e della sua famiglia.In questo anche Obama sta cercando di cambiare il sistema degli Stati Uniti verso un sistema che coniughi la sanità alla socialità.La visione prospettica di un mondo globale e solidale va verso una Sanità che sia vicina al cittadino ed alla sua famiglia e verso una concezione che la Sanità (e la salute dei cittadini) debbano essere ritenute un investimento e non un costo.Ed allora occorre rivedere alla luce degli eventi e delle risorse un cambiamento che sia innovamento di idee proiettate nello spirito di servizio ,di investimento e di vicinanza sociale e sanitaria e non nella mera dismissione di servizi ed in questo la riconversione di alcune prestazioni potrebbe essere il primo passo: in questi giorni nessuno parla di questo nè di case della salute,nè di riabilitazione su base comunitaria,nè di dimissioni pianificate .Il mondo sanitario sa bene in Dirigenza e operatori che il futuro è nei percorsi di cura.Occorrerebbe che il mondo politico riacquisti un autonomia di pensiero che purtroppo in questo territorio vedo solo in alcuni e non in tutti,ovvero lo vedo maggiormente nelle persone libere e non leagte a nomenklature piu' che in modo diffuso e trasversale.Come mi trovai a dire qualche semestre fa : la sanità ovvero la salute non è nè di destra nè di sinistra nè di centro ma è un bene ed un diritto di tutti e tutti dovrebbero difenderla in modo libero e trasparente.

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