Forlì, presunte mazzette: archiviato il caso Buffadini

Forlì, presunte mazzette: archiviato il caso Buffadini

FORLI’ – Nessuna mazzetta a palazzo Romagnoli. Si chiude con un’archiviazione per “infondatezza della denuncia” la clamorosa vicenda che vedeva illustri funzionari del Comune protagonisti di presunte tangenti. E i quattro indagati possono, a tre anni precisi dai primi scoop sui giornali, tirare finalmente un sospiro di sollievo. A renderlo noto proprio uno di loro, l’attuale assessore al bilancio Lodovico Buffadini (all’epoca assessore ai lavori pubblici).

D’altronde fu, per il ruolo che ricopriva e ricopre in Comune, il più esposto a livello mediatico alla “bufera” che si scatenò dopo la diffusione della notizia. “Per tre anni sono stato messo alla gogna, con la consapevolezza di non conoscere nemmeno la persona che aveva fatto querela. Prima dicevo che se fosse stato vero mi sarei sentito come un ladro di polli. Ora, invece, mi sento come uno che ha vissuto in un cartone animato”.

Sì perché tutta la storia era stata farcita da vivaci particolari. Tra questi c’erano parole magiche che, aveva raccontato il querelante, venivano pronunciate per dire che i soldi erano pronti e presunte mazzette lasciate nella borsa di una bici. Tutte cose denunciate dall’imprenditore a capo della ditta siciliana che stava ristrutturando Palazzo Romagnoli. All’origine dell’indagine, in mano al pm Monica Galassi, due querele di quest’ultimo, originario di Ragusa, ma residente in zona. Le accuse parlavano di concussione e abuso d’ufficio, ma sono poi cadute di fronte alle prove. O meglio, alla loro mancanza.

Una delle ipotesi, ad esempio, era che, a causa delle tangenti richieste, fossero stati tagliati altri costi, come quelli per i materiali usati nella ristrutturazione del palazzo settecentesco. Ma lo scorso 10 aprile l'ingegner Baroni, il perito nominato dal giudice proprio per capire se tale ipotesi fosse attendibile, aveva invece affermato la regolarità delle attività e dei prodotti usati dall'impresa "Piazza Costruzioni". Insomma, i lavori erano stati fatti a regola d’arte e il castello accusatorio aveva cominciato a scricchiolare. Poco dopo erano stati tolti i sigilli all’antica costruzione posta sotto sequestro per un anno.

A finire tre anni fa nei guai, ed ora risollevati dalla richiesta d’archiviazione del pm Galassi e dal suo accoglimento da parte del giudice Giovanni Treré, furono, oltre a Buffadini, tre dipendenti comunali: Claudio Mambelli (dirigente dell'area lavori pubblici), Andrea Savorelli e Giampaolo Gaspari, rispettivamente architetto e geometra del settore diretto da Mambelli.

“Adesso, alla luce della documentazione – continua l’assessore - , valuteremo insieme ai nostri legali eventuali azioni per rispondere a questo attacco volto a screditarci. Credo, inoltre – incalza –, che alla base della denuncia ci fossero diverse motivazioni. Innanzitutto la diversa cultura, essendo il querelante siciliano, e forse la volontà, togliendo dal cantiere i tecnici del Comune che ci avevano lavorato e conoscevano l’appalto, di creare una sorta di destabilizzazione organizzativa. Poi mi pongo un quesito ulteriore: è possibile che ci sia, nel mondo politico forlivese, un tentativo di infiltrazione dall’esterno in un sistema che regge bene dal punto di vista istituzionale? Sarebbe ora di guardare dentro gli eletti nelle istituzioni”.

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lisa tormena

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