Forlì, scuola. Di Maio (Pd): "Tagliare significa mangiare un pezzo di avvenire"

Forlì, scuola. Di Maio (Pd): "Tagliare significa mangiare un pezzo di avvenire"

Forlì, scuola. Di Maio (Pd): "Tagliare significa mangiare un pezzo di avvenire"

FORLI' - "In un momento di crisi e grande incertezza per il futuro, se c'è un settore su cui non si possono ridurre gli investimenti quello è la scuola, intesa in senso lato: scuola, università, formazione. In altre parole scuola significa futuro: tagliare il futuro significa privare la nostra generazione, quella dei 20enni, di una prospettiva migliore rispetto a quella di oggi". Lo dichiara Marco Di Maio, segretario territoriale del Pd forlivese, annunciando l'adesione del partito alla manifestazione contro la riforma della scuola.

 

La manifestazione si terrà l'8 ottobre. "I tagli del I tagli del Governo alla scuola Pubblica ammontano ad 8 miliardi di euro - spiega Di Maio - che significa 87.341 docenti in meno e 44.500 unità di personale tecnico amministrativo in meno in in tre anni".

 

 "Il Partito Democratico forlivese sin dalla scorsa primavera e per tutto il mese di settembre è stato davanti alle scuole del nostro territorio per spiegare a genitori e studenti, quello che sta avvenendo - ricorda Di Maio -: la controriforma Gelmini mortifica il ruolo degli insegnanti, destabilizza la scuola pubblica e crea una generazione di studenti più ignoranti, perché riduce l'offerta formativa. Questa è la verità incontrovertibile".

 

"Accanto alla protesta abbiamo affiancato le nostre proposte - sottolinea il segretario -, perché siamo i primi a dire che il sistema scolastico va cambiato e migliorato: bisogna raccogliere le risorse necessarie per investire sulla scuola aumentando, ad esempio, la tassazione sui capitali rientrati con lo scudo fiscale (vergognosamente tassati solo al 5%). Soldi che servirebbero per stabilizzare i rapporti di lavoro, predisporre interventi per la sicurezza, la funzionalità e il decoro delle strutture scolastiche. Oppure evitando di investire, in tempo di pace, decine di milioni di euro nell'acquisto di nuovi armamenti".

 

"Visto che in tempi di vacche magre, si sono comunque trovati 800 mila euro da dare ad una sola scuola privata, gestita casualmente dalla moglie di Umberto Bossi - attacca Di Maio - allora forse qualche soldo in più per la scuola pubblica, quella di tutti e non dei propri parenti, non era così difficile da trovare".

 

"La scuola è il luogo dell'apprendimento e dell'integrazione: bisogna sostenere adeguatamente gli studenti diversamente abili e svantaggiati e favorire la piena integrazione dei bambini immigrati che frequentano le nostre scuole. Questi interventi richiedono risorse concrete - aggiunge il segretario - e non politiche demagogiche e discriminatorie".

 

"Va innalzato a 16 anni l'obbligo scolastico, aggiungendo a questo più soldi per l'autonomia scolastica e per garantire borse di studio e libri gratuiti per i dieci anni della scuola dell'obbligo - aggiunge Di Maio -. Non bisogna dimenticare che anche i docenti vanno valorizzati nel loro ruolo non solo di insegnanti ma anche di educatori: un piano di aggiornamento più qualificato, con risorse adeguate, è un investimento sulle persone e sul futuro del nostro paese e dei nostri territori".

 

"Infine bisogna investire sull'educazione a partire dai primi anni di vita, con un piano che miri ad aumentare i posti disponibili al nido e garantire a tutti il diritto alla scuola dell'infanzia - afferma il segretario -. Questo a Forlì è un problema che non abbiamo perché per tempo si è intervenuti con politiche virtuose e con una integrazione tra pubblico privato che consente di dare risposta al 100% delle domande (quando in larghissima parte del paese la media è inferiore ad un terzo)".

 

"Per noi la scuola e la formazione sono da sempre un patrimonio - conclude Di Maio -: sono il patrimonio su cui si costruisce una società aperta, conspevole, civile ed evoluta, in grado di dare alle nuove generazioni, ai cittadini di domani, quel futuro che oggi non si vede".

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