Forlì, parte il recupero della "Casa del fascio" di Pievequinta

Forlì, parte il recupero della "Casa del fascio" di Pievequinta

Forlì, parte il recupero della "Casa del fascio" di Pievequinta

FORLI' - Dopo mezzo secolo di abbandono sono partiti i lavori di recupero dell'ex Casa del Fascio di Pievequinta. Artefice dell'intervento è il nuovo proprietario Sergio Bordandini, titolare dell'omonima ditta di Carpena per la distribuzione di carburanti, ereditata dal padre Iginio. "E' un monumento storico - dichiarano Mauro Mariani, presidente dell'associazione "Amici della Pieve", e l'ex assessore comunale Gabriele Zelli - e non meritava certo di finire in rovina".

 

L'inconfondibile disegno razionalista piace, e non è escluso che il singolare edificio finisca nel percorso della mostra del Razionalismo forlivese, annunciata ai Musei del San Domenico per il 2012. "Allora è proprio vero..." A Pievequinta non si parla d'altro: quella gru di cantiere, i ponteggi allestiti attorno all'edificio, la presenza di operai edili, tutte prove inequivocabili che il recupero dell'ex Casa del Fascio è veramente partito. Le intenzioni del proprietario sono chiare: riportare l'edificio alle fattezze del disegno originario elaborato nel 1935, in pieno Ventennio fascista.

 

I corpi di fabbrica aggiunti nel tempo, quasi tutti in stato di degrado irreversibile, sono già stati atterrati. Al termine dell'intervento di restauro e risanamento conservativo, su progetto dell'architetto forlivese Giancarlo Gatta e con il "placet" della competente Soprintendenza, il manufatto sarà adibito a civile abitazione, con buone probabilità di ospitare anche l'atelier dell'artista Alessandra Gellini, moglie di Bordandini. Mauro Mariani, l'imprenditore edile vero "deus ex machina" culturale della frazione forlivese posta sulla Cervese, la via del mare, si compiace apertamente dell'iniziativa di Sergio Bordandini: nel 2002, dopo decenni di penoso abbandono, la Casa del Fascio, dismessa dall'ex Intendenza di Finanza (ora Agenzia delle Entrate), era stata acquistata all'asta da un'immobiliare cesenate con il preciso scopo di ricavarne dieci mini alloggi.

 

Il rischio era che finisse dalla padella della rovina alla brace della manomissione architettonica. Poi il mancato riscontro da parte del mercato - troppo lontana Pievequinta da Forlì - e gli ultimi fausti sviluppi della sua intricata storia: progettata dagli ingegneri Maltoni e Danesi, la Casa del Fascio fu inaugurata sabato 31 ottobre 1936, alla presenza di tutti i gerarchi del tempo. Nel decennio successivo al secondo dopoguerra, "e' Circul", divenuto "Casa del Popolo", fu il fulcro di un'intensa attività ricreativa. Nell'ampia area esterna c'era un campo per le bocce circondato da panche in legno.

 

Al pian terreno si apriva un vestibolo che immetteva in due ampie sale: quella di destra era adibita a bar ed attrezzata con tavoli ed un biliardo, quella di sinistra era riservata alle proiezioni cinematografiche, alle serate danzanti e, all'occorrenza, anche a comizi politici. Nel 1956, cessato il contratto di locazione con l'ex Intendenza, erede di migliaia di edifici similari in tutt'Italia "colpevoli" di collusione col regime fascista, fu declassata a magazzino. Ma durò poco anche quella funzione: nei primi anni Sessanta, passato il testimone di contenitore culturale al poderoso Palazzo Morattini-Monsignani, o "Cà d'Panoca", dal soprannome dei Gaudenzi che vi hanno risieduto fino agli 1960, era già sprangata e in stato di totale abbandono, perdurato sino al 2002, l'anno della sua messa all'asta.

 

Nel 2008 il provvidenziale arrivo di Bordandini. "Subito dopo l'acquisto - dichiara il commerciante - mi hanno chiesto notizie persino dei conoscenti statunitensi". Un'altra personalità forlivese che esprime il totale gradimento per il recupero dello storico edificio sulla Cervese, è Gabriele Zelli: già alla fine degli anni Ottanta, l'allora assessore all'urbanistica fece di tutto per acquisirlo al patrimonio del Comune, ma senza esito: la procedura con l'ex Intendenza si rivelò talmente intricata, da sfinire persino un amministratore metodico come lui.

 

Piero Ghetti

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