Forlì, Roma e Firenze il PD si sente più forte: "Uniti per vincere le sfide del futuro"

Forlì, Roma e Firenze il PD si sente più forte: "Uniti per vincere le sfide del futuro"

Thomas Casadei-4

FORLI' - "C'è una parola di cui la politica in questi anni ha perso la proprietà, o meglio, ha abbandonato a sé stessa. Quella parola si chiama futuro. E' un termine di cui la nostra comunità deve riappropriarsi, è il motivo per il quale oggi ha senso ed è necessario impegnarsi in politica ed è il terreno su cui si giocherà la sfida politica dei mesi e degli anni a venire. Allora di questo si deve, si vuole e si sta occupando il Partito Democratico". Lo hanno dichiarato Marco Di Maio e Thomas Casadei (PD)

 

"Il paese è in ginocchio, sfiduciato, sfibrato, senza speranza: le ragazze e i ragazzi che incontriamo ogni giorno, che ogni giorno vanno all'università o nel loro posto di lavoro (rigorosamente precario), saltando tra un contratto di collaborazione ad uno a tempo determinato (quando va bene) vogliono uscire da questo tunnel, fatto di rabbia, disillusione, insicurezza, paura. Vogliono uscirne attraverso un modo diverso di pensare e guardare a questo paese" si legge in una nota del consigliere regionale Casadei e del segretario territoriale a Forlì del Partito Democratico, Marco Di Maio.

 

"Il Partito Democratico e il centrosinistra - proseguono - vogliono e devono intercettare questa spinta al cambiamento. Come? Di certo abbandonando l'antico schema dell'anti-berlusconismo, della mera e semplice accusa e denuncia delle nefandezze e degli scandali (ora persino a luci a rosse). Insomma, affiancando alla protesta, anche la proposta. Restituendo credibilità alla politica attraverso le idee, concrete e tangibili, attraverso la capacità di guardare le persone negli occhi e saper dialogare con loro alla pari. Anteponendo ai destini personali il bene supremo della nostra comunità, sostituendo alla cooptazione e alla politica fatta nelle 'stanze dei bottoni' la militanza, l'impegno, il merito, la capacità di fare proposte e quindi di ottenere consenso".

 

"Questo per noi è il rinnovamento della politica e questo è il motivo per il quale giudichiamo assai positivamente il fatto che sabato e domenica a Roma, all'assemblea nazionale dei Segretari di circolo, e a Firenze, all'evento promosso da Matteo Renzi, Pippo Civati e tanti altri dal titolo "Prossima fermata: Italia", oltre 6000 persone abbiano concretamente testimoniato la loro voglia di esserci, per un'altra Italia rispetto a quella, sfasciata e decadente, di Berlusconi e della Lega.

Rinnovamento non significa "rottamare" dirigenti, spazzare via persone, cancellare storie ed esperienze: rinnovamento significa mettersi in sintonia con la comunità in cui viviamo, con i problemi che giornalmente ciascuno di noi deve affrontare, con l'esigenza di non fermarsi all'oggi ma di dover guardare anche a domani e dopodomani. Rinnovamento significa, necessariamente, dare voce a tutte le generazioni, abolendo rendite di posizione e "retoriche della pazienza, dell'attesa, dell'"aspetta e verrà il tuo turno".

 

"Tutto questo senza rinunciare ai valori che sono propri delle culture politiche che stanno dentro al Pd e dei tanti che hanno iniziato con il Pd a fare politica: valori e principi che sono magistralmente indicati nella nostra Costituzione. Il Pd è su questa via e per questo merita sostegno, fiducia da parte dei suoi attuali iscritti, militanti, simpatizzanti ed elettori ma anche da parte dei suoi potenziali nuovi sostenitori" continuano gli esponenti del PD.

 

"La Politica che ci piace è quella che dimostra con i fatti che non siamo "tutti uguali", come oggi spesso afferma la gente. E' la politica che prende a cuore i problemi delle migliaia di cassaintegrati che anche nel nostro territorio non sanno quale sarà il loro destino, delle altrettante migliaia di lavoratori che hanno perso il proprio impiego, dei giovani senza futuro, delle piccole e medie imprese che per vincere la concorrenza devono fare i conti con le economie emergenti, con l'innovazione, con le nuove tecnologie. Insomma, il mondo è cambiato, la politica no. Ma non solo la politica, ed ecco perchè il tema del rinnovamento, delle "facce nuove", delle idee nuove riguarda tutti gli ambiti della vita pubblica (mondo delle professioni, università, sistema delle imprese), a livello nazionale e locale".

 

"Le proposte per l'alternativa rilanciate a Roma da Bersani e dai segretari di circolo, le energie nuove di tanti democratici e militanti di base come noi manifestatesi a Firenze - concludono - non devono essere viste in contrapposizione, ma devono fondersi in un unico, grande progetto. Non è una questione di persone, non è una questione di leader, non una questione di posti: è il futuro che ci interessa. E noi, assieme alle centinaia, migliaia di militanti che anche nel nostro territorio ogni giorno si impegnano e fanno vivere il Pd, siamo qui per costruirlo insieme questo futuro. Per cominciare a cambiare il Paese da subito e realizzare insieme la Forlì del 2030".

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Manù
    Manù

    Chiedo al segretario e al consigliere, se sono veramente sicuri che Roma e Firenze rappresentino una sorta di unicum...no, perchè se così fosse, che bisogno ci sarebbe di rimarcarlo continuamente su tutti i mezzi di comunicazione? Io penso invece, che sia proprio il contratrio, cioè che i nostri iscritti ed elettori, in gran parte, l'abbiano percepita come una incongruenza bella e buona! Io ero a Roma e ho ascoltato la voce di molti segretari di circolo, e non ho inteso che si riconoscessero nelle strategie politiche di Renzi e Civati, anzi, hanno dimostrato preoccupazione per questa insistenza sulla "rottamazione", termine per altro bruttissimo, dei "vecchi" dirigenti. Ho raccolto anche le impressioni nel mio circolo, la cosa rilevante è che dobbiamo smettere di "cambiare continuamente i punti di riferimento, sia sul territorio che sul piano nazionale, perchè quando ci si comincia a fidare di un dirigente, ti arriva una primaria e te lo cambia"(testuali parole di un iscritto della base). Quello che dobbiamo pretendere, la mia generazione e quelle a venire, è di essere FORMATI dalla classe dirigente attuale per poterne prendere il posto in futuro e lo stesso dovremo fare noi con le successive, accompagnando il cambiamento, perchè dove ciò non avviene, i danni sono incommensurabili.

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