Forlì riscopre il patrimonio della 'Forlanini'

Forlì riscopre il patrimonio della 'Forlanini'

FORLI’ - Dalle pieghe del fallimento della Società Bartoletti, la prestigiosa industria forlivese che nel 1958 inglobò la fonderia di viale Vittorio Veneto, emerge un patrimonio documentale di interesse assoluto. La lodevole sensibilità del curatore fallimentare, notaio Luigi Lamacchia, unita alla passione per la memoria storica del ricercatore Marino Mambelli, hanno appena recato in dote alla città quello che fu l’archivio tecnico della gloriosa fabbrica siderurgica.


La donazione del Tribunale di Forlì è stata formalmente recepita dal Comune con atto formale redatto dal segretario Antonio Ventrella e sottoscritto, oltre che dal curatore fallimentare, dal dirigente della Biblioteca Vanni Tesei e dalla dirigente di Pinacoteca e Musei Luciana Prati. “Si tratta – precisa Marino Mambelli – di progetti, cataloghi e altro risalenti ai primi anni del ‘900 e tutti collegati all’attività della fonderia”. Alcuni dei circa mille elaborati paiono veramente fondamentali nella ricostruzione della quotidianità lavorativa della Forlanini: dai lucidi di carrelli ferroviari e di materiale idraulico, tutto rigorosamente in ghisa e ferro, si arriva allo schizzo di una piattaforma girevole per locomotori e persino al progetto di rifugi antiaerei, per poi dettagliare nei minimi particolari prodotti di fusione di dimensioni ridotte, come fontanelle o porta lampioni della pubblica illuminazione. Assieme alle tavole tecniche della Forlanini, sono state acquisite numerose immagini legate più strettamente all’attività di carrozzeria svolta dalla Bartoletti nella seconda metà del secolo scorso.


“Gli archivi della Forlanini – continua Mambelli - erano accatastati niente meno che all’interno di un camion demolito, parcheggiato nel piazzale dello stabilimento della Bartoletti di via Zampeschi, e rischiavano di andare distrutti”. A breve, la sezione fallimentare del Tribunale di Forlì metterà all’asta lo stabilimento di San Giorgio con annessi e connessi. Per offrire un lotto appetibile dai potenziali clienti è necessario ripulire la proprietà da relitti e orpelli, ivi compreso il camion dismesso. Il ricercatore spezza un’ulteriore lancia a favore di Lamacchia, “uomo di grande sensibilità che, compresa l’importanza dei reperti, ne ha subito favorito l’acquisizione gratuita da parte dell’Amministrazione comunale”. Tutto il materiale ritrovato giace ora custodito in un magazzino del Comune, in attesa della sua definitiva catalogazione ed esposizione al pubblico.


L’Officina “Forlanini” sorse nel 1863 come “Società Anonima d’industria pel gas e fonderia di ferro” sull’attuale viale Vittorio Veneto, a ridosso della neonata ferrovia, per iniziativa del Comune, che intendeva così dare impulso all’industria cittadina. Come discarica a cielo aperto delle scorie ferrose derivate dalla fusione, fu utilizzato per anni il grande fossato delle antiche mura della città, poi azzerate nel 1905. Passata in proprietà della Cassa dei Risparmi, nel 1895 “l’unico importante stabilimento metallurgico esistente nella linea da Bologna ad Ancona”, come attesta Ettore Casadei nella sua Guida di Forlì, entra nel periodo d’oro con la sua acquisizione da parte dell’ingegnere Enrico Forlanini.


Nato a Milano nel 1848 e giunto a Forlì al termine del servizio militare, il professionista fu a lungo direttore tecnico dell’Officina, introducendovi vari macchinari innovativi e realizzando persino un generatore di acetilene, gas usato per le lampade e per gli apparecchi di saldatura, ma anche per la pubblica illuminazione. Guarda caso, la “Forlanini” gestiva pure la fornitura del gas per i primi lampioni di luce cittadina. Nel 1927, anno della stampa del monumentale lavoro storiografico del Casadei, Forlanini è ancora saldamente al comando dell’Officina. “La fabbrica – si legge sempre nella Guida di Forlì – possiede un’area di 30mila mq., di cui 10mila coperti. Occupa dai 300 ai 400 operai e dispone di ben 200 cavalli vapore di forza motrice”. Altri tempi: nel 1958 compra tutto la “Bartoletti”. Le fonderie continuano ad operare, ma a servizio dell’industria forlivese produttrice di rimorchi per camion.


Piero Ghetti

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