Forlì: pazienti del Centro Psichiatrico nella fiction dedicata a Franco Basaglia

Forlì: pazienti del Centro Psichiatrico nella fiction dedicata a Franco Basaglia

FORLI' - Ci sono anche dieci pazienti del Centro Diurno Psichiatrico del Dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl di Forlì fra le comparse della fiction dedicata a Franco Basaglia, "C'era una volta la città dei matti", regia di Marco Turco, prodotto per la Televione Italiana da Claudia Mori e in onda domenica e lunedì su RaiUno. Le riprese, effettuate nel giugno scorso a Imola, negli spazi dell'Osservanza, dov'è stata girata la prima parte del film, hanno infatti coinvolto una cinquantina di persone seguite dai centri di riabilitazione di Imola, Bologna, Ferrara, Portomaggiore e Forlì. Alcuni di loro non erano alla prima esperienza di spettacolo, avendo già recitato o vantando esperienza di teatro-terapia. Per Forlì, ad esempio, sono stati scelti i pazienti inseriti nella compagnia teatrale "Il Dirigibile", formata da ospiti e operatori del Centro Diurno Psichiatrico di via Romagnoli del Dipartimento di Salute Mentale, diretto dal dottor Claudio Ravani. Dopo essere saliti sui palchi di tanti teatri, questa volta hanno potuto lavorare accanto ad attori del calibro di Francesco Gifuni, nei panni di Franco Basaglia, e Vittoria Puccini, che interpreta il ruolo della paziente Margherita.

 

Le dieci comparse del Centro Diurno Psichiatrico del Dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl di Forlì hanno poi partecipato, domenica 24 gennaio, alla prima internazionale della fiction, andata in scena a Bari, domenica 24 gennaio 2010, nell'ambito del "Bari International Film&Tv Festival", nella splendida cornice del Teatro Petruzzelli.

 

Il film, in due puntate, racconta l'affascinante avventura umana, scientifica, politica e culturale dello psichiatra Franco Basaglia e la tormentata vicenda della legge Basaglia che, nel 1978, portò alla chiusura dei manicomi a favore di strutture di accoglienza e non di degenza, in grado di restituire dignità ai sofferenti mentali. La decisione, in quegli anni, rappresentò una vera e propria rivoluzione non solo scientifica ma anche culturale, che l'intero paese visse fra grandi dibattiti e discussioni.

 

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