Forlì: sicurezza del territorio, la fiumana che non c'è più

Forlì: sicurezza del territorio, la fiumana che non c'è più

FORLI' - C'era una volta...la "fiumana". Non è l'inizio di una favola per bambini, ma la "fiumana", fino a poche decine di anni fa, ha giocato un ruolo importantissimo negli equilibri naturali, ambientali, economici e nella vita quotidiana delle popolazioni che abitano a pochi metri dall'alveo dei nostri fiumi.

 

La "fiumana", nel lessico popolare forlivese, stava a significare lo stato del fiume che poteva precedere l'esondazione dagli argini, dando origine ad alluvioni più o meno vaste, un fenomeno assai frequente durante gli autunni o le primavere piovose.

 

Dall'inizio degli anni '80, il Servizio Tecnico di Bacino dei Fiumi Romagnoli, l'ente istituito dalla Regione Emilia-Romagna che ha sostituito il "vecchio" Genio Civile, ha intrapreso importanti lavori di sistemazione e di adeguamento sulle aste fluviali dei fiumi romagnoli.

 

Nei giorni scorsi, presso la sede del Centro Unificato di Protezione Civile di Forlì, la moderna struttura fatta sorgere dalla Provincia a Forlì, in via Cadore e che fra i suoi compiti ha anche quello di gestire le emergenze nei momenti di "piena" dei fiumi, si è svolta un'interessante giornata di studio e approfondimento sulle sistemazioni dei fiumi dei bacini regionali romagnoli, partendo dal caso esemplare del fiume Montone, uno dei due corsi d'acqua che, nel loro viaggio verso l'Adriatico, attraversano il territorio del comune di Forlì (l'altro è il Bidente-Ronco).

 

Durante l'incontro, dal titolo "Sicurezza idraulica e rinaturalizzazione dell'ambito fluviale: il corso del Fiume Montone a Forlì", aperto da un indirizzo di saluto dell'assessore provinciale alla Protezione Civile e Difesa del Suolo, Alberto Manni, nei numerosi e qualificati interventi dei tecnici partecipanti, è emerso un dato significativo: "le opere intraprese per adeguare la sezione idraulica non hanno sortito soltanto lo scopo principale, quello cioè di rendere più sicuri i terreni immediatamente prospicienti il corso d'acqua, ma gli interventi sono stati articolati col preciso scopo di recuperare queste zone alla loro funzione ambientale. Si sono così potute realizzare importanti golene precedentemente escluse dall'alveo del fiume, sono stati messi a dimora complessi vegetali autoctoni e la cura della vegetazione riparia esistente e la realizzazione di percorsi ciclopedonali per diversi chilometri. Ciò ha favorito anche un ritorno di specie animali; oggi, ad esempio nella zona più inaccessibile compresa fra l'affluente Rabbi ed il Montone stesso, vivono stabilmente famiglie di caprioli.

 

In tal modo sono state recuperate le aree che fanno da contorno al grande Parco urbano "Franco Agosto" di Forlì.

 

Dal 2001, poi, è stato avviato l'adeguamento del tratto arginato nell'abitato di Forlì a valle del ponte di Schiavonia, dove i rischi dovuti a possibili alluvioni sono maggiori perché la piena rispetto al territorio circostante è "pensile" e contenuta in alveo da fragili arginature in terra realizzate all'inizio del 1900 e rinforzate e rialzate dopo il 1966.

 

Proprio a valle di Forlì, nella zona che si trova presso il ponte del Braldo, è stata resa funzionale un'ampia golena (varice che si sviluppa per 615 metri lineari, per una superficie di otre 9 ettari) e che costituisce il punto di maggiore interesse sul versante del recupero ambientale. Oltre a questa è stato possibile sistemare un tratto di oltre 2.500 metri di alveo con lo scavo di oltre 600 mila metri cubi di terra, effettuare la manutenzione per oltre 1.400 metri di alveo fino a valle del ponte del Braldo (punto critico dell'asta del Montone), la realizzazione di difese spondali in massi di pietra calcarea, la rinaturalizzazione della varice della golena con prato e piantumazione di alberature e la realizzazione di piste di servizio sulle arginature di II categoria in stabilizzato per uno sviluppo complessivo fra destra e sinistra di 8 Km. Le stesse piste saranno a disposizione di pedoni e ciclisti per il collegamento del centro storico di Forlì con zone di interesse ambientale e con le frazioni del forese.

 

Oltre a questi dati tecnici, che danno un'idea precisa circa il miglioramento complessivo dell'asta del Montone, con benefici non solo riferiti alla sicurezza ma anche all'ambiente, nel corso dell'incontro, sono stati toccati altri punti legati a queste opere, come ad esempio, lo stato dei lavori ormai giunti a conclusione del percorso ciclopedonale da Castrocaro a Forlì che, mettendo in rete le risorse di diversi enti (Regione, Provincia, Comune di Forlì), ha valorizzato diversi luoghi, percorsi, ambienti naturali, parchi attrezzati e che dovrebbe proseguire a valle di Forlì, avendo come traguardo all'orizzonte la confluenza con il Ronco, a Ravenna, i Fiumi Uniti ed il mare Adriatico con il suo sistema di pinete ed ecosistemi, un patrimonio importante da mettere in rete e valorizzare.

 

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Da parte sua, l'Assessore regionale alla Difesa del Suolo e Protezione Civile Mario Luigi Bruschini, ha espresso viva soddisfazione, complimentandosi con quanti hanno condotto  in porto questo complesso di opere, che - sono sue testuali parole - "sono da prendere ad esempio di buon governo nella difesa del nostro territorio".

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