Forlì, rapporto Caritas: allarme povertà. Quasi 900 le famiglie in difficoltà

Forlì, rapporto Caritas: allarme povertà. Quasi 900 le famiglie in difficoltà

Forlì, rapporto Caritas: allarme povertà. Quasi 900 le famiglie in difficoltà

FORLI' - Cresce il ruolo della Caritas nel dare risposta ai bisogni immediati dei tanti immigrati che bussano alla porta di via Paradiso, o della crescente schiera di italiani finiti sul lastrico perché sfrattati e senza lavoro. Basta leggere "Che nessuno sia senza speranza!", il rapporto sull'attività 2008 della Caritas diocesana e dell'Associazione Centro d'ascolto e prima accoglienza "Buon Pastore", per capirlo. Sono state 863 le famiglie aiutate nel 2008, 14mila i pasti serali offerti.  

 

Per restare sui numeri, 3.413 persone incontrate, 3.929 colazioni offerte, 331 residenziali alloggiati e 1881 buoni abito emessi. Le pubbliche istituzioni fanno la loro parte con contributi finanziari e promuovendo appena possibile azioni di welfare: peccato però che il grosso dell'emergenza venga gestito quasi interamente in via Dei Mille.

 

Occorre poi fare molta attenzione al lavoro svolto dagli uomini e dalle donne Caritas: "Noi non siamo un ente assistenziale - taglia corto la responsabile del Centro di Ascolto Antonella Fabbri - visto che su tutti i volti che incontriamo cerchiamo di innestare un progetto di vita". Come a dire: "Appena arrivato ti diamo vitto - e anche alloggio, soprattutto alla crescente schiera di donne ascoltate, spesso con prole - per poi trovarti un'occupazione e metterti in condizione di entrare dalla porta principale e contribuire allo sviluppo della tua nuova comunità".

 

La straordinaria passione per il povero della "task force" caritativa di via Dei Mille e dintorni - considerando anche la ventina circa di sportelli di ascolto parrocchiale - ha portato, dal febbraio 2009, all'istituzione di un ambulatorio medico settimanale per le troppe persone incapaci di accedere ai servizi del Servizio sanitario nazionale. "Per occuparsi efficacemente degli altri - interviene il referente dell'Osservatorio povertà e risorse Marcello Copertino - occorre intessere relazioni umane vere". Gran parte delle richieste di aiuto giunte alla Caritas nascondono un menefreghismo terrificante.

 

Capita a fagiolo la riflessione finale proposta da don Franco Appi: "La relazione personale è la prima cosa per conoscere i bisogni del prossimo. E per costruire un nuovo tessuto sociale occorre veramente impicciarsi degli affari degli altri, smettendo di pensare che sia la quantità delle cose possedute a dare la felicità". La ‘missio' della Caritas, a Forlì come nel resto d'Italia, è ascoltare ed accogliere i poveri e i bisognosi, raccogliendo il grido della crescente schiera di forlivesi invischiati nella grave crisi che sta attanagliando l'economia mondiale. E desta quasi sensazione scoprire che, anche sotto San Mercuriale aumentano i nuclei familiari che faticano ad arrivare alla fine del mese.

 

"La stragrande maggioranza dei soggetti ascoltati nel 2008 - dichiara il direttore Caritas Sauro Bandi - risiedono sul nostro territorio già da anni". Gli stranieri - senza distinguere fra extracomunitari e non - continuano a bussare alacremente in via dei Mille con una percentuale del 74% sul totale e una forte impennata di cittadini provenienti dal Marocco. Ma fa riflettere anche un 26% di italiani che, rimasti senza lavoro o sfrattati, non sanno più come andare avanti.

 

"Entrambi i fondi di solidarietà proposti nei mesi scorsi dalla Fondazione della Cassa dei Risparmi in accordo con la Diocesi - continua il direttore Caritas - registrano un accesso continuo". Al solo plafond di 200mila euro a fondo perduto stanziato a marzo dal benemerito istituto di Corso Garibaldi per emergenze effettive e contingenti di nuclei familiari in difficoltà, sinora si è attinto per ben 111mila unità. Ritornando alla questione stranieri, "non è vero - polemizza Antonella Fabbri - quanto apparso su alcuni media locali, secondo cui noi diamo protezione a frotte di clandestini: i non regolari presentatisi in via Dei Mille nel 2008 sono appena l'8,3% del totale".

 

Tra l'altro, molti di questi immigrati sono annoverabili come rifugiati politici. Ciò non bastasse, "facciamo di tutti per regolarizzarli nell'assoluto rispetto della legislazione vigente". Non poteva certo mancare un cenno al dramma dei "barconi" respinti nel Mediterraneo: "Con i respingimenti - conclude Bandi - si colpiscono solo gli immigrati, e non i criminali che stanno dietro quel vile mercato". Sarebbe meglio aiutare la Libia a selezionare i meritevoli di aiuto, destinandoli poi in tutta Europa, e non solo in Italia, in base a precise offerte di lavoro.

 

Piero Ghetti

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