Forlì, rivoluzione a terapia intensiva. Porte aperte ai familiari

Forlì, rivoluzione a terapia intensiva. Porte aperte ai familiari

Forlì, rivoluzione a terapia intensiva. Porte aperte ai familiari

FORLI' - La terapia intensiva apre le proprie porte agli affetti familiari. Dal 2007, l'U.O. di Anestesia e Rianimazione dell'Ausl di Forlì, diretta dal dottor Giorgio Gambale, nell'ambito del progetto regionale "Umanizzazione delle cure e dignità della persona in terapia intensiva", ha modificato la politica di accesso in Rianimazione per i parenti, sulla scorta di evidenze scientifiche che testimoniano un effetto benefico per il paziente che ha costantemente vicino i propri familiari.

 

La Terapia Intensiva forlivese è dotata di 8 posti letto e ogni anno vede ricoverati 490-500 pazienti. "Il paziente che entra in terapia intensiva è una persona, per la sua condizione clinica, ad alto rischio di complicanze e mortalità - spiega Gambale - vive dunque una fase con importanti connotazioni di ansia e angoscia: mantenere l'integrità familiare, anche fisica e relazionale, può favorire un miglior superamento non solo dello stress, ma pure del dolore, e di componenti di disagio quali, se presente, il tubo tracheale per la respirazione assistita dalle macchine" .

 

Questa rivoluzione ha comportato rilevanti modifiche del rapporto fra personale e parenti. "Inizialmente c'era il timore che i familiari s'intromettessero in maniera eccessiva nell'attività del reparto, mettendo in difficoltà e imbarazzo gli operatori stessi - commenta Gambale - ora queste paure sono completamente cadute e l'interazione è più che positiva, come dimostrano anche le valutazioni a distanza espresse da famiglie e pazienti".

 

Per quanto riguarda l'apertura, l'accesso alla terapia intensiva forlivese è oggi garantito per tutto il pomeriggio, con ingresso 24 ore su 24 per i familiari di pazienti pediatrici e possibilità di accesso anche in altre fasce orarie per gli assistiti con particolari necessità. "La vera terapia intensiva aperta è considerata accessibile 24 ore su 24 - rivela Gambale - progressivamente, potremmo arrivarci anche noi. Per adesso, cerchiamo di venire il più possibile incontro alle esigenze dei singoli pazienti".

 

Rispetto alla tradizionale impostazione delle terapie intensive in Italia, l'apertura alle famiglie è stata una rivoluzione copernicana. "Nel nostro paese, l'accesso a questi reparti è tradizionalmente regolato da politiche restrittive - commenta  Gambale - i visitatori potevano entrare al massimo per un'ora, una volta al giorno; in molti casi, addirittura, l'ingresso era completamente vietato. In questo modo, si pensava di contenere i rischi infettivi per i ricoverati, impendendo la diffusione di germi provenienti dall'esterno. Inoltre, i trattamenti praticati erano considerati tali da non permettere presenze estranee in reparto, ritenendole interferenze negative alla buona riuscita delle terapie". Oggi, tali impostazioni non hanno più alcun razionale scientifico. "Il pericolo di infezioni da parte dei germi esterni non esiste - conferma Gambale - tant'è vero che nei paesi anglossassoni l'ingresso è stato liberalizzato già da tempo.

 

E' noto come i germi più "cattivi" in Terapia Intensiva, cioè quelli maggiormenti resistenti alle terapie antibiotiche, e pertanto più nocivi per i pazienti stessi, si selezionino proprio all'interno del reparto, e non abbiano assolutamente origine esterna". Un'altra rigida consuetudine ora caduta è quella della "bardatura" (cappellino, mascherina, camice e sovrascarpe) dei familiari, considerata necessaria per entrare in terapia intensiva. "In precedenza, occorreva vestirsi con le stesse protezioni individuali indispensabili per la sala operatoria - ricorda Gambale - ora si è visto che anche questa precauzione è inutile". L'unica misura davvero efficace è rappresentata dal lavaggio delle mani, da parte di visitatori e personale, con acqua e sapone o gel antisettici. "Le mani rappresentano il principale veicolo di propagazione dei germi - illustra  Gambale - perciò, occorre attenersi a una rigida igiene delle mani, prima e dopo aver avvicinato il paziente".

 

Il progetto, a livello regionale, è partito nel 2006 quando l'Agenzia Sanitaria e Sociale dell'Emilia-Romagna ha creato il gruppo di lavoro multidisciplinare "Umanizzazione delle cure e dignità della persona in terapia intensiva", cui ha partecipato anche Gambale. L'obiettivo era innovare i servizi di cure intensive promuovendo il modello di terapia intensiva aperta e implementando e migliorando la comunicazione con pazienti e famiglie. Sono poi state individuate 10 terapie intensive "pilota", fra le quali quella forlivese, in cui sono stati introdotti progressivamente tutti quei cambiamenti organizzativi diretti a una maggior apertura dei reparti. Nel 2008, l'indagine quali-qualitativa pre-apertura su base regionale, condotta fra i professionisti coinvolti, è servita a favorire una miglior evoluzione organizzativa. A Forlì è stata effettuata anche un'indagine di qualità percepita su pazienti ricoverati in Terapia Intensiva e loro familiari, al fine di raccogliere tutti gli elementi necessari per migliorare ulteriormente l'approccio.

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -