Forlì, si va al voto per i consigli di quartiere nella bufera politica

Forlì, si va al voto per i consigli di quartiere nella bufera politica

Forlì, si va al voto per i consigli di quartiere nella bufera politica

FORLI' - Si va al voto in mezzo alle polemiche politiche per il rinnovo di 41 comitati di quartiere. Quelle che dovevano essere "placide" elezioni per nominare i rappresentanti per raccogliere le istanze di base dei cittadini si sono trasformare in un terreno di aspro botta e risposta tra tutte le parti politiche, col risultato di aver politicizzato la consultazione. Si vota sabato 14 maggio e domenica 15 maggio: 597 i candidati in lizza.

 

Per le liste, le sedi e gli orari di apertura dei seggi sono consultabili sul web: www.comune.forli.fc.it e www.informaforli.it . A tenere banco è il voto nel corso dell'ultimo Consiglio Comunale che specifica l'apertura della consultazione ai cittadini stranieri, come deliberato dalla circoscrozione 2 e 3, ma non dalla 1, il cui presidente Piero Fusconi continua a sottolineare la sua contrarietà.

 

Alla vigilia del voto è tutta una ridda di opinione. Alessandro Rondoni, capogruppo Pdl in Consiglio Comunale, dice: "Vi è stata poca informazione da parte del Comune e in ritardo. In tanti si lamentano e non sanno dove e a che ora si vota. Non è questo il modo di favorire la partecipazione dei cittadini. In Consiglio Comunale la Giunta ha voluto fare una battaglia demagogica cambiando le regole a tre giorni dal voto. Invece era necessaria un'ampia e tempestiva informazione ai cittadini, con regole e orari chiari. Soltanto il 5% degli aventi diritto partecipa alla consultazione. Questo era il vero problema da affrontare". Per Fabrizio Ragni, Alessandro Spada, Stefano Gagliardi (consiglieri PDL): "Rimane ferma la nostra condanna nei confronti dell'inaccettabile colpo di mano operato dalla sinistra durante il Consiglio Comunale di mercoledì scorso. Tale atteggiamento è pericoloso e contraddittorio. L'avere consentito voto nei quartieri indistintamente a tutti senza il rispetto di nessuna regola non è una prova di civiltà democratica ma è semplicemente un'offesa inaccettabile nei confronti di tutti i cittadini per bene".

 

I Verdi, invece, se la prendono con la lista "DestinAzione": "Che la Lega sia contro i cittadini stranieri è del tutto prevedibile e fa parte del suo Dna, essendo quel partito costituito attorno a parole d'ordine razziste che considerano gli stranieri privi di qualsiasi diritto e da respingere fuori dai confini della Patria. Oggi Destinazione Forlì in circoscrizione si unisce ai leghisti per impedire l'estensione del diritto di voto per l'elezione dei comitati di Quartiere ai cittadini stranieri residenti, in Consiglio Comunale non trova migliore soluzione che l'astensione evidentemente per non contraddire gli alleati della Lega, senza avere il coraggio di spendere una parola coerente con le promesse elettorali".

 

Rifiuta gli attacchi Raffaella Pirini di Destinazione: "La proposta di regolamento di DestinAzione Forlì che si è cercato di sottoporre ai consiglieri di circoscrizione e ai coordinatori di quartiere è stata sottoposta anche all'assessore al decentramento: nella mail in cui si chiedeva un avvallo da parte dell'assessore, si ricordava che 14 coordinatori su 18 nella Circoscrizione 1 avevano scelto un regolamento che non era in linea con quello votato nelle altre due circoscrizioni, almeno in parte. Che ci sarebbe dovuto rivotare perché la volta precedente il PD e IDV sono usciti per far mancare il numero legale, per essere sicuri che non passasse il regolamento deciso con i coordinatori di quartiere". E ancora: "Tutta la vicenda si è tinta di toni poco brillanti, a partire dalla mail interna mandata a tutti i dipendenti comunali dai presidenti della 2 e della 3 per dire che chi aveva proposte diverse sull'organizzazione dei quartieri lo faceva solo per avere visibilità, comportamento assolutamente scorretto perché altrimenti ogni forza politica avrebbe il diritto di far pervenire i propri comunicati stampa ai dipendenti del Comune". La proposta di Destinazione era di "assemblee permanenti di quartiere, senza elezioni (visti i tempi sarebbe stato anche più semplice) proprio per far vincere la partecipazione che è parte fondante del mandato dell'assessore. Sarebbe potuta essere una grande cosa, una vera innovazione: da una situazione brutta di attrito si sarebbe generata una piccola punta di diamante. Partecipazione? Chi è costei?"

 

Infine per Andrea Pasini (Udc) "il Pd dà il voto agli stranieri ma non crede più ai comitati di Quartiere". In consiglio si è votata "una decisione votata solo da Pd e Idv che, se poteva essere valutabile nel merito, non lo è stato affatto per il metodo applicato, tanto che sono stato il primo ad allontanarmi della Sala del Bibbiena rinunciando al voto. L'iniziativa, infatti, di concedere il voto agli stranieri residenti meritava di essere valutata e approfondita. Personalmente, proprio perché ritengo che la trasparenza sia una delle doti di cui la politica deve farsi carico, avrei affrontato di buon grado la questione confrontandomi con altre opinioni. Così non è stato e non è la prima volta che simili atteggiamenti vengono tenuti dai partiti della maggioranza. Ritengo, quindi, che si sia persa un'altra occasione per dare risposte concrete e condivisibili ad un problema affrontato male, anche sotto il profilo della comunicazione. I partiti di maggioranza, PD in testa, continuano a parlare di partecipazione democratica, ma poi sono i primi a non credere al coinvolgimento dei cittadini timorosi che ciò gli faccia perdere consenso veicolando la vecchia idea che le decisioni si prendono fra chi conta".

 

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Sulla vicenda interviene anche il presidente Acli Luciano Ravaioli: "Le ACLI vogliono che Forlì sia una città accogliente e inclusiva, una città in cui tutti gli abitanti possano godere dei medesimi doveri di cittadinanza, con un rapporto chiaro e leale fra cittadini, anche se di nazionalità straniera, e Istituzioni; un luogo in cui la condivisione degli stessi problemi prevalga sul timbro del passaporto che si possiede. Per questo motivo ritengono inaccettabile che nei luoghi di più facile partecipazione, quali sono i comitati di quartiere, vengano posti limiti puramente formali alla possibilità di accesso. Tanto più che si è corso il rischio che tali limiti riguardassero i soli residenti della Circoscrizione 1, sommando discriminazione a discriminazione. Le ACLI quindi esprimono la propria soddisfazione per il fatto che il Consiglio Comunale abbia saputo superare una situazione non coerente con i valori di fondo di una comunità democratica, che abbia chiaramente indicato un cammino di attenzione a tutti, di rispetto e di accoglienza. E quindi affermano il loro pieno sostegno a tutte quelle azioni che le istituzioni, l'associazionismo, la società civile dovessero intraprendere nella medesima direzione".

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