Forlì: sabato la festa all'orto delle Clarisse

Forlì: sabato la festa all'orto delle Clarisse

FORLI' - A prima vista, l'orto delle Clarisse di San Biagio, con accesso dal civico 6 di via San Giovanni Bosco, non ha un granché da esibire, soprattutto dopo la scomparsa dell'ultimo ortolano, Giuseppe Tassi detto "Pino", che visse ed operò nella casetta interna con moglie e figli per più di trent'anni sino al 2005.

 

Tuttavia, anche a Forlì l'apparenza inganna: il 16 giugno 2007, alla prima edizione della "Festa nell'Orto", furono circa trecento i forlivesi che calpestarono quell'ettaro oggi lasciato a prato, attratti dalla novità di poter sbirciare nella misconosciuta oasi francescana incastonata nel cuore dell'urbe. Gli "Amici del Monastero", che da ormai un decennio si battono per dare una dimora dignitosa alle nove religiose dimoranti in loco, hanno pensato bene di organizzare la seconda "Festa nell'Orto": sabato 14 giugno, a partire dalle 17, sarà possibile varcare quel portone e partecipare all'"happy hour" proposto dal presidente Andrea Taddeo e C.

 

Dopo un'introduzione storica e la visita del luogo curate da Marco Vallicelli, l'insolito scenario sarà catalizzato da "L'Angolo di Tugnaz" con Aurelio Angelucci, momento di allegria con il nostro dialetto, cui farà seguito lo spettacolo di burattini "Camomilla, please" eseguito dalla Compagnia Ghironda di Forlì. Alle 19 apriranno gli stand gastronomici che tanto hanno fatto parlare di sé nella passata edizione, con piadine, affettati, salsicce e verdure alla griglia, frutta di stagione e bibite andati letteralmente a ruba. L'intero ricavato della festa sarà devoluto ai lavori di recupero del complesso monastico, finalmente in procinto di ripartire.

 

"Anche questa iniziativa - comunica Taddeo - ha lo scopo di richiamare l'attenzione sulle necessità di aiuto economico per le ingenti opere di restauro del fabbricato centrale del monastero delle Sorelle Povere di Santa Chiara in San Biagio. Sono appena iniziate le demolizioni e sembra che sia passata sul chiostro la distruzione di un nuovo "bombardamento", questa volta però finalizzato alla realizzazione del progetto approvato dalla Sovrintendenza e dal Consiglio comunale di Forlì, che darà alla Comunità delle suore Clarisse un contesto più adatto alle loro esigenze, contando ovviamente sulla concreta solidarietà di amici e benefattori".

 

La presenza a Forlì delle Sorelle Povere comincia mentre era ancora in vita la fondatrice Santa Chiara: le prime testimonianze scritte, conservate in alcune pergamene dell'archivio della Cattedrale, risalgono infatti al 1256. Dopo vicende alterne, prima e dopo la soppressione napoleonica, seguite da instabili soggiorni in altri luoghi, le religiose hanno trovato dimora definitiva presso l'ex convento di San Girolamo, già sede dei Frati Minori Osservanti, ora detto di San Biagio. Semidistrutto da un bombardamento nel 1944 e faticosamente ricostruito, l'edificio è il risultato di successivi rifacimenti, senza una visione organica d'insieme, ed è ormai totalmente inadeguato alle esigenze di una comunità viva.

 

Per questo l'impegno più urgente che si sta affrontando è quello per la ristrutturazione del monastero. Ma il sogno delle monache è la costruzione di una chiesetta interna: fonti francescane alla mano, il monastero clariano forlivese è l'unica clausura in Italia a non possedere un luogo di culto con accesso diretto dall'esterno. L'orto delle "Sorelle Povere di Santa Chiara" è l'ultimo esempio rimasto di area coltivata all'interno di uno dei tanti conventi "intra muros" che un tempo costellavano il cuore dell'urbe.

 

Piero Ghetti

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