Forlì, salute. Viaggiare informati per prevenire le malattie infettive

Forlì, salute. Viaggiare informati per prevenire le malattie infettive

FORLI' - Da sempre, viaggi e spostamenti rappresentano una delle principali fonti di diffusione di malattie ed epidemie. I viaggiatori sono, infatti, un potenziale veicolo di infezione, tanto più con la globalizzazione; basti pensare che la maggior parte delle malattie infettive ha un tempo d'incubazione ben inferiore alle 36 ore  necessarie a effettuare il giro del mondo in aereo.

 

L'Ambulatorio di consulenza sanitaria per viaggiatori internazionali del Servizio di Igiene Pubblica di Forlì, ricevendo informazioni tempestive sulle epidemie in corso nei vari paesi del mondo, è in grado di fornire informazioni personalizzate sulla prevenzione dei rischi infettivi e di quelli legati alle condizioni igienico-sanitarie e climatiche del paese visitato, nonché di offrire indicazioni sulle misure di protezione dalle punture di insetti, in particolare zanzare, responsabili della trasmissione di patologie tropicali. Inoltre, per le malattie che le prevedono, si effettuano, a pagamento, le vaccinazioni raccomandate, le quali, per essere efficaci, devono essere eseguite almeno 15 giorni prima della partenza. Nel caso di soggiorni per volontariato, invece, la somministrazione è gratuita.

 

Ogni anno accedono all'ambulatorio, situato in via della Rocca 19, e accessibile su appuntamento (tel. 0543/733527), da lunedì a venerdì, dalle 12 alle 13, mediamente 800-900 soggetti, di cui il 17% è costituito da cittadini stranieri, nella quasi totalità africani. Nel corso del 2010, la destinazione più frequente, fra chi si è rivolto al servizio, è stata l'Africa (58%), in particolare la regione subsahariana, seguita da Asia (India, Vietnam, Cambogia, Cina, Arabia Saudita), America centrale e meridionale (Repubblica domenicana, Messico, Perù, Brasile). Passando alle ragioni del viaggio, il 65% degli utenti si sposta per turismo, con una buona metà che organizza autonomamente le proprie vacanze all'estero, scegliendo mete al di fuori dei tour proposti dalle agenzie; il 17% rientra al paese d'origine per visitare i parenti; l'8%  si sposta per lavoro; il 6% per missioni umanitarie; e il 4% per studio.

 

Per quanto riguarda le vaccinazioni, sono state offerte contro tifo, colera, epatite A, febbre gialla, meningite, poliomielite, encefalite giapponese. La patologia più frequentemente segnalata in chi rientra da viaggi è la malaria: sul territorio dell'Ausl di Forlì, vengono segnalati mediamente ogni anno 8-10 casi, quasi sempre cittadini stranieri recatisi nel paese d'origine, o immigrati, i quali non hanno seguito né la profilassi farmacologica né le precauzioni rispetto a punture di zanzara.

 

Fra le altre malattie contratte all'estero, si segnalano circa due casi all'anno di epatite virale di origine alimentare, in viaggiatori rientrati dall'Africa, nonché malattie trasmesse per via sessuale o attraverso contatto intimo con altri soggetti malati, come la scabbia. Inoltre, si sono registrati un caso di Chikungunya e uno di Dengue in soggetti che avevano soggiornato rispettivamente alle Maldive e in Brasile, dove erano stati punti da zanzare infette. Infine, si riscontrano diverse "diarree del viaggiatore", problema causato da cibi e/o bevande contaminati da vari agenti eziologici.

 

Per evitare d'incorrere in tali problematiche, oltre alle precauzioni (profilassi e vaccinazioni) prese prima della partenza, occorre adottare comportamenti corretti durante il soggiorno, prestando attenzione a fattori di rischio quali acqua e alimenti assunti, condizioni ambientali a cui l'organismo non è abituato (altitudine, siccità, temperature troppo elevate), presenza di agenti di malattie infettive nell'ambiente e negli animali, comportamenti sessuali. Al ritorno, poi, nel caso si sviluppino sintomi di malattia, ad esempio febbre, è importante rivolgersi al proprio medico di famiglia per l'identificazione e il trattamento tempestivo della eventuale patologia importata.

Tutelare la propria salute significa proteggere anche quella degli altri, visto che, chi viaggia, può essere un potenziale veicolo di infezione. Per questo, è importante rispettare cultura e ambiente del paese meta del viaggio. Purtroppo, molto spesso, quando l'impatto delle diverse malattie non è chiaramente manifesto, si perde la percezione del rischio e di conseguenza la necessità di mantenere attivi i comportamenti  di prevenzione.

 

Le misure messe oggi in campo per prevenire la diffusione del contagio a seguito di viaggi e spostamenti affondano le loro radici nella lotta che gli stati adottavano per contenere le grandi malattie infettive a carattere epidemico del passato: peste, vaiolo, sifilide, colera. E' quanto ripercorre la mostra "Vecchie e nuove epidemie", organizzata dalla Società italiana del Turismo, con il patrocinio del Ministero dell'Università e della Ricerca, e visitabile ancora per qualche giorno in sala Albertini.

L'esposizione è stata apprezzata da tante scolaresche che in questi mesi si sono recate in visita. «Dopo aver affrontato l'argomento in classe nelle lezioni di storia e scienze - racconta la prof.ssa Laura D'Eliseo, che ha accompagnato all'esposizione la classe 2° E della scuola media Zangheri di Via Ribolle - abbiamo approfondito il tema recandoci alla mostra. Si è cercato di sensibilizzare gli studenti a prendersi cura della propria salute evidenziando l'importanza della prevenzione delle malattie infettive, attraverso comportamenti consapevoli; conoscere la storia e l'evoluzione di questo tema è importante per sostenere il percorso educativo dei ragazzi».

 

La mostra evidenzia come le epidemie abbiano sempre accompagnato l'uomo nella storia e come alcune di esse,  la peste, il vaiolo, la sifilide, il colera, la tubercolosi, abbiano contribuito a stravolgere e sovvertire sia il sistema economico sia quello sociale-familiare.

 

Con il tempo, la medicina ha scoperto gli agenti eziologici e le modalità di prevenzione e, anche se non esistono ancora vaccini per tutte le malattie, si sono registrati comunque notevoli sviluppi  relativamente a terapie e, soprattutto, sistemi di sorveglianza epidemiologica, che permettono, oggi, di individuare tempestivamente le malattie infettive, mettendo in atto le misure di prevenzione atte a limitarne la diffusione. Tali sistemi hanno permesso di affrontare le più recenti epidemie causate da nuove malattie definite "emergenti" quali l'AIDS, l'infezione da virus Ebola, la SARS, l'influenza aviaria da virus A/H5N1 e la pandemia influenzale, contenendone i possibili gravi danni.

 

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