Forlì, San Pellegrino: una devozione che non conosce pause

Forlì, San Pellegrino: una devozione che non conosce pause

Forlì, San Pellegrino: una devozione che non conosce pause

FORLI' - A Forlì, da tempo immemorabile la Festa del Lavoro del primo di maggio si assomma alla solennità religiosa di San Pellegrino. Nella basilica "servita" di piazza Morgagni dedicata al compatrono cittadino, sono programmate celebrazioni eucaristiche a tutte le ore. Spicca la messa pontificale delle 10.30, presieduta dal vescovo diocesano monsignor Lino Pizzi e animata dal Coro della Cattedrale diretto da Daniele Casi.

 

Alla sua Forlì, in cui visse dal 1265 al 1345, Pellegrino Laziosi non ha lasciato solo una fiera ambulante caratterizzata dai venditori di cedri. A 705 anni dall'approvazione pontificia della regola dei Servi di Maria, è più che mai viva la fama del taumaturgo guaritore dei malati di tumore, molto conosciuto in Austria e persino nelle Filippine. Il corpo del santo è sepolto in basilica dal 1345, e dunque assai prima del 1609, l'anno in cui fu dichiarato beato da papa Paolo V. La definitiva canonizzazione risale al 1726 per opera di un altro pontefice, Benedetto XIII. L'umile frate fu miracolosamente guarito da una cancrena al ginocchio, che l'aveva colpito per l'incredibile dedizione alla penitenza: pare, infatti, che non si sia seduto per trent'anni di fila. Il medico curante gli aveva prescritto l'amputazione.

 

La notte antecedente l'intervento, all'ex soldato impenitente si manifestò il Cristo crocifisso. Sogno o realtà? Non si sa. Quel che è certo è che l'indomani non appariva il benché minimo gonfiore. Pellegrino divenne subito punto di riferimento soprattutto per i malati di tumore, con guarigioni miracolose conclamate anche in età recente. Tutti i mercoledì, alle 17, presso la basilica del santo, si svolge un'emozionante liturgia coinvolgente gli infermi e i rispettivi familiari. I tre frati filippini che hanno assunto le redini della chiesa di Piazza Morgagni dal giugno 2009, hanno puntato molto sulla persistente forza taumaturgica di Pellegrino, tanto da riportare settimanalmente in basilica per il rito di guarigione un gran numero di persone. Quest'anno, sulla figura del santo taumaturgo si è cimentato anche il sindaco di Forlì Roberto Balzani. Il primo cittadino è, infatti, intervenuto lo scorso 22 aprile, in basilica, al mini-convegno promosso dalla comunità servita su: "San Pellegrino, forlivese doc". Pellegrino non diventa sacerdote, non predica e non scrive. Arricchisce l'Ordine dei Servi di Maria con l'esempio di tutti i suoi giorni.

 

"Laziosi - esordisce Balzani - nacque a Forlì intorno al 1265. La storia cittadina del ‘200 e del ‘300 non risulta da cronache o scritti specifici, ma è conosciuta da atti notarili o per via archeologica". Sappiamo comunque per certo che prima di convertirsi, il santo fu ghibellino convinto, al punto da capeggiare i tumulti popolari avvenuti per l'interdetto di papa Martino IV che voleva che i forlivesi, all'epoca guelfi, ritornassero sotto la sua ubbidienza temporale. "La Forlì della seconda metà del Duecento - continua il sindaco-studioso - era ancora chiusa fra il Campo dell'Abate, l'attuale pazza Saffi, e la piazzetta Melozzo, antistante la chiesa della Trinità. Poi si evolve, grazie soprattutto agli Ordini mendicanti che si insediano in città". Oggi i grandi ordini storici della chiesa sono quasi tutti scomparsi da Forlì. Fra eccezione proprio quello dei Servi di Maria. Balzani espone la sua teoria: "Merito del servita San Pellegrino e della grande devozione popolare rimasta immutata nei secoli".

 

Piero Ghetti


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