Forlì, salute: l'informatica al servizio del paziente

Forlì, salute: l'informatica al servizio del paziente

Forlì, salute: l'informatica al servizio del paziente

FORLI'- L'informatica riduce drasticamente il rischio di errori trasfusionali. Da circa due anni, l'Ausl di Forlì dispone di un sistema in grado di assicurare la totale tracciabilità delle sacche di sangue, garantendo ulteriormente la sicurezza del paziente: da giugno 2009 a dicembre 2010, sono stati gestiti 14.415 emocomponenti, utilizzando 6.852 richieste informatizzate, senza che si riscontrasse alcun caso di errata identificazione. Tutto ciò è stato possibile implementando i presidi tecnologici già in uso.

 

A partire dal 2000, infatti, l'Azienda forlivese dispone sia di una complessa rete informatica sanitaria sia di un programma per il corretto riconoscimento del paziente attraverso braccialetti identificativi, impiegato, ad esempio, per gestire la terapia farmacologica (dose unica del farmaco), o archiviare on-line referti e informazioni cliniche (cartella clinica informatizzata).

 

«Sfruttando questo patrimonio, in collaborazione col Servizio Informatico, la Direzione Infermieristica, e la Direzione Sanitaria, abbiamo realizzato un percorso informatizzato anche per la terapia trasfusionale - illustra il dott. Giuseppe Migliori, direttore del Servizio Trasfusionale dell'Ausl di Forlì - con l'obiettivo di prevenire ogni possibile rischio di errore legato al trattamento manuale dei dati». Oggi, infatti, in ambito trasfusionale, il pericolo non è tanto quello della trasmissione, attraverso il sangue, di malattie infettive, quanto, piuttosto, errori nell'identificazione dei pazienti. «Nella realtà anglosassone, lo Shot, il sistema di monitoraggio del rischio trasfusionale, evidenzia come nel 2007, l'infezione da epatite B si verifichi una volta ogni 900mila trasfusioni, quella da Hiv una volta ogni 8 milioni di trasfusioni e quella da epatite C una volta ogni 33 milioni di trasfusioni.Gli errori di identificazione invece, su un totale di 3.450.000 trasfusioni, sono pari al 67%. A New York, su 1.784.000 trasfusioni, l'errore arriva al 66%». Nel 12,8% dei casi, le conseguenze di una trasfusione nel paziente sbagliato non comportano eventi negativi, mentre nel 59% dei casi si registra una sintomatologia lieve, nel 21,3% un pericolo di vita immediato, e nel 6,4% il decesso.

 

Per garantire la sicurezza trasfusionale, occorre eseguire correttamente tutte le fasi che caratterizzano il percorso della sacca: dalla donazione, alla lavorazione, sino all'assegnazione e all'identificazione del paziente, effettuando in sicurezza la compilazione della richiesta, il prelievo e l'etichettature dei campioni, nonché la verifica della congruenza dei dati prima della trasfusione. Ora, nell'Ausl di Forlì, tutti questi passaggi avvengono per via informatica. «La richiesta di emocomponenti viene redatta nel sistema informatico di reparto riempiendo campi obbligatori, fra i quali i criteri di appropriatezza previsti dalla Società italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia. - spiega il dott. Migliori - Vengono così assicurati ben tre step di controllo: uno a livello di reparto, al momento della richiesta, un secondo al momento dell'assegnazione dell'unità di emocomponente, e un terzo al momento della trasfusione. La corretta associazione paziente-campioni-unità trasfusionali è verificata al letto del malato mediante palmari wireless e braccialetti identificativi, che consentono, contestualmente, di accertare la validità dei test pretrasfusionali e dell'unità di sangue».

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Il percorso informatizzato è stato sperimentato in un reparto pilota, quello di Ortopedia-Traumatologia, nel giugno 2009, e poi successivamente esteso agli altri.

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