Forlì, sanità. Il dottor Polidori a Bruxelles per partecipare al “Civil Society Forum on Drugs”

Forlì, sanità. Il dottor Polidori a Bruxelles per partecipare al “Civil Society Forum on Drugs”

FORLI' - Il dott. Edoardo Polidori, direttore del Sert dell'Ausl di Forlì, vola a Bruxelles per partecipare al "Civil Society Forum on Drugs", l'organismo consultivo della Commissione Europea per la definizione di nuove strategie d'intervento in materia di droghe nell'Unione Europea. Il 13 e 14 dicembre, dunque, il dott. Polidori si confronterà con tutti gli altri rappresentanti di gruppi, associazioni, esponenti della società civile dei paesi membri, invitati a far parte del forum. «Il mio invito - illustra il dott. Polidori - nasce dalla crescente visibilità, a livello nazionale, e non solo, degli operatori del Sert di Forlì, a riconoscimento dell'attività svolta in integrazione con il Comune, le Forze dell'Ordine, il privato accreditato. Certamente viene convocato un singolo, ma unicamente in quanto portavoce di un'esperienza e di un gruppo di lavoro».

 

Il Sert dell'Ausl di Forlì è attivo da tempo nella definizione di efficaci strategie di prevenzione e di riduzione del danno attraverso lo studio delle più diverse realtà, italiane e straniere. «Abbiamo cercato di conoscere varie esperienze, in Italia e all'estero, e da queste abbiamo assorbito quanto più possibile - illustra il dott. Polidori - Una delle conseguenze più evidenti di questo continuo confrontarsi è stata sicuramente la modificazione del nostro pensiero rispetto all'uso di sostanze da parte dei giovani, e non solo. Cresciuti in una cultura che tende a proporre ragionamenti tutti basati sul "non capisci che le droghe fanno male?", abbiamo faticato a interiorizzare effettivamente che la realtà ci propone un'immagine ben diversa: dietro l'uso di sostanze da parte degli adolescenti troviamo più facilmente una grossa spinta dettata dalla curiosità e/o dalla ricerca del piacere e del divertimento». E proprio questo è il «vero ostacolo a promuovere efficaci interventi di prevenzione». Di qui, lo sforzo per costruire una «rete di sicurezza, fatta di conoscenze, di informazione e di cultura: una rete che accoglie e che protegge».

 

Questo tema è particolarmente importante per quanto riguarda le strette connessioni tra mondo della marginalità sociale e l'uso di sostanze, legali o illegali. «Tutte le realtà urbane - prosegue il dott. Polidori - si interrogano oggi, a livello europeo, sulla convivenza possibile tra sottogruppi di persone che usano sostanze e il resto della popolazione cittadina. E' chiaro che si passa facilmente dal tema della tutela della salute, di tutti, al tema della convivenza civile e dei diritti di cittadinanza, di tutti». Bisogna, quindi, recuperare la capacità di distinguere, per esempio, «tra chi è tossicodipendente e chi non lo è, in quanto usa sostanze solo occasionalmente; fra chi usa sostanze e crea situazioni di pericolo e di danno solo per se stesso, e chi invece crea pericolo e danno anche ad altri». «Inoltre, occorre discernere ciò che rientra nell'ambito delle libertà individuali da ciò che appartiene alle responsabilità individuali nella convivenza civile - dichiara il dott. Polidori - In altre parole, come coniugare e tenere insieme diritti e doveri».  Alla luce di tutto ciò, le politiche per la salute più efficaci sono quelle calate in un determinato luogo, in un determinato evento, in una determinata epoca storica, in una determinata società.

 

«Esserci o non esserci, questo è il problema - dichiara il dott. Polidori - In questo senso la rete da costruire è anche, o soprattutto, costituita dall'orizzonte culturale. È ora di smetterla di considerare e definire l'uso di droga come un problema che appartiene all'etica e alla morale. Dobbiamo imparare a considerare l'uso di droghe come un fenomeno che va studiato, compreso e capito. Nei fenomeni ci si cala, si recupera l'attenzione dell'antropologo per avvicinarsi ad un comportamento al fine di studiarlo, facendo attenzione alla salute delle persone». Il Sert dell'Ausl di Forlì ha attuato ad esempio un'azione concreta di sensibilizzazione sui comportamenti a rischio connessi all'uso di alcol e sostanze psicoattive nel territorio forlivese, recandosi di persona nelle discoteche, nei rave party, ecc. «Uno dei punti sui cui attualmente ci si confronta - rivela il dott. Polidori - è l'opportunità o meno di essere presenti come "tutela della salute" in contesti di franca illegalità, quali, per esempio, i rave: da un lato, sicuramente, vuol dire riconoscerne l'esistenza ma, dall'altro, vuol dire che nelle situazioni di maggior rischio è presente un intervento sanitario. "Se mio figlio fosse in una situazione illegale e stesse male, io avrei piacere che ci fosse qualcuno che lo può aiutare o no? Certamente il sogno di tutti è che il proprio figlio non sia mai in quelle situazioni ma ritengo opportuno che tutti ci poniamo questa domanda e diamo la nostra risposta». Il Forum della Società Civile cerca, in questo senso, di aiutare la Commissione Europea ad elaborare nuove politiche urbane per fronteggiare gli inevitabili problemi che l'uso di droghe determina nei diversi territori, tentando di far crescere cittadini più attenti ai fenomeni che ci circondano e servizi che rispondano alle mutate esigenze della popolazione.

 

 

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