Forlì, scienza ed etica si intrecciano al congresso nazionale Spigc

Forlì, scienza ed etica si intrecciano al congresso nazionale Spigc

FORLI' - Scienza ed etica s'intrecciano nella XXIII edizione del Congresso Nazionale SPIGC (Società Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi), che dal 20 al 23 giugno riunisce a Forlì giovani chirurghi e professionisti provenienti dalle principali scuole chirurgiche italiane.

 

«Gli abstract inviati - afferma soddisfatto Davide Cavaliere, presidente del congresso - sono stati più di 400. Per i migliori, selezionati da una giuria di esperti, ci sono varie sezioni premio». Ad essere premiati intanto, nel corso della giornata inaugurale andata in scena domenica 20 giugno nell'Auditorium Cassa dei Risparmi di Forlì, sono stati Fausto Catena, riconosciuto come miglior chirurgo italiano sotto i 40 anni per l'anno 2009/10; Federico Rea e Marco De Fazio, ai quali è andato un premio alla carriera come migliori chirurghi over 40.

 

A tracciare le linee guida del congresso e, in sostanza, del futuro della medicina sono state le due letture inaugurali, affidate ad altrettanti personaggi di spicco della scena medica internazionale.

 

«Da quarant'anni - ha esordito Sylvie Mènard, ex allieva di Veronesi e ricercatrice dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - mi occupo di oncologia. Alla mia formazione, però, mancava il punto di vista del paziente».

Drammatica evenienza arrivata per lei cinque anni fa, quando le fu diagnosticato un mieloma multiplo, tumore inguaribile e letale.

 

«La diagnosi di cancro - racconta Ménard - è come uno tsunami, cancella tutto, e amplifica la voglia di vivere del malato. Che, non a caso, viene chiamato paziente: la pazienza, infatti, deve essere una delle sue caratteristiche di base, per sopportare l'attesa di visite, prenotazioni, esami, esiti, diagnosi... Una burocrazia sfinente per chi vorrebbe subito risposte chiare e certe sul suo stato. Gli ospedali - propone la ricercatrice - vanno riorganizzati attorno al paziente, e la sanità italiana deve avere questo obiettivo centrale da perseguire. Lo sviluppo tecnologico - chiude Ménard - non può sostituirsi all'umanità della cura della persona; una medicina super tecnologica senza umanità avrà fallito il suo scopo».

 

«Cinquecento anni fa Leonardo Da Vinci fu ul primo a considerare il corpo umano come una macchina, studiando nell'anatomia i meccanismi e il funzionamento. Anche oggi servono ingegneri per combinare biologia e tecnologia, sulla strada della terapia umana di medicina rigenerativa». Joseph P. Vacanti, pioniere nel campo dell'ingegneria tissutale e creatore del Massachusetts Medical Center di Boston, ha quindi presentato a Forlì la sintesi dei suoi studi e le possibilità di sviluppi futuri.

 

Questo particolare ambito chirurgico, nato dalla necessità di ricostruire tessuti umani distrutti da malattie, traumi o anomalie congenite, ha recentemente avuto un forte incremento negli Stati Uniti, dove il governo ha stanziato ingenti fondi a favore della ricerca per poterla applicare nella cura di soldati americani di ritorno dall'Afghanistan, colpiti da traumi e mutilazioni.

Una tecnica medica, quella dell'ingegneria tissutale, in grado di rivoluzionare anche la metodologia dei trapianti: «In caso di sostituzione di un organo vitale - spiega Vacanti - dobbiamo poter utilizzare nuovi organi costruiti appositamente, anziché utilizzarne di già esistenti da un donatore. Questo offre la possibilità di eliminare i problemi legati al rigetto, perché vengono usate cellule inerti dal punto di vista immunologico».

 

«Attualmente - ha concluso Vacanti - vari tipi di tessuti e substrati biologici sono già disponibili per la terapia anche nell'uomo, già approvati o in corso di sperimentazione. L'avanzamento della tecnologia offre oggi speranza a molti pazienti. E i chirurghi che si interesseranno a questa nuova scienza - ha concluso rivolgendosi alla giovane platea del congresso SPIGC - saranno fondamentali per lo sviluppo di un settore come questo».

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