Forlì, si è spento don Pasini. Martedì l'ultimo saluto in Cattedrale

Forlì, si è spento don Pasini. Martedì l'ultimo saluto in Cattedrale

Forlì, si è spento don Pasini. Martedì l'ultimo saluto in Cattedrale

FORLI - Si terranno martedì, alle 15, nella Cattedrale di Forlì, le esequie solenni di don Amedeo Pasini, spirato alle 21,21 di domenica scorsa all'ospedale "Morgagni-Pierantoni, dove era ricoverato per l'aggravarsi del male che lo affliggeva da diversi mesi. Don Pasini ha legato il suo nome proprio a don Mino, con cui, nel 1970, ha fondato la parrocchia forlivese di San Paolo Apostolo.

 

"Don Amedeo - racconta don Mino Flamigni - era amato da tutti per la limpidezza con cui sapeva testimoniare la sua vocazione di prete al servizio della chiesa e della comunità forlivese". Il parroco di San Paolo si commuove pensando ai 42 anni di cammino comune: dalla loro sinergia sono sorti alcuni modelli di accoglienza agli ultimi che hanno fatto scuola, non solo a Forlì. A cominciare dalla Cooperativa "Paolo Babini", innestata nel 1987 dai due sacerdoti sul tronco dell'associazione omonima, nata nel 1984 per promuovere l'accoglienza dei più deboli, dei poveri e degli emarginati. Il 24 marzo 1984 di quell'anno, don Mino e don Amedeo dichiarano coralmente che "in un contesto basato su principi che sono spesso in contraddizione con il rispetto della dignità umana, l'associazione intende farsi carico delle vittime di questa società e più ancora intende operare per eliminare le cause dell'emarginazione".

 

Lo sviluppo più eclatante di questo progetto è il "Villaggio Mafalda". Inaugurato nel 2008 in via Dragoni, alle porte del Ronco, ospita un asilo nido, il servizio socio-assistenziale "Santa Cecilia", 11 mini appartamenti per l'accoglienza di mamme con bambini, 6 unità ospitanti 5 famiglie volontarie, la comunità residenziale "Diapason" per 12 minori dai 6 ai 17 anni, e, dal settembre 2010, la Casa di Dorothy, la prima comunità familiare del Villaggio, dove una famiglia e una volontaria hanno deciso di vivere stabilmente e di diventare il riferimento per i bambini accolti. Dalla mente vulcanica di don Amedeo è scaturito anche la vacanza di condivisione a Borca di Cadore.

 

Come nelle migliori storie, un bel giorno d'estate del 1972, don Mino Flamigni e don Amedeo, rispettivamente parroco e cappellano dell'allora neonata San Paolo, alla già nutrita comunità di fedeli di via Pistocchi girarono un dubbio più che legittimo: "Per quale motivo ad agosto si sospende ogni attività, fra cui anche l'accoglienza ai disabili?".

 

"Capimmo - dichiarò don Amedeo nel 2008 - che non era giusto parcheggiare quelle persone, ma condividere anche le ferie estive". Per 35 anni, teatro della singolare vacanza di condivisione fra sani e disabili è stata Borca di Cadore, località turistica nel cuore delle Dolomiti bellunesi a neppure trenta chilometri da Cortina d'Ampezzo. "Condividere - amava spiegare ogni anno don Amedeo ad inizio campo - significa mettere i propri doni a disposizione di coloro che non ne hanno. E' un toccare con mano cosa significhi vivere assieme ai fratelli cosiddetti poveri, ma in realtà molto ricchi".

 

Dall'estate 2009, dal poderoso albergo "Pio XI" di Borca si è passati al "Villaggio dolomitico di Piani di Luzza" di Sappada, in Friuli. Dotato di ben 600 posti letto e accessibile al cento per cento, il nuovo sito si è subito innestato nel cuore della novantina circa di forlivesi griffati San Paolo, che anche nel 2010 sono saliti in Carnia. Fedeli all'efficace proporzione di tre volontari per ogni disabile iscritto, quello che rimarrà per sempre il Campo di Borca scatterà anche quest'anno a fine luglio, coordinato dall'immarcescibile Franca Foschi.

 

Non ci sarà più don Amedeo, "chiamato ad altro incarico da nostro Signore". Soppravviverà invece quello spirito vacanziero così singolare, che ha fatto di Borca un'esperienza caritativa leggendaria, copiata in tutt'Italia e anche oltre. Don Amedeo ha lasciato un segno indelebile anche alla Pianta, di cui è stato parroco dal 1997 al 2008, recuperando edifici malconci ma anche persone in estrema difficoltà. Alcuni anni fa, proprio alla Pianta, rispondendo alle domande sulla sua vocazione rivoltegli dai ragazzi della prima comunione e della cresima, dichiarò: "Il sacerdote è colui che spezza il pane dell'eucaristia e assicura a tutti il perdono del Padre, il resto è solo cornice".

 

 Nato nel 1939 a Cesena ma "dirottato" al seminario dell'allora Diocesi di Bertinoro, ritenuto più consono alla sua salute cagionevole, don Pasini divenne presbitero il 28 giugno 1964 a Forlimpopoli. Prete intelligente ed arguto, è sempre rimasto fedele al suo stile schietto e diretto. Come quando, nel giorno di Pasqua 2011, dicendo messa a San Paolo davanti al consueto mare di fedeli, ha comunicato nei dettagli il suo stato di salute ormai compromesso, senza però rinunciare alla speranza: "Sto iniziando un nuovo ciclo chemioterapico. Se mi rivedrete qui fra qualche settimana, vorrà dire che ha funzionato". Non è andata così. Don Amedeo Pasini è stato anche uomo brillante, grande raccontatore di barzellette, che ha continuato a dispensare persino al culmine della sofferenza fisica.

 

La notizia della scomparsa è piombata come un macigno sulle centinaia di persone accorse domenica sera a San Paolo, alla veglia di preghiera spontanea organizzata per lui proprio mentre stava morendo. "Il Signore - conclude don Mino - che 42 anni fa a me e a noi tutti ha donato questo straordinario fratello di fede, ora ha deciso di chiamarlo a se. Continuerà a guidare dal cielo il nostro cammino di servizio al prossimo". Don Amedeo avrebbe voluto essere salutato a San Paolo.

 

Il vescovo monsignor Lino Pizzi, che presiederà la liturgia eucaristica di commiato, ha invece optato per il Duomo, proprio in previsione della marea di persone che accorrerà a salutare il grande sacerdote. Al termine delle esequie, i resti mortali di don Amedeo Pasini saranno trasferiti a San Mauro in Valle di Cesena, per essere tumulati nella tomba di famiglia accanto al fratello Cristoforo, di due anni più anziano, scomparso proprio una settimana fa.

 

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Piero Ghetti

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di annibale
    annibale

    ...quando si è alzato il vento domenica sera abbiamo tutti pensato a te, al Signore che ti voleva con Sè... In attesa di rivederci ci mancheranno la tua sagacia, ironia ed umanità. Aspettaci ed intercedi per noi caro Don. pg

  • Avatar anonimo di Andre
    Andre

    Don Amedeo è stato per tanti un vero maestro di vita. Era capace di un commento illuminante in ogni omelia, in ogni incontro dal più casuale al programmato. Sapeva avvicinare i più credenti come le persone che non erano per nulla vicine alla chiesa e da tutti veniva apprezzato e stimato. A dispetto delle tante prove di salute a cui la sua vita lo ha costretto è sempre stato pieno di energie e disponibilità e le opere buone che ha fatto rimarranno anche dopo la sua partenza verso la casa del Signore. Nello stesso modo deve rimanere il suo insegnamento, la sua allegria, il suo essere severo per richiamare al maggiore impegno. Grazie di tutto, Grazie Signore di avercelo donato, anche se avremmo voluto potesse rimanere più a lungo con noi. Andrea della Pianta.

  • Avatar anonimo di Marafone
    Marafone

    E' stato il mio insegnante di religione ed ho potuto apprezzarne la grandezza ... molti suoi insegnamenti mi servono ancora oggi dopo oltre vent'anni ... ciao Don Amedeo

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